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LE ANTENATE: ELENA L’IMPERATRICE SANTA

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“Beato Costantino per una tale madre” (Sant’Ambrogio). Finalmente facciamo la conoscenza di una donna amata, rispettata ed onorata in vita e, addirittura, santificata dopo la morte (wow!).

Caparbietá, fede e determinazione, queste le doti salienti della nostra antenata Flavia Giulia Elena, meglio nota come Sant’Elena l’Imperatrice. Suo figlio, l’imperatore Costantino I la elevò al rango di Augusta. Proprio quel Costantino che sconfisse Massenzio sul ponte di Tor di Quinto e si convertì al Cristianesimo. Malgrado l’importanza e il ruolo imperiale del figlio, Elena non restò nell’ombra, non fu solo “la madre dell’imperatore”. Per essersi guadagnata la santità deve averne fatte di opere buone in vita!

Elena non rientra nella categoria “antenate de iure”, bensì in quella “ad honorem”: non nacque e non morì Roma, ma quello che fece per la Cittá Eterna fu darle lustro e renderla…speciale.

Riguardo la vita di questa santa donna ci muoviamo tra congetture e leggende, avendo pochi punti di riferimento attendibili. Sappiamo con assoluta certezza che era la madre di Costantino e che il figlio la proclamò imperatrice (scusate se è poco!). Ma come, dove e perché conobbe Costanzo Cloro (padre di Costantino), non è dato sapere: alcune fonti ne fanno una concubina , altre, una legittima prima moglie. In ogni caso, quello che davvero la caratterizza come nostra eroina avvenne in seguito: il viaggio in Terra Santa.

A questo punto vi starete domandando: cosa c’è di lodevole e degno di nota nel fare un viaggio in Terra Santa? Niente, se andando in pellegrinaggio ti limiti a pregare e ad “assorbire” le pie energie di un posto sacro, ma Elena fece molto di più: contribuì, per conto del figlio Costantino, agli scavi e alla costruzione delle chiese più sacre e venerate nei secoli  da tutto il mondo cristiano: quella sul Golgota e quella sopra il Santo Sepolcro.

La tradizione vuole che, durante gli scavi, l’ imperatrice stessa portò alla luce la vera croce sulla quale morì Gesù, il titulus crucis, un chiodo, una parte della corona di spine, la spugna imbevuta di aceto e la croce di un ladrone. Sembrerebbe che Elena divise la croce in tre parti: una parte la lasciò Gerusalemme, una dal figlio a Costantinopoli e una  la portò a Roma, insieme agli altri ritrovamenti. Tali reliquie erano talmente sante che venne costruita una chiesa per racchiuderle, Santa Croce in Gerusalemme.

La cappella di Sant’Elena, all’interno della chiesa, dove erano conservate le reliquie, aveva il pavimento cosparso della terra di quei lontani posti sacri, portata appositamente dall’imperatrice (da qui il nome della chiesa “in Gerusalemme”). Santa Croce in Gerusalemme divenne una delle cinque basiliche romane meta di pellegrinaggi e luogo di devozione. Le guide medievali indicavano la Cappella di Sant’Elena come luogo talmente santo che non era permesso alle donne entrare (si potrebbe dire molto a riguardo ma è meglio soprassedere!).

Lo storico Eusebio di Cesarea nella sua “Vita di Costantino” afferma che Elena, quando tornò dal viaggio in Terra Santa aveva la bellezza di 80 anni ( cosa improbabile vista la bassa aspettativa di vita a quei tempi) : un vero miracolo per l’epoca! Nell’800 un erudito francese, Charles Rohault Fleury, ha avuto la curiosa idea di misurare tutti i frammenti della “vera croce di Gesù” sparsi per il mondo, scoprendo che il totale della superficie ottenuta era di circa ventidue volte quello di una singola croce.

Mi domando cosa sia giunto a noi di questa “antenata trasversale”, talmente illustre e venerata che il suo sarcofago è conservato ai Musei Vaticani. Dove finisce la storia ed inizia la fede questo sta a voi deciderlo. Il suo amore contraccambiato per una città che l’aveva accolta, quella Roma che contribuì a rendere ancora più sacra nei difficili anni di transizione al cristianesimo, è ancora visibile nella Basilica da lei fortemente voluta.

Francesca Guglielmi

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