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DONNA OLIMPIA: DANNATA AMBIZIONE

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DONNA OLIMPIA
Moriva il 26 settembre 1657 Olimpia Maidalchini Pamphilj, meglio nota come Donna Olimpia. Uno dei personaggi che hanno ispirato più ‘leggende nere’ nella storia di Roma. Ecco chi era.

 

DONNA OLIMPIA, LA ‘PIMPACCIA’

Donna Olimpia, al secolo Olimpia Maidalchini Pamphilj, moriva dopo aver vissuto una vita intensa il 26 settembre 1657, lontano da Roma, a San Martino nel Cimino.

Moriva sì, ma la sua anima, dicono le leggende, da allora ha continuato a vagare nelle notti di tempesta in giro per la capitale. A bordo di un cocchio in fiamme lanciato in una corsa sfrenata, trainato da terrificanti cavalli neri come il male, dagli occhi rossi di fuoco, la ‘Pimpaccia’, terrorizzerebbe da secoli i romani, partendo dal suo palazzo in Piazza Navona attraversando Ponte Sisto fino a Trastevere.

Donna Olimpia,se non è il fantasma più famoso di Roma, se la batte comunque con l’anima in pena di Beatrice Cenci.

La vita, le  imprese, la  morte, e persino il  post mortem di Donna Olimpia, secondo la tradizione popolare, sono avvolti in un’aurea di corruzione,ambizione e dissolutezza. Insomma, Donna Olimpia viene tuttora ricordata come una delle donne più malvagie che la storia plurimillenaria di Roma ricordi.

Ma che ha combinato la Pimpaccia, per meritarsi tanta terribile e imperitura fama?

LA ROMA PAPALINA E LE DONNE SULLO SFONDO

Per capirlo dobbiamo tornare nella Roma papalina, quella a cavallo tra ‘500 e ‘600, capitale di vizi, eccessi ed intrighi.

Una città piena di opportunità e rischi, in cui le donne però, venivano lasciate sullo sfondo, usate, le più fortunate, quelle di ceto superiore, per lo più, come merce di scambio in matrimoni combinati per accrescere poteri e patrimoni famigliari.

In quella Roma agitata e corrotta però, si aggirarono anche figure femminili forti e ambiziose, impegnate a trovare la loro strada in quel che sembrava dover essere per forza un vicolo cieco.

E una che volle farsi strada, arrivata nella capitale dalla natia Viterbo, fu proprio Donna Olimpia.

La storia romana di donna Olimpia inizia quando, alla morte del primo marito, si risposa con il ricco e anziano Panfilio Pamphilj, fratello del futuro papa, Innocenzo X.

LA PAPESSA

Quando il Pamphilj sale al soglio pontificio e il fratello muore, l’arrampicata sociale di  Olimpia prende il volo. E lei, diventa una delle persone più potenti dell’Urbe. La sua influenza sul cognato è talmente grande che il popolino la chiama ‘la papessa’.

E’ lei, si dice, a fare il bello e il cattivo tempo nella città eterna. E’ lei, dal suo lussuoso palazzo di piazza Navona a decidere politica, bilanci, fortune e rovine dei romani.

Ambiziosa, qualità già imperdonabile per una donna dell’ epoca, la malvagità di Olimpia Pamphilj si concretizza soprattutto nella sua insaziabile fame di denaro e ricchezze. Che gli uomini si dedicassero alla ricerca del potere per il fine ultimo di aumentare il patrimonio personale era cosa accettata e naturale, che lo facesse una donna era considerato alla pari di un marchio del diavolo.

OLIM PIA

C’è chi tramanda che l’amore per la ricchezza di donna Olimpia si sia spinto tanto oltre da rubare due casse d’oro dal letto di morte del cognato papa. Gesto che, insieme ad altri, le avrebbe fatto guadagnare un posto all’inferno.

Della popolarità e impopolarità di donna Olimpia, sono indici le numerose pasquinate dedicate alle imprese della papessa, una sorta di certificato di fama dell’epoca, di cui la più fulminante e famosa resta “Olim pia nunc impia”( una volta pia, ora non più).

Di certo fu uno dei personaggi più influenti della Roma barocca e le leggende che a tutt’oggi avvolgono la sua figura, sono indice di quanto questa donna ambiziosa e sfrontata sia comunque riuscita, a suo modo, nell’impresa che si era da subito prefissa: quella di conquistare la città.

 

 

 

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