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Nel Lazio sarà possibile accedere all’aborto farmacologico senza passare per l’ospedalizzazione. Una novità davvero importante che aiuterà le donne a esercitare il diritto di scelta, in uno dei territori italiani con il più alto numero di medici obiettori.

La Regione Lazio con una determina pubblicata sul BUR il 26 gennaio ha infatti recepito le nuove linee guida del Ministero della Salute in materia di interruzione di gravidanza.

L’assunto da cui si parte è quello della ormai comprovata sicurezza dell’aborto farmacologico in contesti extraospedalieri.

Le donne potranno così scegliere di interrompere la gravidanza con la RU486 in regime ambulatoriale, con il secondo farmaco assunto a domicilio.

Il documento della Regione Lazio sottolinea che il metodo farmacologico può essere usato “anche nel trattamento di varie condizioni cliniche quali l’aborto spontaneo, l’aborto incompleto, la morte fetale intrauterina”.

Ciò, come fanno notare dall’Associazione Luca Coscioni, “libera la proceduradal giudizio morale che la legava esclusivamente all’aborto volontario. Estendere le indicazioni ad altre condizioni ostetriche include necessariamente anche quegli operatori che finora non hanno mai applicato il metodo farmacologico.

La determina regionale prevede inoltre percorsi formativi specifici per i ginecologi ospedalieri, compresi gli obiettori. Che dovranno essere formati per trattare eventuali complicazioni.

Tra le strutture ambulatoriali a cui ci si potrà rivolgere per l’ aborto farmacologico ci sono anche i consultori. I cui servizi dovranno integrarsi con l’ospedale di riferimento.

Le aziende ospedaliere e territoriali devono avviare le procedure per attuare le disposizioni. Individuando gli ambulatori e i consultori in rete con una struttura ospedaliera e in grado di effettuare l’aborto farmacologico.

“Raccogliamo i primi frutti di una battaglia che è stata un percorso corale di donne, professioniste, politiche, attiviste, raccolta con convinzione dall’assessore Alessio D’Amato”. Commentano in una nota i consiglieri Marta Bonafoni e Alessandro Capriccioli. “Nei giorni in cui dalle Marche arriva l’ennesimo attacco della destra contro la 194. E i provita non cessano di riversare nelle nostre città i loro manifesti. Dal Lazio parte un segnale inequivocabile al Paese che dice noi da che parte stiamo.  Dalla parte delle donne”.

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