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LAURA DE LUCA E LA POESIA NELL’ARMADIO DI OGNI DONNA

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armadio di una donna

“Ed eccomi di nuovo con il solito problema: un armadio pieno di vestiti e niente da mettere” diceva Carrie Bradshaw, la protagonista della serie tv Sex and the City.

Sarà capitato a tutte di pronunciare questa frase davanti ad armadi pieni zeppi di vestiti, ogni mattina prima di andare a lavoro, poco prima di un appuntamento o una cena galante, o per un reading di poesie. Spesso, aprire l’armadio, per una donna è causa di crisi e disorientamento, perché dentro l’armadio di una donna, non ci sono solo vestiti.

Lo sa bene Laura De Luca – giornalista, scrittrice, poetessa, pittrice – autrice della raccolta di poesie dedicata, appunto a L’armadio di una donna” (Ed. L’Erudita, 2017). De Luca, attraverso trenta poesie e altrettanti aneddoti in prosa, descrive i vari indumenti del guardaroba di una donna. L’abbiamo incontrata in occasione del reading di alcune di queste poesie, presso lo spazio Gatto Merlino di Roma, con le attrici Cristina Del Sordo, Margherita Patti e Martine Brochard hanno interpretato gonna, pantaloni, guanti, scarpe, camicetta e orecchini.

“Ogni indumento e accessorio presente nell’armadio di una donna, ci racconta De Luca , ha una sua storia e ci racconta una o più storie. La sua, di oggetto inanimato, e anche le nostre, di persone. Noi leghiamo l’una all’altra queste storie per ricordarci chi c’era prima di noi, chi eravamo, cosa siamo diventati e cosa lasceremo a chi verrà dopo di noi”.

Com’è nata l’idea di una raccolta di poesie ispirata agli indumenti e agli accessori presenti nell’armadio di una donna?

Non riesco a buttare niente. Faccio parte di quel gruppo di persone che archiviano tutto. Ogni più piccolo oggetto ricorda una storia, una situazione, una persona. Allora ho cercato di emanciparmi da questi vincoli belli, ma spesso pesanti e scomodi, cercando di archiviare attraverso la poesia, il perché di questi legami indissolubili.

Questa opera, di cui abbiamo letto alcune parti con la complicità di alcune amiche, non è soltanto un album di ricordi, ma è anche l’occasione per ritrovare, in un oggetto che si pesca all’interno dell’armadio di una donna, un pezzo di storia, un’ idea, una lezione di vita.

Nell’immaginario collettivo le donne sono legatissime alle scarpe e alla borsa, tu sei più legata alle scarpe o alla borsa?

Alle scarpe. Ma anche alla borsa. La borsa è un pezzo di casa che ci segue sempre. Giro sempre con borse pesantissime.

Invece qual è l’indumento a cui sei meno legata?

Forse i pantaloni. Oggi sono così celebrati, così comodi, pratici per la nostra vita sempre dinamica e veloce, tuttavia penso che ci facciano un po’ torto mimando troppo l’uomo. Forse dico questo, e l’ho scritto anche nel libro, perché, i pantaloni non mi stanno troppo bene, non mi donano. Ciò non toglie che i pantaloni siano comodi.

E l’oggetto o l’indumento a cui sei più legata?

Quello che chiude la raccolta. Gli orecchini.

Come mai proprio gli orecchini?

Per una storia che riguarda la mia famiglia. Io so di essere nata grazie a un paio di orecchini. Erano un po’ una sfida della mia bisnonna nei confronti di un ragazzo che la corteggiava agli inizi del ‘900, di cui lei non voleva sapere nulla. Per provocarlo lei gli disse che avrebbe sposato il ragazzo che le avesse regalato un paio di orecchini che lei aveva visto nella vetrina di una costosissima gioielleria. La mia bisnonna non immaginava che il ragazzo sarebbe riuscito ad acquistarli. Invece, dopo diversi mesi di sacrifici, il giovanotto riuscì a comprare quegli orecchini. Ecco, quegli orecchini rappresentavano una premessa. Li indossò tutti i giorni, le furono tolti solo quando morì. Nell’unica foto che conservo ancora di questa nonna, lei indossa quegli orecchini. Negli anni sono passati nel portagioie di famiglia, prima a mia nonna, poi a mia madre e  infine a me, ma nessuna ha mai avuto il coraggio di indossarli, per paura di perderli.

 

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