Un uccellino mi ha detto che da pochi giorni è iniziato un meraviglioso programma su canale 5, Temptation Island, fonte per me di materiale per questa rubrica. Più che prendere spunto, dalle disavventure dei malcapitati (e ben pagati?) protagonisti, mi sono persa nel viale dei ricordi.

Nella vita di ogni Finta Diva che si rispetti c’è almeno un tronista, o aspirante tale. Come dimenticare il mio “tronista” personale?

Impossibile.

Alto. Moro. Tatuato. Palestrato. Un tipo che, sulla carta, a vederlo chiunque avrebbe pensato dajè che sto giro vengo appiccicata a un muro.

Com’è incappato un tipo simile nel mio cammino? Ad un corso di formazione sulle nuove forme di comunicazione nell’era digitale.  Appena lo vedo arrivare mi domando: “Che ce fa uno così al palazzo dei congressi dell’Eur? S’è sbajato”.

Sono già pronta a dirgli “Guardi ha sbagliato corso” quando sfoggia un sorriso che te dico fermate. Un colpo di fulmine. Sento gli ormoni scoppiettare come pop corn in padella.

Mi saluta, si presenta. Nel darmi la mano (obbligatorio il pensiero ‘sta mano po’ esse fero e po’ esse piuma’), mi dice che ha una palestra e vuole ampliare le sue prospettive di business tramite i social.

La mattinata di formazione passa abbastanza indenne. Nonostante i pop corn ormonali, resto professionale nel mio talleur nero e soprattutto nelle mie red shoes.

Senti, ma ti posso chiamare? Nel caso mi servisse una consulenza speciale?

La mia professionalità vacilla. Mantieni le distanze, nun fa cazzate

Un po’ incerta sul da farsi, prendo dal mio portafoglio un bel bigliettino da visita con tutti i miei contatti. Come sempre il cervello e l’azione non vanno di pari passo.

Il palestrato sorride sornione. Raccoglie le sue cose e se ne va.

Non finisco di sistemare il portafoglio nella borsa che squilla il cellulare. Numero sconosciuto. “Che già te manco pischellè??”

Pischellè?? A me? Gnocco fuori. Coatto dentro.

L’inizio della fine. Tolte le vesti professionali, il palestrato subisce una trasformazione. In pratica è la stessa sorte di Bruce Banner quando diventa l’Incredibile Hulk.

Hulk quindi me se appiccica come le gambe d’estate sui sedili della metro. (Che bellezza). Na cosa impossibile. Messaggi (Ah bella, che dici?), telefonate, (Ah bella, che fai?), mail, mail mail, (esattamente in quest’ordine) fiori, (mail: hai ricevuto il mio omaggio floreale cucciolotta? Ma cucciolotta de che a matto? N.B. nelle mail la lingua usata è l’italiano, nelle comunicazioni più smart chiaramente no!) cioccolatini (sms: che se so squagliati o so arrivati sani?).

Mai na gioia. Mai.

Alla fine, all’ennesima sfilza di messaggi, telefonate, mail, mail, mail, sms, mi prende per sfinimento e mi convince ad andare a fare una passeggiata.

Io: Ok dai, ci facciamo un giro in villa?

Lui: Macchè villa? Io nun ce l’ho la villa… io vivo ancora con i miei.

Burlone.

Io: Ma no, intendevo un parco.

Lui: Bhe annamo a Parco Leonardo no?

Burlone.

Lui: anzi no (incalza) dai, famo Cinecittà due?

Allora non sei un burlone sei proprio cojone. Tutti a me.

Io: Cinecittà due? (Sono un po’ smarrita).

Lui: Si dai, sta più vicino a casa mia. E i miei so iti in vacanza! (Sornione)

Io: Eh bhe, se sta più vicino a casa tua!

Non sapevo se ridere o piangere. Ma quel “sta più vicino a casa mia” ha riaccesso in me una speranza. Non giudicatemi. Lui era veramente bono. Forse non era munito di gran cervello… ma sospettavo che di piccolo ci fosse solo quello. La carne è debole e la fame è brutta.

Ci diamo appuntamento al centro commerciale. La passeggiata più romantica della storia. Lui comincia a chiedermi se mi piacciono i vestiti, le maglie, le gonne, le scarpe… (dimostrando enorme spirito di osservazione); del resto, dentro un centro commerciale di che vuoi parlare?

Bisogna uscire. Spremo le meningi e butto li una frase innocente:

Io: Insomma vivi ancora con i tuoi?

Lui: Eh si. Ma qualche volta i miei vanno in vacanza e io c’ho casa libera. (e quindi? Che volemo fa? Pija er fresco a Cinecittà due? Niente, non riesco a frenare i miei pensieri hot). ‘Na vorta te invito a cena. Anche se non so proprio bono a cucinà. Pensa che m’è successo che me stavo a fa due uova, che a noi della palestra ce fanno tanto bene, e niente me s’è bruciata la padella. Tutto fumo, nun puoi capì mi madre quando è tornata s’è proprio incazzata da morì”.

Non ci sono speranze. Sto in giro col nipote scemo dell’Incredibile Hulk. Passiamo un’oretta così. Fra inutili chiacchiere e un gelato. Me so fatta pure la ceretta e qua pure sto giro nun se batte chiodo. Che è sta sfiga nera?.

I pensieri si erano impossessati di me, mettendo a tacere i miei ormoni scoppiettanti, cerco una scusa per scappare, sto già con un piede al parcheggio, ma proprio quando credevo di aver toccato il fondo, mi accorgo che al peggio non c’è mai fine.

Ci stiamo salutando (ennesimo post che non si concluderà trombando) quando il bel palestrato pronuncia un’altra delle centomila frasi che ogni donna desidera sentirsi dire:

“Che dici pischellè? Com’è andata questa esterna?”

“Esterna?” (perché, perché, perché???? Rieccola la fatidica domanda… sto già dando le capocciate contro il muro).

“Si!!! (e mi guarda come a dire, che non sai cos’è?) Io seguo molto la trasmissione Uomini e Donne di Maria De Filippi. Quando i due ragazzi escono si dice che vanno in esterna. Che dici? La nostra com’è andata?”.

Pisellì, ma come vuoi che sia annata? Demmerda!!!!

Bene, mi sono divertita molto. Grazie. (Una Finta Diva è educata fuori, stronza dentro).

 

 

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