“Questa è una mostra incentrata sulle donne e ogni donna ha le sue fragilità, e queste fragilità possono diventare un potenziale. Voglio portare alla luce questi volti: la storia è piena di donne che hanno cambiato il mondo.”

A raccontarlo è Letizia Lanzarotti, in arte Lady Be, artista pop inventrice della tecnica del “mosaico contemporaneo” che abbiamo incontrato al Romics.

Qui l’artista, da sempre sensibile al tema della violenza sulle donne, ha realizzato una speciale SuperEroina con il volto ritagliato per la performance “Donne che disegnano le donne”. In questo modo, per i visitatori è stato possibile indossare, per qualche secondo, le vesti in stile “Pop – Lady Be” della Supereroina, che rappresenta la forza vincente che ogni donna porta dentro di sé.

Un happening dedicato alle donne, incentrato sulla parità dei sessi e sull’esaltazione della propria personalità, della condivisione, anche attraverso i social e tutti i mezzi di scambio e comunicazione, di un valore universale. La SuperEroina  è la settima donna fra i ritratti di donne più famose di tutti i tempi da Nefertiti a Monna Lisa, fino ad arrivare a soggetti più recenti, come Sophia Loren, Madonna, Audrey Hepbur e Marylin Monroe, che Lady Be ha esposto a Romics.

In che modo scegli i personaggi femminili che decidi di rappresentare?

Si tratta di icone di bellezza, ma sono stati scelti non solo in base alla bellezza estetica,  ma soprattutto per quello che hanno rappresentato con la loro vita e con le loro fragilità. Questa è una mostra incentrata sulle donne e ogni donna ha le sue fragilità, e queste fragilità possono diventare un potenziale. Per cui volevo mandare un messaggio a tutte le donne: ognuna può identificarsi in queste icone. Tutte queste donne fra loro sono molto diverse: c’è ad esempio Nefertiti che era considerata la Monna Lisa egiziana, poi abbiamo la Monna Lisa originale. Abbiamo Marylin, una vera un’icona, che dietro al fatto di essere diva nasconde un sacco di fragilità. Per cui, la scelta dei soggetti avviene in base alle icone in cui ognuna si può identificare.

Con quale di queste opere ti identifichi maggiormente?

Marylin Monroe. È la prima opera che ho realizzato, era un’ opera di un metro e cinquanta per un metro e cinquanta. Mi identifico con lei anche per via del suo dualismo, quello che era davanti al pubblico e quello che era nella vita reale. Una persona con tante insicurezze. Inoltre, mi identifico moltissimo con Frida Kalo, che è un mio soggetto ricorrente. Lei era un’artistica e quindi mi rivedo molto in lei.

I tuoi mosaici sono realizzati con materiale riciclato, come ti è venuta l’idea di riciclare e creare poi dell’arte?

L’idea è partita da una mia mania. Fin da piccola conservavo tutto. Raccoglievo il materiale più possibile, tutto quello che avevo in casa, non volevo buttare via niente. Inoltre, amavo il colore. E nel conservare, classificavo tutto proprio in base al colore. Anche le borse, i vestiti, li dividevo tutti in base al colore. Poi mi dispiaceva buttarla. Avevo raccolto ad esempio oggetti rosa, rossi e mi sembravano belli.

Sei molto conosciuta ormai, anche a livello internazionale. Quando hai cominciato ti aspettavi questo successo?

Assolutamente no. Non potevo immaginarlo. Anche se, quando da piccola mi chiedevano cosa volessi fare da grande io rispondevo “l’artista”. Certo, pensavo più alla pittura, ma poi a 19 anni, mentre frequentavo l’Accademia di Belle Arti, ho disegnato un grande volto di Marylin. Invece di dipingerla, sono andata a intervenire anziché con delle pennellate di colore con degli oggetti. Gli oggetti hanno sostituito le pennellate. È nato così il mio primo mosaico, anche se non sapevo ancora che quello mosse un “mosaico contemporaneo”, definizione che è stata data al mio lavoro da critici ed esperti. Quello doveva essere “Il diario dei miei ricordi”, un compito scolastico, e invece da li è nato il mio lavoro di artista.

E poi cosa è successo?

Prima sono arrivate le esposizioni all’estero, Parigi, New York, Bruxcell, e poi sono tornata in Italia per realizzare una serie di mostre.

La tua tecnica è definita ‘mosaico contemporaneo’. In che modo si realizza?

Si tratta di opere d’arte fatte tutte con materiale di recupero:  pezzettini di plastica, giocattoli, tappi di bottiglia.  La cosa importante è che non sono colorati, ma sono tutti del loro colore originale. Vengono raccolti e poi divisi per colore, fino ad andare a formare l’opera. Io disegno con il carboncino, esattamente come un pittore, solo che poi vado a riepire anziché con le pennellate, con il materiale di recupero.

È un mosaico a tutti gli effetti. Al posto dei tasselli c’è materiale contemporaneo. Per questo la mia tecnica è definita mosaico contemporaneo.

Come recuperi questi materiali?

I materiali li recupero dai mercatini, e anche online da Ebay. Poi vado a raccoglierli io stessa nelle spiagge, tutta la spazzatura che porta il mare e anche nelle scuole.

Quanto è importante per te l’utilizzo di un materiale povero per la rigenerazione del paesaggio. Che messaggio vuoi dare?

Il mio innanzi tutto è un messaggio per il riciclo e la sostenibilità ambientale. Dobbiamo essere noi artisti a creare opere d’arte farle conoscere al pubblico, e trasmettere questo messaggio. È importante soprattutto per i giovani che si avvicinano ad osservare l’opera. Vedono tanti giocattoli, riconoscono magari gli evidenziatori, i tappi delle bottiglie, le penne, materiale scolastico e capiscono che questo materiale può avere una seconda vita, non necessariamente artistica, ma comunque capiscono che è importante riciclare, fare la raccolta differenziata. Ogni materiale può avere una seconda vita, diventare utile ed in questo caso anche bello. Il materiale più povero in assoluto, come la spazzatura, diventa opera d’arte e si rinnova.

A quale opera stai lavorando adesso?

Adesso sto lavorando ad una serie di opere dedicate ai personaggi che hanno cambiato la storia. Parto da Gesù fino ad arrivare ai tempi più recenti con, ad esempio, i volti di Andy Warhol, Obama, Papa Francesco. Qualcuna di queste opere è già esposta in una mia personale ai Musei civici di Pavia, la mia città d’origine.

Fra i volti femminili a cosa stai lavorando?

Frida Kalo, che è fra i soggetti che preferisco, Rita Levi Montalcini, Coco Chanel, importante perché ha cambiato la storia della moda, Madre Teresa di Calcutta e tante altre. Anche se il loro talento è stato difficile da riconoscere, più che non se fossero stati uomini, voglio portare alla luce questi volti: la storia è piena di donne che hanno cambiato il mondo.

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