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PAPA GIOVANNI VIII CHE ERA LA PAPESSA GIOVANNA

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Cardinali riuniti in ConclavePiazza San Pietro gremita di fedeli e curiosi, telecamere di tutto il mondo puntate sulla famosa-famigerata ciminiera, Roma blindata per l’elezione del nuovo Papa. Ecco, arriva la fumata: finalmente è bianca, no no è…..rosa! Immaginate lo stupore, lo sconcerto e il disappunto che un evento simile potrebbe causare. Disorientati ed increduli crederemmo di trovarci in un film di fantascienza. La verità è che il sentimento riguardo a una donna ai vertici della Chiesa Cattolica non è cambiato molto in circa un millennio e più di storia. Ieri, come oggi, rappresenterebbe un motivo di imbarazzo per un potere tutto al maschile. Allora perché non dare, quantomeno, il beneficio del dubbio a chi della “favola “popolare della Papessa Giovanna ne fa un fatto storico accaduto? Non è facile barcamenarsi tra le numerose fonti storiche: verità sconcertante relegata al mito popolare o invenzione di una propaganda anticattolica? A me piace credere che questa donna colta e coraggiosa, che ce la fece in barba a uomini dalle alte pretese, sia realmente esistita. Voglio credere alle fonti che la scrittrice Donna Woolfok Cross riporta nel suo libro “La Papessa” (da cui il regista tedesco Sönke Wortmann prese ispirazione per il suo film del 2010 dall’omonimo titolo). Voglio credere al Boccaccio che cita Giovanna nel suo “De mulieribus claris” elencandola tra le centosei figure femminili del mondo classico e cristiano. Al documentato processo (1413) a Jan Hus, accusato dell‘eresia della fallibilità del Papa: costui, in sua difesa, citò l’esempio di Giovanna che era una donna, fu eletta Papa, e nessun cardinale inquisitore  replicò smentendo l’ accusato. E voglio credere anche al Vescovo di Orte (1486), Giovanni Burcardt, maestro di cerimonie sotto cinque papi, il quale nel suo diario scrive “..da quella strada dritta dove…Giovanni Anglico diede alla luce un bambino”. Oggi siamo donne emancipate, o almeno ci piace crederlo, ricopriamo ruoli importanti e dirigenziali ma, eccezione fatta per le madri badesse (sempre in secondo piano rispetto al padre superiore di riferimento) a tirare le redini di Santa Romana Chiesa da millenni sono sempre ed incontestabilmente gli appartenenti al “sesso forte”. Proprio per questo motivo mi intriga e mi diverte pensare a questa fanciulla di origine inglese, determinata e caparbia che sfida le convenzioni del Medioevo, si taglia i capelli e si finge uomo per seguire il frate del quale si era innamorata. Dotta e molto intelligente viene ben accolta nella comunità conventuale. Dopo la morte dell’uomo che amava si ritrova sola ad Atene, ma non si scoraggia, si reca a Roma dove le sue doti vengono apprezzate a tal punto che alla morte di Leone IV, nell’ 855, viene individuata come “l’uomo giusto” per succedergli al soglio pontificio con il nome di Giovanni VIII. Il suo pontificato va avanti (secondo alcuni per tre anni, secondo altri addirittura per diciannove anni) mantenendo il segreto, ma sarà proprio la sua natura femminile a tradirla: si innamorerà  di un uomo dal quale aspetterà un figlio. La narrazione della sua vita si conclude nel modo più umiliante e “macabro” possibile: durante un processione affollatissima da San Pietro al Laterano, sopraffatta dal caldo e dalla fatica, inizia il travaglio precoce e, rifugiatasi nella Basilica di San Clemente, partorisce il corpicino senza vita del suo bambino. A questo punto della storia l’ epilogo è incerto: o fu lapidata della folla tradita e disorientata o fu rimossa dal suo alto incarico per trascorrere il resto dei suoi giorni in un convento . Qualsiasi fine la nostra eroina (o presunta tale) abbia fatto rimane il dubbio, ben più grande, se sia esistita o meno questa figura storica. Ovviamente i detrattori sono tanti, anzi la maggior parte degli studiosi e dell’opinione pubblica ritiene l’avventura di “Giovanni Anglico” un puro frutto della fantasia a uso e consumo di una propaganda anticattolica ad opera dei protestanti. Ma se pensiamo a quegli anni remoti (855), al ruolo della donna nella societ, senza alcun diritto a manifestare se stessa e le sue propensioni, non risulta del tutto improbabile che una giovane con spiccate capacità intellettive abbia avuto la necessità e il desiderio di fingersi uomo per portare avanti i suoi studi e le sue passioni. E, inoltre, non risulta neanche improbabile che le alte sfere della Chiesa possano avere depennato Giovanna dagli elenchi ufficiali e dalla Storia cattolica.Infatti, in quegli anni oscuri e transitori, era il clero a detenere il monopolio del sapere. Ma al popolo piacciono i fatti scandalosi e insoliti, i pettegolezzi (noi donne ne sappiamo qualcosa). Di bocca in bocca, di secolo in secolo, di millennio in millennio questa storia sotto le vesti di leggenda è arrivata come una pulce alle nostre orecchie a ricordarci che la caparbietà e la chiarezza di obbiettivi sono doti innate in noi donne. Anche se cosa accadde realmente in quegli anni lontani non lo sappiamo con certezza, le caratteristiche attribuite al personaggio di Giovanna rispecchiano molto bene la forza di volontà tanto familiare al “gentil sesso”, quindi un fondo di verità, sia se la si legge come narrazione creativa o come fatto storico, è sempre presente. Rimanendo nel dubbio, mi auguro che future ricerche possano decidere le sorti, non ancora compiute, di questa Papessa: nel dimenticatoio per la sua inesistenza o ammirata per avere osato tanto.

Francesca Guglielmi

 

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