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LA MONTEVERDE DI PASOLINI RACCONTATA DAL NEW YORK TIMES

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Monteverde sul New York Times. Il quotidiano della Grande Mela ha dedicato un bel reportage al quartiere di Roma dove visse Pier Paolo Pasolini, raccontando i luoghi frequentati dal poeta e raccogliendo le testimonianze di chi lo conobbe e ne conserva la memoria del suo passaggio nel quartiere, come la professoressa Luciana Capitolo che racconta al NYT l’ identità ‘bifronte’ di Monteverde, parte borghese e parte operaia una dicotomia che era al centro delle riflessioni dello scrittore friulano.

Gli anni sono quelli tra il 1954 e il 1963. Pasolini arrivò a Monteverde con la madre e visse prima in un appartamento in via Fonteiana e poi si spostò in via Carini, nello stesso palazzo in cui abitava il poeta Attilio Bertolucci.

Ma il viaggio alle pendici del Gianicolo sulle tracce de poeta si concentra sui palazzoni di Donna Olimpia, lì dove il regista incontrò e frequentò i veri ‘ragazzi di vita’.

E i pochi reduci di quel gruppo di ragazzini scapigliati e selvaggi che si sfidavano in infinite partite di calcio sui campetti di erbacce che resistevano al cemento di un quartiere in piena espansione, sono i più irriducibili testimoni della vita di Pasolini nel quartiere.

C’è il pittore, Silvio Parrello, che oggi ha 74 anni, ma viene descritto nel libro come “Er pecetto”, perchè il padre faceva il calzolaio e usava la pece per incollare le suole. Vive ancora a Donna Olimpia e si ricorda bene quelle partite “Quando Pierpaolo era qui”, racconta ad Elisabetta Povoledo, “lo conoscevamo tutti, era uno dei nostri”.

Ora che è in pensione, passa le sue giornate a dipingere e a scrivere poesie: ne ha dedicate 200 a Pasolini e Monteverde.

Ma la conservazione della memoria della vita id Pasolini sulla Gianicolense non è lasciata solo alla memoria dei settantenni e degli ottantenni del quartiere che pur se lo ricordano bene e i cui racconti sono la prima fonte per tenerne vivo il ricordo.

Ci anche giovani che si impegnano a raccontare quello spicchio di città seguendo le tracce profondissime che da quelle parti ha lasciato il poeta, come Enzo De Camillis, nato tanti anni più tardi nei palazzoni, che dei ragazzi di vita ha raccontato la storia in un documentario.

E poi ci sono le istituzioni che tengono viva la memoria sul territorio, come ha fatto Cristina Maltese durante la sua Giunta che spiega le iniziative così “In un’area che ancora rimane ai margini, ancora in massima parte proletaria, questo è un modo per rafforzare le radici e l’orgoglio di appartenenza.”

Quelle strade e quegli anni, che sono coincisi per Pasolini con l’arrivo del successo, come scrittore prima e come regista poi, hanno dunque segnato l’artista, ma anche una generazione di monteverdini e hanno a tuttoggi influenza sull’ identità culturale di quella parte di Roma.

 

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