Museo di Roma in Trastevere La mostra espone 120 fotografie in bianco e nero realizzate dala fotografa statunitense Vivian Maier tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8. ©VaL / ©Tua CityMag

Una mostra bellissima, un tuffo nell’ America degli anni 60 e una bellissima storia tutta da scoprire.

E’ questo che vi aspetta al Museo di Roma in Trastevere, dove è in corso, fino al prossimo 18 giugno, la mostra “Vivian Mayer, una fotografa ritrovata”.

120 fotografie in bianco e nero, realizzate tra le strade affollate delle grandi città americane negli anni ’50 e ’60, arricchite da una serie di immagini a colori e alcuni super8 che svelano ciò che cìè dietro agli scatti, ciò più interessa l’ occhio di una fotografa capace di cogliere l’ eccezionale nel quotidiano, portare alla luce dettagli nascosti, rendere il tran tran metropolitano fonte di stupore e poesia.

Una testimonianza forte e senza sconti, ma anche una ricca fonte di suggestioni ed emozioni: è questo il lavoro di Vivian Mayer, la donna che batteva le strade d’ america armata di rolleyflex, curiosità e attenzione per ciò che la circondava. Chiusa nel suo cappotto grigio di lana grossa, l’ espressione disincantata e i segni di chi porta sul viso la fatica di vivere, la vediamo comparire in quelli che oggi si chiamerebbero ‘selfie’, concentrata sulla luce, l’ inquadratura, lo scatto.

E’ una favola quella di Vivian Mayer, che ha conosciuto il suo lieto fine troppo tardi per dare gioia alla sua protagonista di cui nessuno ha mai sospettato, per decenni, il talento. Questa austera signora, di professione bambinaia è arrivata fino agli ultimi anni della sua vita senza che nessuno avesse intuito la sua passione, il suo talento, la sua vera vita.


foto ©VaL / ©Tua CityMag

Solo pochi anni fa, poco prima della sua morte, e totalmente per caso, l’ opera di Vivian Mayer, per stata scoperta, grazie a uno dei molti appassionati collezionisti e cacciatori di fotografie d’ epoca. Grazie a questa fortuita rivelazione, oggi il nome di quest’ artista a lungo misconosciuta è considerato uno dei più importanti per il settore della streetphotography. Racconta Alessandra Mauro, curatrice della mostra: “La storia di quest’ artista è veramente unica: nella sua vita è stata solo una bambinaia e nessuno aveva mai visto le sue fotografie. Scatti bellissimi e di grande personalità che realizzava nei suoi momenti liberi e di vacanza. Solo poco prima della sua morte si scoprì casualmente la sua opera e poi con fatica, trattandosi, tra l’ altro, di una persona che visse sempre sola, si è riuscito a ricostruire il filo narrativo della sua opera, ed è venuto fuori uno sguardo molto particolare, molto interessante e molto forte sulla realtà che aveva intorno, quella di una grande metropoli americana, Chicago, ma non solo, negli anni 50 e 60. La sua particolarità, dal punto di vista artistico, è quella di essere stata una grande street photographer, che aveva scelto come campo di lavoro e osservazione la strada, la banalità del quotidiano, che colta da un occhio attento e capace può rivelare tanti particolari e tanti dettagli illuminanti sulla società che ci circonda. Usare la strada e la quotidianità come una cartina di tornasole dei grandi mutamenti, è un tema che appassiona da sempre la fotografia soprattutto americana. E lei lo ha messo al centro della sua opera.”

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