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LA DOLCE VITTI: IN MOSTRA IL MONDO DI MONICA

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LA DOLCE VITTI

“Per anni questa voce è stata il mio incubo. Un medico mi disse che con le corde vocali arrugginite che mi trovavo, potevo fare tutti i mestieri, tranne quello dell’attrice.” A dirlo con quella sua inconfondibile voce roca e sgranata fu proprio l’attrice romana Maria Luisa Ceciarelli, in arte Monica Vitti.

A Roma, da giovedì 8 marzo fino al 10 giugno 2018, il Teatro dei Dioscuri al Quirinale ospita La Dolce Vitti, un percorso espositivo in omaggio a Monica Vitti, una delle più grandi dive del nostro schermo che nei suoi quarant’anni di carriera ha incarnato con naturalezza le due anime divise del nostro cinema più grande: da musa di Michelangelo Antonioni a brillante mattatrice della commedia all’italiana.

“Monica Vitti non si è mai sentita una diva, è anzi una donna molto timida, ma la sua bellezza e la sua prorompenza sul palcoscenico, in teatro ma anche davanti la cinepresa e in televisione, fu straordinaria e ne fece la diva che è.” La pensa così Marco Dionisi, curatore assieme a Nevio De Pascalis e Stefano Stefanutto Rosa della mostra ideata e promossa da Istituto Luce Cinecittà.

“Ciò che l’ha resa unica sono state proprio quelle sue caratteristiche che lei definiva difetti. La voce, ad esempio, è una inconfondibile particolarità che appena uscita dall’Accademia, quando tentava di introdursi nel cinema o nel mondo della televisione, le costò diversi grattacapi.” spiega Dionisi. “In mostra è esposto un documento del 1959 dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico in cui il medico stesso analizzò scientificamente tutte le caratteristiche che rendevano la voce di Monica Vitti così bassa e rauca, ma unica. Col tempo, quelli che erano considerati difetti, diventarono le caratteristiche che la resero celebre.

E poi, soprattutto, la sua grande capacità di recitazione, di trasformarsi da musa di Antonioni a straordinaria attrice comica. Era una qualità che aveva nelle corde, un dono naturale.”

L’esposizione si snoda secondo un ordine cronologico e tematico: il Teatro, il Doppiaggio, Michelangelo Antonioni, il Cinema Comico e l’evoluzione della Vitti in ‘autrice’, la Tv.

Il primo ambiente del percorso accoglie il visitatore con grandi ‘veli’ fotografici e un elemento chiave della mostra: la voce dell’attrice diffusa attraverso un’installazione sonora.

Nella sala del ‘Teatro’ sono raccolte immagini degli anni dell’apprendistato, quando si iscrisse alla Silvio d’Amico nell’anno accademico 1950-’51, dopo aver compreso, già a 14 anni, che recitare le avrebbe salvato la vita. Una ragazza che un maestro del teatro come Sergio Tofano definì un vero talento comico. Altre foto la ritraggono accanto a mostri sacri come lo stesso Tofano, Eduardo, Albertazzi, Zeffirelli, Orsini, Vittorio De Sica.

La sala del ‘Doppiaggio’ offre una postazione di ‘video-ascolto’ in cui è la voce della Vitti quella del personaggio interpretato da Dorian Gray ne Il grido di Michelangelo Antonioni. È il 1957, per i due è l’inizio di un sodalizio sentimentale e artistico. “Antonioni mi ha ascoltata vivere” dirà Monica Vitti.

Il ‘Cinema Comico’ è la quarta tappa della mostra. È il 1968. Dopo i fasti, i Festival internazionali, i premi che la consacrano fino in America come la musa del cinema di più impervio impegno, la popolarità e l’amore del grande pubblico esplodono quando Monica Vitti interpreta Assunta, una umile figlia di Sicilia sedotta, abbandonata e trasmigrata nella swingin’ London, ne La ragazza con la pistola di Mario Monicelli. Da quel momento sarà l’incontrastata regina di un genere dominato storicamente dagli uomini e reciterà al fianco di Gassman, Tognazzi, Manfredi, Mastroianni, in film memorabili di Monicelli, Scola, Risi, Loy, Salce, Fondato, Di Palma.

Lavora insieme ad Alberto Sordi, re della commedia e grande amico, di cui è considerata il corrispondente femminile e che la elesse a sua compagna ideale di film, di gioco, in titoli proverbiali come ‘Polvere di stelle’, ‘Amore mio aiutami’, ‘Io so che tu sai che io so…’.

La penultima tappa racconta la nuova trasformazione della Vitti, in cacciatrice di progetti, copioni, co-sceneggiatrice, autrice fino a debuttare nell’89 come regista con ‘Scandalo segreto’.

L’ultimo spazio della mostra raccoglie apparizioni, sketch, interviste-confessioni, momenti di un altro ‘genere’ della Vitti: la televisione, che portò la sua verve nelle case di milioni di spettatori.

La Dolce Vitti è ad ingresso libero fino all’11 giugno al Teatro dei Dioscuri al Quirinale in v. Piacenza.

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