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Katy Skerl, la sua storia raccontata dal fidanzato: intervista a Francesco Morini

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Katy Skerl, la storia e l'intervista all'ultimo fidanzato della ragazza uccisa 40 anni fa a Grottaferrata e il cui nome è legato al caso di Emanuela Orlandi

La morte di Katy Skerl, una storia tragica avvenuta esattamente 40 anni fa, il 21 gennaio 1984, è uno dei grandi misteri di quei mesi di sparizioni e gialli che hanno coinvolto a poca distanza di tempo tre adolescenti a Roma. Le prime due, Emanuela Orlandi e Mirella Gregori scomparse nel nulla a metà 1983, la terza, Katty Skerl trovata strangolata in una vigna dei Castelli Romani sei mesi dopo.

Katy Skerl, storia di un giallo lungo 40 anni

La fine tragica della diciassettenne figlia di padre svedese e madre romana, cresciuta a Montesacro con madre e fratello, a 40 anni di distanza risulta ancora un giallo inestricabile, uno di quei cold case su cui però, d’improvviso si riaccende l’attenzione. E i motivi sono sempre gli stessi: la soluzione, il nome del colpevole dell’uccisione di una ragazzina di 17 anni finita per morte violenta non è mai stato trovato. Ma dopo anni, anzi, nel caso di Katy Skerl decenni, avviene un fatto che dà ancora da pensare e fa riaprire le indagini su un mistero che si pensava fosse destinato a rimanere tale.

Katy Skerl, il caso Emanuela Orlandi e la bara trafugata al Verano insieme a quella di Elena Aubry

Marco Fassoni Accetti, noto alle cronache per essersi autoaccusato di aver avuto un ruolo nel rapimento di Emanuela Orlandi, che scompare da Roma sei mesi prima la misteriosa morte della quasi coetanea Ketty Skerl, dice agli inquirenti che tra i due casi c’è un legame e di andare a controllare al Verano la tomba della ragazza uccisa nel gennaio del 1984. Il personaggio viene considerato inaffidabile, ma nel luglio del 2022, si scopre che effettivamente i resti della povera ragazza al cimitero non ci sono più e che la bara è stata trafugata. (Negli stessi giorni ci si è accorti che anche i resti della povera Elena Aubry, la ventenne morta sulla Colombo, uno dei simboli delle vittime della strada erano spariti dallo stesso cimitero e una delle piste d’indagini lega le due sparizioni ndr) Una notizia dolorosa per chi già 40 anni fa aveva pianto la morte tragica e misteriosa della giovane, e che a qualcuno ha smosso qualcosa dentro, tanto da spingerlo a fare ciò che rimandava da 40 anni: fare i conti con un passato traumatico, rielaborare emozioni profonde e sconvolgenti, e dare un senso al caos in cui si erano trasformate.

Il fidanzato di Katy Skerl e il libro sui suoi ultimi giorni

Francesco Morini, 56 anni, romano, è uno scrittore e, a quattro mani con il fratello Max, ha pubblicato thriller storici, gialli di fiction e guide curiose su Roma (tra gli altri per Newton Compton Nero Caravaggio, Rosso Barocco, Il giallo di Ponte Sisto, Il mistero della casa delle civette), ma mai, fino al 2022 e a quella notizia, era riuscito ad attingere al suo personale vissuto di adolescente, per raccontare una storia buia e controversa, su cui è stata riaperta un indagine dopo anni di silenzio e che conosce molto da vicino.

Nasce così il libro Ragazze perdute, edito da Paesi Edizioni, che è molte cose, anche un romanzo autobiografico, perché Francesco Morini è stato l’ultimo fidanzato di Katy Skerl e nelle pagine scritte, come sempre insieme al fratello Max, ha riversato vissuto, ricordi, emozioni, verità e memorie, oltre ovviamente a ricorrere al proprio mestiere con artifici narrativi necessari per avvincere il lettore e raccontare una storia che vuole essere anche l’affresco di un’ epoca. Perché Ketty Skerl non è solo la povera adolescente finita strangolata in una vigna di Grottaferrata, ma è stata anche una ragazza del suo tempo, che si è mossa in una Roma scossa da fermenti e in un’Italia diversa da quella che conosciamo oggi, ma le cui radici sono da ricercare anche in quegli anni.

Intervista a Francesco Morini, l’ultimo fidanzato di Katy Skerl

A raccontare di più del suo libro Ragazze Perdute e degli ultimi giorni di Katy Skerl, la sua storia, è proprio Francesco Morini in questa intervista a Tua City Mag.

Quando ha deciso che avrebbe scritto un libro che racconta anche di Katy Skerl e la sua storia?

I libri precedenti che abbiamo scritto a quattro mani con mio fratello sono libri di  pura fiction, anche se per i gialli storici ovviamente abbiamo fatto un lavoro di studio e documentazione prima. Questo è un libro diverso perché affonda in un vissuto reale, il mio. Mio fratello mi chiedeva da tempo di pensare a  scrivere qualcosa su questa storia, dei giorni, gli ultimi per lei, in cui ho conosciuto e frequentato Katy Skerl prima della sua tragica fine, ma la verità è che io ho cercato di rimuovere, rimandavo, ho evitato per diverso tempo di immergermi in quei ricordi. C’è voluta la conferma del trafugamento dei resti di Katy al Verano per spingermi a scrivere di lei e di quei giorni. Per me all’inizio è stato un lavoro straziante, che mi ha fatto riaffiorare inevitabilmente tanti ricordi non solo legati a lei, ma anche a quel particolare momento della mia vita, a situazioni e persone che non ci sono più e insomma, non è stato affatto facile.

Come definirebbe il libro Ragazze Perdute? Quanto c’è quanto del giallo della morte di Ketty Skerl, della sua storia personale e quanto della Roma di quegli anni?

Definisco Ragazze Perdute innanzitutto un romanzo autobiografico su una storia che ho vissuto in prima persona a 17 anni. È ambientato nel 1984 a Roma. Noi eravamo due ragazzi di quel tempo, entrambi impegnati politicamente a sinistra. Ci siamo conosciuti a una festa di Capodanno e il libro racconta gli ultimi venti giorni prima della tragedia. È un romanzo di amore, di morte e anche politico, che vuole raccontare non solo la storia di Ketty Skerl o la mia, ma anche un preciso momento storico.

Che ricordi ha di lei, della ragazza trovata morta il 21 gennaio 1984 in una vigna di Grottaferrata?

Me la ricordo come una ragazza piena di vita, di passioni e di senso dell’ umorismo. Parlavamo molto di politica, perché entrambi eravamo militanti di sinistra, ma anche di musica, ci piacevano i cantautori, e di molto altro. Ketty Skerl mi ha lasciato una traccia indelebile, ma è stata il mio primo amore e me l’avrebbe lasciata anche se oggi fosse viva.

Come vi siete conosciuti? Cosa ricorda di quei giorni?

Io ho conosciuto Katy a una festa di Capodanno a casa di un amico comune. Lei abitava a Montesacro e io a Talenti, lei frequentava il liceo artistico a Ponte Milvio, io il liceo Orazio nel mio quartiere. E l’ultima volta che l’ho vista è stata a una festa, un sabato pomeriggio a casa di una ragazza del ginnasio del mio liceo, poche ore prima che la ritrovassero morta. Fu una delle prime ad andare via da quella festa, perché aveva appuntamento con un’amica, doveva raggiungerla a casa sua a Lucio Sestio perché la mattina dopo avevano programmato di andare a sciare in montagna a Campo Felice. Mi ricordo benissimo che le dissi che l’avrei volentieri accompagnata a prendere l’autobus sulla Nomentana, anche perché era un tratto molto buio e ci rimasi molto male perché lei fu categorica ma anche scostante nel dirmi di no. Infatti subito mi venne il dubbio che avesse appuntamento con qualcun altro, anche perché a me in quell’occasione mi trattò in modo molto duro, nonostante il fatto che uscivamo insieme e ci frequentavamo. Quando se ne è andata dalla festa era nervosa e tesa e, con il senno di poi, ho pensato che non volesse coinvolgermi in qualche situazione complicata.

Un autore di thriller e romanzi storici, come ha lavorato invece su un materiale di vissuto, il proprio, reale?

Nel libro ho scelto di usare due piani temporali: il primo è il racconto in presa diretta del me diciassettenne. Un ragazzo che si è trovato a vivere in un arco temporale molto breve due emozioni fortissime: il primo grande amore e il lutto improvviso per la morte violenta della ragazza di cui era innamorato. E poi c’è lo scrittore di oggi, che cerca di rimettere insieme i pezzi. È da sottolineare che io e mio fratello scriviamo romanzi, e anche questo lo è. Non si tratta assolutamente di un’inchiesta giornalistica. Questo è importante da sottolineare visto che comunque c’è un inchiesta riaperta. Noi scriviamo romanzi, è il nostro mestiere. E lo dico  anche perché sono stato accusato di sciacallaggio e addirittura di essere in possesso del diario dell’epoca di Ketty da qualcuno che ha letto il libro. Un’accusa ridicola se non fosse gravissima: si tratta semplicemente di un artificio narrativo che abbiamo pensato di usare mettendo nel libro delle (immaginarie!) pagine di diario, scritte da noi, per riconsegnare al lettore la freschezza di pensiero che poteva avere una ragazza 17enne. Questa storia parte da basi reali, ma io e mio fratello siamo romanzieri.

Lei si sarà fatto un’idea sul caso Katy Skerl, la sua storia, la sua morte e il giallo che ne è derivato, qual è?

La mia idea è che forse i casi Orlandi, Gregori e Skerl possano davvero essere legati. Naturalmente è un punto di vista strettamente personale, ma io credo che l’ipotesi della guerra interna al Vaticano, tra le fazioni che si combattevano l’una in appoggio al Papa e alla sua politica anti-sovietica che passava anche per il denaro dello Ior e l’altra che era dalla parte opposta della barricata. Kety era una ragazza impegnata politicamente, ma anche di origine straniera, figlia di un apolide. Il suo corpo è stato ritrovato in un terreno a Grottaferrata nelle cui vicinanze sorgeva da una parte l’abitazione di Umberto Ortolani, dall’altra la sede di Pro Fratibus che mandava fondi a Solidarnoc. Tutti elementi che potrebbero essere letti in relazione all’ipotesi dell’intrigo Vaticano-internazionale. In questo senso Katy potrebbe essere stata la terza pedina di un gioco enorme, insieme a Emanuela Orlandi e a Mirella Gegori. All’ipotesi del maniaco invece, io personalmente non ho mai molto creduto.

E’ vero che la notte in cui Katy Skerl fu uccisa arrivò una telefonata strana a casa sua?

Sì, era notte fonda, rispose mia madre e sostenne che dall’altra parte aveva sentito la voce di una ragazza che chiedeva aiuto, ma anche quella telefonata con il senno di poi era strana, poteva essere un depistaggio, perché poi scoprimmo che a quell’ora, secondo l’autopsia, Katty era già morta. Io cercai di parlarne con mia madre nei giorni successivi, ma c’era molto imbarazzo a parlare con me di lei, pensavano forse di ferirmi, soprattutto in famiglia. ImmaginaTE che io ero tornato da quella festa pure contrariato per come mi aveva risposto lei quando le avevo proposto di accompagnarla, nella notte questa strana telefonata, poi la mattina arriva la polizia e ci racconta cosa è successo. La telefonata poteva essere stata un altro depistaggio, anche perché nei giorni successivi io e anche mia madre ci accorgemmo di essere pure pedinati e mi ricordo bene che in quei giorni era un misto di tristezza ma anche di paura.

E’ contento oggi di aver scritto Ragazze Perdute su questa sua esperienza e sugli ultimi giorni di Katy Skerl?

Dal punto di vista personale, dopo la fatica fatta per ripercorrere il passato ora mi sento alleggerito. Mi sono anche reso conto, dopo aver scritto il libro, che forse bisognava farlo perché la morte di Katy Skerl rischia di cadere nel dimenticatoio. Qualche mese fa c’era stata la proposta di intitolare una strada a questa ragazza, ma la risposta sarebbe stata che questa storia è poco conosciuta e non avrebbe la rilevanza necessaria.

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