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Esce nelle sale italiane l’intenso biopic Judy, in cui una Renée Zellweger in odore di Oscar si cala nei panni scomodissimi di una diva tormentata e fragile

Nel film Judy,  in sala da oggi, una irriconoscibile Renée Zellweger si cala nei panni scomodi di Judy Garland, incarnando il talento, ma sopratutto i tormenti , di una delle più brillanti stelle della golden age di Hollywood.

Una stella che ha vissuto di grande luce ma anche di immenso buio. Ed è proprio il suo buio che il film Judy si sforza di raccontare, partendo dall’ultimo, difficilissimo, scorcio di vita della diva ma legandolo con continui flashback ai giorni in cui la fidanzatina d’america incantava, giovanissima, tutto il mondo, assicurando fatturati stellari alla Metro Goldwyn Mayer. Ma proprio in quei giorni di gloria va cercata la radice dell’infelicità e delle fragilità che segnarono la tormentata esistenza di Judy, fino al triste finale per overdose. Judy aveva solo 47 anni, aveva brillato, bruciato e sofferto.

Aveva solo dodici anni Frances Ethel Gumm, quando iniziò ad esibirsi in giro per l’America in coppia con la sorella, e venne notata da un talent scout della Metro Goldwyn Mayer.

Sebbene così giovane, quella ragazzina figlia di due attori del vaudeville, già comunicava il suo grande talento: sapeva stare sul palco, aveva un bel faccino, calamitava l’attenzione del pubblico ed era benedetta da una voce da usignolo. Tutte caratteristiche che la portarono dritta a Hollywood, dove qualcuno scelse per lei il nome d’arte di Judy Garland.

La giovane Judy viene scaraventata sulle scene e dentro le complicate dinamiche della popolarità, grazie ad una favola, quella di Dorothy, la protagonista del film il Mago di Oz. È il 1939 e la ragazzina del Minnesota diventa all’improvviso famosa in tutto il mondo, grazie alla sua interpretazione e anche alla canzone Over the Rainbow, che diventerà, come il film da cui è tratta, un successo globale.

Da quel momento è un’escalation: la Garland diventa una star dei musical e delle commedie della Hollywood degli anni d’oro, a fianco di giganti come Fred Astaire e Gene Kelly.

Nel frattempo Judy cresce: ormai è ricca e famosa ed ha abbracciato in tutto e per tutto lo stile di vita di Hollywood. Si sposa la prima volta nel 1941, con il musicista David Rose, ma la storia finisce presto, e nel 1945 è già al secondo matrimonio, con il regista Vincent Minelli. Dal secondo marito ha la figlia Liza, che seguirà le orme artistiche della madre. Ma è solo l’inizio, perché alla lista finale dei mariti della star ne mancano ancora ben tre: nel 1952 la Garland sposa Sidney Luft e nel 1965 Mark Herron. Poco prima di morire, come racconta bene il biopic, convola a nozze di nuovo, e diventa la moglie di Mickey Deans.

Una giostra di relazioni che rispecchia un’inquietudine ben più estesa e pericolosa, che inizia troppo presto a distruggere la serenità dell’ex ragazzina prodigio. Già nel ’48 si registrano i ricoveri della giovane star in rehab, nel tentativo di disintossicarsi dall’alcool e dalle droghe: un calvario che continuerà per tutta la vita, tra cadute e risalite. E per ricominciare, l’artista, si aggrappa sempre alla sua arte. Ma è tutto solo un lungo ripretersi di cadute e risalite.

Nel ’54 Judy Garland è di nuovo la protagonista di un grande film: E’ nata una stella, la struggente storia di una giovane cantante che arriva al successo grazie alla guida di un vecchio musicista alcolizzato. Una trama ripresa più volte al cinema, fino all’ultima versione, quella con Lady Gaga e Bradley Cooper. Un film, a cui la star teneva molto e con cui era sicura di arrivare, finalmente, all’Oscar. Ma le sue aspettative rimasero deluse, e questo, raccontano i biografi, sarebbe stato un altro colpo non solo alla sua ambizione ma anche alla sua emotività.

La sua carriera cinematografica di Judy Galrnand proseguirà poi grazie a produzioni televisive e a concerti in giro per il mondo, ma il grande successo cinematografico non la riguarderà più anche perchè nessuno si fida più di quell’ingestibile e capricciosa creatura. I suoi demoni, rendono l’attrice intrattabile e inaffidabile e nessuno scommette più su di lei. Nel 1967 ha un’altra occasione, ma viene licenziata durante le riprese de La Valle delle Bambole sul cui set si presenta in ritardo o non si presenta affatto.

Il film con Reneé Zelweger parte da lì, dalla diva al tramonto inabissata nei debiti, aggrappata alle sostanze e totalmente disperata. Ancora un ultimo giro di walzer, ancora una corsa sulle montagne russe, lo spettacolo teatrale a Londra e poi il sipario che cala inesorabile a indicare la fine dello show.

È il 22 giugno del 1969 a Londra quando il suo ultimo marito trova Judy Garland riversa sul pavimento della sua camera d’albergo, stroncata da un overdose di barbiturici. Ha solo 47 anni e la sua vita, tutto sommato, oltre l’arcobaleno, non è stata una favola.

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