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IRENE BRIN: VITA E AVVENTURE DI UNA DONNA CHE SEGNO’ IL SUO TEMPO

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Si chiama Irene Brin ‘Il mondo’, il libro curato da Flavia Piccinni e pubblicato da Atlantide Edizioni presentato a Roma, e che ha il merito di riproporre gli scritti, realizzati tra il 1920 ed il 1965, praticamente introvabili, di un’autrice e di un personaggio che segnò un’epoca, tutto da (ri)scoprire.  Ma  chi era Irene Brin? Innanzitutto una donna colta e poliedrica, una grande animatrice della vita artistica e culturale capitolina, una pioniera per i suoi tempi. Fu giornalista, scrittrice, gallerista, viaggiatrice e molto altro.E’ considerata la prima fashion editor italiana e una delle piu’ importanti animatrici della vita culturale di Roma.

Nacque Maria  Vittoria Rossi, a Sasso di Bordighera, nel 1914, ma, a dispetto del nome all’anagrafe, non fu mai una donna ‘comune’ per i suoi tempi. Inizio’ a lavorare ventitreenne come giornalista per “Il Lavoro”, usando un primo pseudonimo,  ma il nome che le rimarrà addosso tutta la vita lo inventò per lei Leo Longanesi, che la chiamò a collaborare al suo Omnibus nel 1937.

Sulle pagine di quel giornale Irene Brin scrisse acuti articoli di costume, poi arrivo’ la collaborazione alla Settimana Incom, dove la Brin divenne la ‘contessa Clara’ e con la sua penna, nascosta dietro il personaggio di una matura nobildonna, insegno’ alle italiane ironia e buone maniere. Quando arrivo’ la proposta che le cambio’ la vita, quella di collaborazione ad Harper’s Bazaar, direttamente dall’ autorevolissima direttrice Diane Vreeland, nel 1950, Irene Brin, aveva già viaggiato per mezzo mondo, in compagnia dell’ inseparabile marito Gasparo Del Corso,  aveva fatto la corrispondente di guerra, la traduttrice, la commessa in una libreria, aveva conosciuto la guerra, la  fame, la paura,la dissidenza, i circoli artistici,  i migliori salotti d’ Europa e la buona società americana .

Da quel momento, divenne anche  la prima fashion editor italiana: colei che supervisiona e organizzi sevizi di moda, spesso decidendo della sorte dei marchi sartoriali.  Come corrispondente da Roma della rivista newyorkese che allora dettava legge tra gli ‘happy few’,  Irene Birn divenne l’ ambasciatrice del talento dei sarti italiani nel mondo, contribuendo al successo di firme come le sorelle Fontana, Capucci, Lancetti, e tanti altri. Si può dire che Irene Brin, in qualche modo, contribuì ad inventare il fenomeno del made in Italy.

Amante dell’ arte a 360 gradi, fu anche un punto di riferimento per tutti gli artisti delle avanguardie degli anni 50 e 60 che passavano per Roma, da Burri a Fontana, da Morandi a Guttuso, tutti fecero tappa in via Sistina alla galleria dell’ Obelisco di Gasparo e Maria del Corso.

Donna di mondo e grande comunicatrice, scrittrice acuta e perfettamente a suo agio con la sua contemporaneità, Irene Brin anticipa un modello di donna intraprendente e instancabile, dai mille interessi, avida di avventure e conoscenza.

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