lorenza fruci

C’è ancora tanto da camminare sulla tortuosa strada della Parità di genere, e in Campidoglio c’è chi se ne sta occupando. TuaCityMag intervista Lorenza Fruci, delegata della Sindaca di Roma alla Parità di Genere

Il Campidoglio ha lanciato nei giorni scorsi un interessante progetto, “A scuola di parità”, per promuovere nelle scuole la parità di genere attraverso varie iniziative. Il progetto si inserisce in una serie più ampia di misure su cui il Comune di Roma sta lavorando nell’ottica di contrastare la violenza sulle donne anche attraverso l’azione culturale per scardinare gli stereotipi. Parliamo di questo con Lorenza Fruci, delegata della sindaca Virginia Raggi alla Parità di Genere.

Che cos’è “A Scuola di Parità” e come nasce l’idea?


“A scuola di parità” è un progetto al quale teniamo molto perché sposta l’attenzione sulla prevenzione della violenza, mirando ad uno scardinamento degli stereotipi in cui è radicata. Finanzia, nell’anno scolastico 2020/2021, iniziative di promozione delle pari opportunità nelle scuole secondarie di secondo grado, con particolare riferimento al contrasto della violenza contro le donne e al superamento degli stereotipi di genere. L’idea nasce dal presupposto che, per favorire un’educazione sentimentale paritaria, si deve partire da un cambiamento culturale e dalla conoscenza delle dinamiche della nostra società, dal confronto e dalla condivisione di storie.


 Avete già realizzato un progetto su queste tematiche nelle scuole precedentemente, con quali risultati?


“A scuola di parità” nasce sulla scia dell’esperienza-pilota condotta da questa amministrazione con il progetto CHI.A.RA. (Chi ti Ama ti RispettA), realizzato in alcuni licei romani nell’anno scolastico 2018/2019, in collaborazione con la Polizia Locale, che ha portato nelle classi esperti e testimoni diretti della violenza di genere. I ragazzi hanno risposto positivamente all’esperienza proposta e questo ci ha convinto dell’importanza di riproporla attraverso un bando pubblico. Siamo molti soddisfatti dei numerosi progetti ricevuti dalle scuole, la loro partecipazione e il loro interesse confermano la necessità di accompagnare le nuove generazioni verso un cambiamento di mentalità e atteggiamento.



Parliamo del suo lavoro. Chi è la delegata della sindaca alle Parità di Genere, e di cosa si occupa in concreto?


Sono una figura tecnica e mi occupo di progettualità per lo sviluppo delle politiche di genere, in particolare in favore delle donne. Svolgo un ruolo di supporto e coordinamento tra il Gabinetto della Sindaca e l’Assessorato Pari Opportunità. Inoltre, mi interfaccio con la cittadinanza, dialogando con le associazioni e i comitati, e in generale con tutti gli organi di rappresentanza che si occupano di pari opportunità.



Che tipo di percorso personale ha fatto lei rispetto a queste tematiche?


Mi sono sempre interessata, sia per motivi personali che professionali, ai temi legati al mondo delle donne, all’universo femminile e alla storia del femminismo. Fin da bambina ho sempre cercato “naturalmente” dei riferimenti femminili nella mia quotidianità, nei miei interessi culturali e nei miei studi. Notando la quasi totale assenza del pensiero femminile nei testi che si studiano nelle nostre scuole, sono andata a cercarli. Le disparità e le narrazioni del mondo al maschile mi sono sempre state palesi e, appena ho potuto, ho cercato di evidenziarle o di contro-narrarle. Sono interessata ai diritti e alle libertà delle donne, alle parità nel lavoro, alla nostra rappresentanza politica, all’immaginario che ci raffigura, alla storia che ci racconta. Il mio impegno in questo senso è stato sempre in direzione costruttiva, riscrivendo le storie o ribaltando il punto di vista, inducendo delle riflessioni nelle persone, ponendo delle questioni, aprendo al dubbio. Non ho mai creduto nello scontro e nell’aggressività, ma sempre e solo nella cultura e nel ragionamento. Quello che possiamo fare ogni giorno nelle nostre vite è enorme: ognuno di noi, in ogni persona che incontra, può accendere una luce su una questione che non aveva mai considerato. Il mio impegno a favore delle donne e della parità di genere nella nostra società si è sempre concretizzato così: nella quotidianità, nella contro-narrazione maschile, nel cambiamento culturale ed ora nella sensibilizzazione attraverso e dentro le istituzioni.



Perché le stanno a cuore e la appassionano, se la appassionano, le questioni di genere?

Sì, mi appassionano. E mi sono appassionata a queste tematiche, come le dicevo, in maniera spontanea. Non saprei spiegarle il motivo, per me è stato naturale. Nella mia biblioteca ci sono soprattutto testi scritti da donne e nei film, nella pittura e nella fotografia ho sempre amato rappresentazioni e storie di donne libere e indipendenti. Ho sempre cercato maestre e non maestri, “personagge” e non personaggi che potessero ispirami. Molto devo però anche all’ “educazione alla vita” avuta da mio padre che mi ha cresciuta libera, non dicendomi mai “questo lo fai o non lo fai perché sei femmina”, come spesso accade. Per lui sono sempre stata un essere umano e mi ha spronata a fare solo quello che desideravo, a inseguire i miei sogni, anche se anticonvenzionali, senza lasciarmi influenzare dai condizionamenti esterni. Ovviamente mia madre è stata complice di questa educazione, e li ringrazierò sempre per come mi hanno introdotta alla vita. Sento molto il mio essere femmina e donna, e nella società sono sempre interessata a individuare nelle questioni, prima di tutto, il punto di vista femminile. Quando non lo trovo, cerco di crearlo.


Secondo la sua percezione, Roma e i romani sono sensibili a questi temi?


Non ne farei un discorso romanocentrico, ma piuttosto di società. La sensibilità si sta creando, giorno dopo giorno, grazie all’impegno senza sosta di persone impegnate nell’attivismo, nell’associazionismo, nelle istituzioni e nella politica in generale. È un percorso tracciato, ma ancora lungo; basti pensare alla fotografia dello status quo delle politiche di genere che ci ha fornito il lockdown per il Covid-19. Le leggi ci sono, ma non sono state interiorizzate dalla società, cioè dalle persone. La parità è ancora percepita come qualcosa di teorico, o peggio di utopico, e non come un processo che deve interessare un cambiamento in tutti noi. Quindi direi che c’è una sensibilità ancora superficiale su questi temi. Abbiamo tanto da lavorare, tutti. E tutti insieme.  



Quali sono le problematiche e le resistenze maggiori che riscontra nel portare avanti il suo lavoro?


La resistenza maggiore che riscontro è nella totale mancanza di attenzione e conoscenza dell’argomento parità. Quando mi siedo ai tavoli mi guardano sempre come “quella in più”, come se fossi portatrice di argomenti marginali che non interessano tutti. E invece è esattamente il contrario: le pari opportunità sono trasversali ai temi, ai settori, a tutte le politiche, e riguardano uomini e donne. La parità si realizzerà solo quando questo concetto sarà chiaro a tutti.



Quali interlocutori sul territorio vengono coinvolti nello sforzo di lavorare per la parità di genere?


Gli enti locali si interfacciano e si relazionano con tutte le istituzioni a livello locale, regionale, nazionale e internazionale. E in generale con tutti gli organi di rappresentanza che si occupano di pari opportunità e non solo, comprese le associazioni e la cittadinanza.



Una giunta con molte donne, come quella attuale, sente più il dovere di occuparsi delle questioni di genere secondo lei?


È chiaro che le donne sono naturalmente e necessariamente più portate ad occuparsi delle pari opportunità tra i sessi, venendo noi da una storia che ci ha relegate alle minoranze. Il mio auspicio è che ci siano sempre più uomini a evidenziare le disparità e a impegnarsi a superarle. Questa sarà una delle battaglie vinte. Nella nostra giunta il tema è molto sentito e tutte le iniziative che riguardano queste tematiche sono sempre ben accolte e promosse.



In quali modi e attraverso quali iniziative il comune ha lavorato finora per la parità di genere? Quali le prossime iniziative in programma?


Purtroppo, e per fortuna, il tema delle donne si è molto concentrato negli ultimi anni sul fenomeno della violenza maschile e quindi molti investimenti e risorse, sia economiche che umane, sono impegnate nel contrastare questo triste fenomeno. Anche questa amministrazione si è impegnata molto in questa direzione, aprendo centri antiviolenza e strutture residenziali per donne vittime di violenza. Il numero delle donne seguite dai nostri centri antiviolenza è costantemente in aumento, a maggio 2020 abbiamo registrato un totale di 627 donne prese in carico, contro le 352 di maggio 2019, segnando un aumento del 78% di donne seguite.
Le prossime iniziative si concentreranno sulla prevenzione della violenza e sull’empowerment femminile. Sono in programma dei progetti di taglio socio-culturale e comunicativo che hanno l’obiettivo di incidere sulla cultura che è alla base del cambiamento e delle parità.

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