giovanna pugliese

“Siamo orgogliosi di quello che stiamo facendo nella Regione Lazio a supporto delle donne. Siamo anche stati premiati per le nostre buone pratiche e per la qualità dei servizi per le donne. Dobbiamo proseguire su questa strada e fare sempre di più”.

La conversazione con l’Assessora al Turismo e alle Pari Opportunità della Regione Lazio Giovanna Pugliese, inizia da quello che si è fatto e si sta facendo, ma senza dimenticare il tanto che c’è ancora da fare. La Regione Lazio infatti si distingue per l’attenzione e le misure prese in sostegno delle donne vittime di violenza, ma anche per quelle a supporto di un’effettiva parità di genere. Discorsi strettamente collegati, che si cerca di portare avanti parallelamente con lo stesso impegno e la stessa continuità.

Assessora Giovanna Pugliese, iniziamo dal discorso più delicato, quello legato alla violenza di genere. Negli ultimi difficili mesi quali sono stati gli sforzi della Regione Lazio a sostegno delle donne vittime? Cosa si sta facendo in concreto?

Questa Giunta sta facendo un grande lavoro in questo senso. Nonostante la difficile situazione dei mesi scorsi, su questo fronte non ci siamo mai fermati e anzi, abbiamo intensificato gli sforzi. Abbiamo costruito e cerchiamo di ampliare sempre di più una rete a sostegno delle donne vittime di violenza.

L’Assessorato lavora coordinandosi con la Cabina di Regia  e dialogando con le associazioni del territorio per rendere sempre più forte ed efficiente una rete di servizi che punta non solo al primo ‘step’, quello dell’accoglienza delle donne che chiedono aiuto, ma anche ad accompagnarle nel difficile processo di ricostruzione delle proprie vite.

Oltre ai Centri Antiviolenza, che sono il primo approdo delle donne che cercano aiuto, ci stiamo impegnando in questo momento ad ampliare la rete delle Case Rifugio, così come disegnate dalla Convenzione di Istanbul. In queste strutture,  gestite dalle associazioni, le donne possono trovare il sostegno di tante figure professionali diverse, dalla psicologa, all’avvocata all’assistente sociale. Abbiamo attive al momento nove  case-rifugio sul nostro territorio ma abbiamo già stanziato i fondi, arrivati dal governo, per aprirne altre sei, che speriamo siano pronte entro la fine dell’anno.

Le donne che denunciano dunque, non devono aver paura poi, di rimanere sole ad affrontare la loro battaglia?

Assolutamente no. Questa è l’informazione che va data. Nessuna donna vittima di violenza verrà lasciata sola. Stiamo facendo ogni sforzo perché la rete di servizi, associazioni, professionisti diventi sempre più ampia e più veloce nell’aiutare le donne e i loro figli, e anche gli orfani di femminicidio, che aiutiamo fino al compimento del loro ventinovesimo anno. Le donne vittime di violenza non devono temere di denunciare. Troveranno aiuto in un sistema che è composto dai Cav che sono il primo approdo, dalle Case Rifugio, dove saranno accompagnate a riprendersi la vita, per poi passare a una casa di semiautonomia e ripartire. Abbiamo ottimi servizi sociali, associazioni che lavorano instancabilmente, protocolli di intesa con gli ordini di psicologi e avvocati e tanti altri modi per non lasciare sole le donne che denunciano.

Tra le nuove aperture di Cav e Case Rifugio ce n’è una di forte valenza simbolica, ovvero il Centro Antiviolenza che aprirà a Sezze nella casa che fu di Donatella Colasanti, vittima del massacro del Circeo

Un’idea nata nel corso del Premio Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. Una serata che abbiamo organizzato con le scuole. Siamo felici di poter dare corso a questo progetto. Ha un grande valore di memoria e riscatto, visto che ci ricorda un fatto che può essere considerato l’apice della brutalità della violenza sulle donne. Grazie alla disponibilità del fratello di Donatella, la sua casa diventerà il primo approdo per tante donne in difficoltà.

Un’iniziativa che nasce nell’ambito di un Premio che coinvolge gli studenti del Lazio. Quanto è importante partire dalle scuole per combattere la cultura alla base della violenza di genere, e cosa si sta facendo in questo senso?

E’ fondamentale lavorare nelle scuole. Noi cerchiamo di portare avanti iniziative utili sia contro la violenza di genere, e la violenza in generale che, dall’altro lato, iniziative di empowerment al femminile.  In questi anni abbiamo fatto con entusiasmo molto con i giovani. Abbiamo portato nelle scuole esperti, personaggi pubblici, ma anche donne vittime di violenza che hanno dato la loro testimonianza diretta.

Abbiamo promosso iniziative che coinvolgessero i ragazzi in prima persona, come l’evento “Io non odio” . La manifestazione è nata per stimolare la riflessione e la reazione dei ragazzi sui temi della violenza declinata in tutte le sue espressioni. Insegnanti e studenti sono stati coinvolti insieme a importanti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo impegnati su questi temi, come ad esempio Michela Murgia. Abbiamo anche messo in scena Ferite a morte di Serena Dandini, con studentesse sul palco al fianco di attrici come Isabella Ragonese o Benedetta Porcaroli.

Quest’anno, restrizioni Covid permettendo, stiamo pensando di rendere questa manifestazione itinerante. Pensiamo a una sorta di carovana contro l’odio, che si sposti di territorio in territorio per raggiungere la maggior parte dei ragazzi possibile. E’, quella con i giovani, una sfida importantissima che dobbiamo vincere. Il lavoro in questo senso nelle scuole è urgente, anche i recenti, terribili fatti di cronaca, ce lo dimostrano.

L’importanza di un cambio di mentalità e di un vero raggiungimento della parità si fa, soprattutto, con azioni molto concrete. Il Lazio è la prima Regione a prevedere un criterio che premia, in sede di gare pubbliche, quelle imprese che dimostrino di perseguire attivamente al loro interno l’obiettivo della parità di genere. Una misura, immaginiamo, che avrà scatenato polemiche, oppure no?

Le resistenze si incontrano sempre quando si cerca di cambiare uno stato di cose e di andare avanti. Qui c’è da sfondare il tetto di cristallo, che esiste ancora. Basta guardare a quante donne ci sono in ruoli veramente apicali nella nostra società, ancora troppo poche. Questa norma è particolarmente innovativa perché premia, di fatto, le aziende che partecipano ai bandi regionali e che si impegnano concretamente a dare spazio nelle donne. Abbiamo studiato diversi criteri, quindi vengono premiate sia aziende che hanno donne in ruoli di responsabilità, sia quelle per esempio, che hanno al loro interno servizi come gli asili nido, che possano certificare la corretta gestione dei congedi parentali ecc. Sono criteri che speriamo possano indurre sempre più realtà a perseguire comportamenti virtuosi in tema di parità di genere.

Qui si tratta di costruire una nuova società. Dobbiamo lavorare contemporaneamente sul fronte del contrasto alla violenza e su quello di un nuovo approccio culturale in tema di relazioni, di equità e puntando costantemente sull’empowerment femminile.

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