Site icon Tua City Mag

Ines dell’anima mia, la storia vera di Ines de Suarez

ines dell'anima mia storia ines de suarez

Ines dell'anima mia, la storia vera di Ines de Suarez Foto: wikipedia

A svelare per primo al grande pubblico la straordinaria avventura di Ines de Suarez  è stato il romanzo di Isabel Allende che ora diventa una grande produzione televisiva, Ines dell’anima mia, in onda da stasera in prima serata su Canale 5.

Pochi sanno che dietro le vibranti pagine di Ines dell’anima mia c’è la vera storia di Ines de Suarez. La giovane e impavida spagnola partecipò, unica donna, in un ruolo di primo piano, nella conquista del Cile.

Ines dell’anima mia, la vera storia di una donna senza paura

Chi era davvero la protagonista di Ines dell’anima mia? Qual è la sua storia vera?

Anche se la sua vicenda ci è arrivata soprattutto tramite un’opera dal carattere narrativo, e dunque ampiamente romanzata, di Ines de Suarez, sappiamo molto.

La sua fu davvero un’esistenza straordinaria, che la portò a guadagnarsi stima, consenso e devozione, nel durissimo mondo dei conquistadores del nuovo mondo.

Chi era la vera Ines de Suarez

Ines de Suarez nasce nel 1507 in Estremadura, una regione centrale della Spagna. Nel 1537 attraversa l’oceano e arriva nel Nuovo Mondo, con l’intenzione di ricongiungersi al marito, partito insieme ai fratelli Pizarro, per conquistare alla corona di Spagna il Perù.

Giunta a Lima, dopo un lungo e pericoloso viaggio, Ines scopre che il marito, Juan de Malaga, è morto.

Sola, in una terra non solo straniera, ma del tutto sconosciuta, Ines de Suarez chiese al governatore un piccolo appezzamento di terreno a Cuzco, in modo da arrangiarsi per sopravvivere.

Proprio a Cuzco, la giovane Ines, fece l’incontro che cambiò la sua vita.

Pedro Valdivia, colui che passerà alla storia come conquistador e fondatore di Santiago del Cile, era in quel momento solo un aiutante di campo, un soldato agli ordini di Francisco Pizarro.

Sulla storia d’amore con Pedro non si può che rimandare alle bellissime pagine scritte con la consueta vividità da Isabel Allende. La scrittrice racconta ampiamente nel suo romanzo, di questa storia sbocciata tra due anime guerriere.

Ma Ines de Suarez, nella sua storia vera, fu molto di più dell’amante del Conquistador.

Una donna alla conquista del Cile

Nel gennaio del 1540, Pedro Valdivia  decise di tuffarsi nell’avventura che avrebbe inciso il suo nome nei libri di storia. Partì, a capo di centocinquanta uomini (e una donna) per esplorare e conquistare, in nome della corona di Spagna, lo sconosciuto territorio che oggi corrisponde al Cile.

Tra gli avventurosi che lo seguirono in questa pericolosa spedizione in terre ignote, in sella al suo cavallo, c’era anche la donna con cui aveva intrecciato la sua vita, Ines de Suarez.

Per portarla con sé, il conquistador fecce carte false, dovette chiedere più volte al governatore che acconsentì quando Ines venne presentata come domestica.

Suo compito durante la spedizione, sarebbe dunque stato quello di occuparsi delle necessità degli uomini, e di curare malati e feriti.

Già nel corso di quel viaggio, l’apporto di Ines de Suarez fu un fondamentale contributo alla spedizione. Oltre ad accudire e curare feriti e malati, Ines fu fondamentale per salvare tutti dalla sete, quando guidò gli uomini alla ricerca di acqua nel deserto.

Forte, determinata, dotata di una resistenza alla fatica e alle ristrettezze non comune, Ines seppe guadagnarsi sul campo l’apprezzamento dei suoi compagni di spedizione.

Per il capo, il suo uomo, fu ancora determinante. Non solo come compagna, ma anche e soprattutto perché fu lei a salvargli la vita, in occasione di una congiura orchestrata per farlo fuori. In un clima duro di ribellione e insofferenza verso l’autorità, man mano che le difficoltà aumentavano e il viaggio diveniva più difficile.

Ines de Suarez, la donna che fondò e poi salvò Santiago del Cile

Ma l’episodio che rese Ines de Suarez una vera eroina, e di cui è rimasta traccia negli scritti dei testimoni e nei libri di storia, avverrà più avanti, ovvero una volta che quel durissimo viaggio arrivò a destinazione.

Dopo undici mesi di marcia, affrontando ogni tipo di difficoltà, la spedizione di Pedro Valdivia, arrivò nella ricca valle del fiume Mapocho. Qui, in una posizione che prometteva prosperità, venne fondata Santiago, oggi capitale del Cile.

Mentre i ‘coloni’ si stabilivano nel loro centro,  un po’ più a nord, sulla costa pacifica, nella zona di Valparaiso venne scoperto l’oro.

Il metallo prezioso motivo delle più grandi efferatezze subite dagli indios da parte dei conquistatori europei.

Efferatezze che non tardarono ad innescare funeste conseguenze.

Fu per questo che scattò la rivolta dei Mapuche che assediarono la neonata Santiago, con l’intenzione di distruggerla.

Pedro era assente e la difesa della città venne organizzata come si potè. Fu in questi frangenti che la figura di una donna spietata come una guerriera, determinata a difendere ciò per cui aveva lottato si mise, di fatto, a capo degli uomini arroccati nella città.

“Quando l’esercito era prossimo alla rotta degli indiani, Ines Suarez si mise sulle spalle una cotta di maglia e, coprendola con una giacca di pelle d’alce, uscì tra i soldati con la spada alzata, animandoli più con le sue parole come un valoroso capitano”.

Così scrive di lei e di quella giornata di guerra, Pedro Mariño de Lovera, contemporaneo di Valdivia.

Ines de Suarez salvò la città con la spietata freddezza di una combattente, proponendo di spaventare gli indios con la decapitazione di sette prigionieri.

Fu lei a dare personalmente l’ordine di esecuzione sul patibolo. Fatto questo, gettò le teste dei giustiziati tra la folla e guidando i soldati contro i ribelli, che alla fine di una giornata di sangue vennero definitivamente sconfitti.

Exit mobile version