Nel cuore del quartiere Ostiense, apre i battenti Industrie Fluviali, spazio poliedrico per l’innovazione culturale, sociale e tecnologica.

Dal 25 ottobre, negli spazi post-industriali dell’ex Lavatoio Lanario di Via del Porto Fluviale 35, apre Industrie Fluviali, il nuovo ecosistema culturale di Roma all’insegna di accessibilità, integrazione, sinergia, rigenerazione urbana, sostenibilità e tecnologia.

Industrie Fluviali, con i suoi 2000 mq di superficie completamente accessibili anche ai disabili, metterà a disposizione 400 mq di spazi di lavoro condiviso, 5 sale per expo, conferenze e mostre ed un fitto calendario di eventi aperti e accessibili a tutti.

Non solo, all’interno dell’edificio anche spazi per il relax: un bistrot a km zero, un orto urbano, un orto idroponico, un giardino sensoriale, un giardino d’inverno ed una terrazza vista Gazometro, la stessa che ospitò il celebre film “Le fate ignoranti” di Özpetek.

Nato nel 1923 come sito di lavorazione della lana, negli spazi dell’ex Lavatoio Lanario Sonnino, il personale composto unicamente da donne, grazie ai primi macchinari industriali, lavorava la lana proveniente dalla Scozia, dall’Irlanda e dalla Sardegna, trasformandola in un prodotto di altissima qualità.

Dalle donne di inizio ‘900, che con tenacia e sacrificio contribuirono ad assicurare l’empowerment femminile odierno, questo spazio post- industriale vive oggi una rinascita proponendosi come un polo imprenditoriale per imprese, start up e artigiani, ma anche come approdo dove condividere e far confluire idee e valori.

Tra i tanti eventi già in programma rivolti al territorio, spazio alle attività per i più piccoli, visite guidate e approfondimenti sul clima e sul viaggio dell’acqua, elemento cardine della Capitale.

Al centro degli appuntamenti anche l’importante tema dell’integrazione sociale con workshop di poesia per sordi, attività aperte in LIS destinate a udenti e non solo, degustazioni al buio e mostre tattili con le sculture realizzate dalle artiste cieche del gruppo Mano Sapiens: mani che vedono, che creano.

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