ilda boccassini

I giornali la chiamavano, un po’ sprezzanti, ‘Ilda la rossa’, e quell’etichetta, Ilda Boccassini ce l’ha avuta appiccicata per molti anni.’La rossa’, un soprannome che, oltre ad evidenziare il fulvo crine, alludeva a simpatie politiche che l’avrebbero portata a martirizzare Silvio Berlusconi, il quale, da parte sua, la considerava la leader della magistratura comunista.

La stagione di Tangentopoli

Succedeva durante il processo Ruby, ma la storia inizia molti anni prima.

Sono gli anni ’90 e a Milano sta morendo la Prima Repubblica. I protagonisti dell’inchiesta Mani Pulite, conclusa la quale, questo paese non sarà più lo stesso, sono i politici e gli imprenditori più potenti e in vista delle ultime decadi da una parte, e una squadra di magistrati che presto diventeranno delle star, dall’altra.

Un processo che ha segnato le sorti dell’Italia e ancor più quelle degli imputati. Sul banco degli accusati, passa in rassegna tutto il Potere italiano, mentre fuori dal Palazzo il paese chiede a gran voce la gogna in una furia iconoclasta che si materializza in piazze piene e in episodi impressi nella memoria, come il lancio delle monetine contro Bettino Craxi, fuori dall’Hotel Rafael.

I giudici del pool Mani Pulite sono amati alla stregua di eroi nazionali, rivoluzionari in toga che sconfiggono i ladroni e fanno giustizia di una classe dirigente ingorda, capace, letteralmente, di nascondere oro nei divani di casa e di saccheggiare da anni senza pudore le casse pubbliche.

Ilda Boccassini che entra nel pool nel 1995 per sostituire Antonio Di Pietro, diventa la magistrata più famosa d’Italia. Il suo nome, il suo lavoro, è e sarà sempre legato a quel momento, così estremo, furioso come una rivoluzione, che come tutte le rivoluzioni apriva alla speranza di qualcosa di diverso. Chi si ricorda oggi, le speranze di quei giorni?

Ilda Boccassini, le inchieste contro mafia e terrorismo

Se Mani Pulite è stata l’esperienza che più di tutte forse ha proiettato la magistrata napoletana sotto la luce accecante dei riflettori, sia prima che dopo Tangentopoli, Ilda Boccassini è stata impegnata su alcune delle indagini più complesse  e importanti di quegli anni.

Classe 1949, figlia di un magistrato, entra in magistratura a 30 anni e presto porta a casa la prima inchiesta difficile della sua carriera. Siamo alla fine degli anni ’80 e Duomo connection getta luce sulla mafia che prospera all’ombra della Madonnina.

Un’esperienza importante, vissuta fianco con fianco di Giovanni Falcone a cui la legherà un rapporto di colleganza, amicizia e, come scopriamo oggi dal suo memoire, anche di innamoramento da parte sua.

Dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, Ilda Boccassini arriva in Sicilia per partecipare alle indagini, e lavora sulla cattura di Totò Riina.

Nel 1995 viene chiamata a Milano dal procuratore Francesco Saverio Borrelli. Nel pool di Mani Pulite si occuperà soprattutto delle indagini in capo a Silvio Berlusconi e Cesare Previti.

Dopo  Tangentopoli Ilda Boccassini continua ad occuparsi di criminalità organizzata ed è alla guida delle indagini che porteranno agli arresti dei membri delle Nuove Brigate Rosse.

La sua strada si incrocerà di nuovo con quella di Silvio Berlusconi, quando la magistrata napoletana si troverà a lavorare sul Caso Ruby.

Ilda Boccassini è dunque una donna che ha attraversato da protagonista gli ultimi decenni di storia italiana.

Ilda Boccassini e Giovanni Falcone

Andata in pensione nel 2019, oggi Ilda Boccassini è una ex magistrata, ma il suo essere stata in prima linea in alcuni dei processi più importanti della storia recente, rende la sua testimonianza particolarmente interessante.

Che un libro autobiografico avrebbe riscosso interesse era quindi prevedibile, ma che quell’interesse si concentrasse prevalentemente su una rivelazione ‘privata’ era forse non immaginabile.

Nel suo libro, “La stanza n.30” (Feltrinelli) infatti, Ilda Boccassini racconta il suo rapporto con Giovanni Falcone e confessa di essere stata innamorata del giudice ucciso nella strage di Capaci.

Siamo alla fine degli anni ’80, i due magistrati sono impegnati a lavorare sull’inchiesta Duomo connection.

“Me ne innamorai” scrive, senza giri di parole Ilda Boccassini, descrivendo qual sentimento come “un amore alto e puro” e anche del tutto platonico.

Un passaggio che ha scatenato un vespaio di polemiche ma che si spiega anche riascoltando una famosa intervista della magistrata ad Enzo Biagi del 1998, da cui trasuda la profonda stima verso il giudice:“Era morto Giovanni Falcone, a cui mi legava un rapporto di enorme amicizia ed era una delle persone che avevo più care al mondo”.

E ancora, alla domanda che cosa rappresenta Giovanni Falcone per la magistratura italiana, Ilda Boccassini risponde:

“Giovanni Falcone è il passato, il presente e il futuro. Dovrebbe essere considerato il punto di riferimento per la magistratura italiana. Il suo rigore, la sua personalità, la sua autorevolezza, il suo senso dello stato, la sua umanità. Essere un grande magistrato, ma soprattutto un grande uomo. Credo che la magistratura italiana non può avere che lui come riferimento”.

Una dichiarazione d’amore sì, ma soprattutto di stima e gratitudine per un uomo considerato prima di tutto un esempio professionale.

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