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Ilaria Capua, la sua storia giudiziaria diventa un film

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La storia vera dei guai giudiziari della virologa Ilaria Capua diventa un film.

Si intitola Trafficante di virus’, sarà presentato al prossimo Torino Film Festival, per poi uscire nelle sale il 28, 29 e 30 novembre e, successivamente su Amazon.

A incarnare la nota virologa romana, trasformata nel personaggio della talentuosa e determinata ricercatrice Irene, è Anna Foglietta, che non è nuova a ruoli e opere che si ispirano a persone e fatti realmente accaduti, da Nilde Iotti al più recente Alfredino.

Il film della regista Costanza Quatriglio, è ispirato alla vicenda che ha coinvolto anni fa Ilaria Capua, basandosi sul suo libro biografico in cui, finalmente, diceva la sua e raccontava una tempesta giudiziaria che, vista con il senno di poi, non può che definirsi grottesca.

Ilaria Capua, la vera storia della ‘Trafficante di virus’

Ilaria Capua è ormai un volto famigliare per il pubblico italiano. La tragica contingenza della pandemia, ha portato scienziati e virologi a essere ospiti fissi delle trasmissioni tv, nel loro ruolo di divulgatori e di autorevoli interlocutori capaci di spiegarci cosa stava e sta ancora succedendo.

Oggi, nessuno metterebbe in dubbio appunto, le competenze di una scienziata conosciuta e stimata in tutto il mondo. Così come nessuno poteva metterle in dubbio fino al 2014.

La donna che ha isolato il virus dell’aviaria

Chi era Ilaria Capua in quel momento?

 Molti ricorderanno che era sopratutto l’ affermata e stimata ricercatrice italiana che nel 2006  isolò il temibile virus dell’aviaria. A cui riuscì l’impresa a cui in quel momento stavano lavorando tutti gli scienziati del mondo. Una donna che venne giustamente esaltata e glorificata come esempio dell’eccellenza italiana nel campo della ricerca.

Non solo. Ilaria Capua non si limitò a isolare il virus, ma fece un gesto veramente rivoluzionario, veramente di servizio pubblico. Invece di tenere per se i dettagli delle sue ricerche e brevettarli, decise di metterli totalmente a disposizione su banche dati open access, fruibili quindi da tutti i ricercatori della terra.

Condividere conoscenza, per farla incontrare ad altra conoscenza, in modo da approfondirla e ampliarla. Il metodo che, in teoria, dovrebbe sempre guidare la comunità scientifica.

Comunità che invece, in molta parte, gridò allo scandalo per questa scelta.

Ancora, nel 2007, Scientific American aveva inserito la virologa italiana tra i cinquanta scienziati più importanti del mondo.

Nel 2013 viene anche eletta in Parlamento con Scelta Civica. Ed entra a far parte della Commissione Cultura che si occupa anche delle questioni relative alla scienza.

Ilaria Capua, l’inchiesta giudiziaria

E’ il 2014 quando una delle più stimate scienziate del mondo viene a sapere, a mezzo stampa, di essere iscritta sul registro degli indagati con accuse infamanti, e di rischiare, per questo, l’ergastolo.

L’inizio dell’inchiesta data in realtà dal 2006. Alla procura di Roma arriva una segnalazione da parte dell’Agenzia delle Dogane degli Stati Uniti che sta indagando su un traffico di virus tra scienziati e case farmaceutiche. Nel 2007 Ilaria Capua viene ascoltata in procura. Passano gli anni e dell’inchiesta non si ha più notizia. Fino al 2014, quando riemerge dalla copertina dell’ Espresso che racconta quello che c’è nelle carte degli inquirenti.

Ilaria Capua è una trafficante di virus secondo l’accusa, colpevole, tra molti altri reati, di procurata epidemia, per il quale capo d’accusa è previsto l’ergastolo.

In sintesi, la virologa sarebbe stata in combutta con le case farmaceutiche per cedere ceppi virali, procurare epidemia e sfruttare il vantaggio economico derivato dalla produzione dei vaccini anti aviaria.

Nel 2016 il giudice delle indagini preliminari decreta il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste.

Tutto il castello di accuse viene soffiato via in un baleno. Ma il fango gettato su una scienziata italiana stimata in tutto il mondo le rimarrà ancora attaccato addosso.

Ilaria Capua lascerà il suo seggio di parlamentare e lascerà l’Italia, accettando di portare le sue conoscenze e le sue intuizioni in Florida.

La storia di Ilaria Capua e la fiducia nella scienza nel mondo in pandemia

Si capisce bene quindi, ripercorrendo la vera storia di Ilaria Capua che ha ispirato il film ‘Trafficante di virus’, quanto questo titolo sia atteso. E quanto vada a toccare temi di attualità estrema.

La fiducia nella scienza e nella sua etica innanzitutto. La tragedia delle epidemie e la speranza nei vaccini.

Questa storia ci porta a guardare dentro un sistema che, fino a poco tempo fa, per il pubblico comune era una sorta di altro mondo parallelo, in cui esseri umani immolavano la loro intelligenza alle infinite possibilità di progresso umano, al chiuso dei loro laboratori, antri misteriosi in cui si sfidavano i limiti precedentemente conosciuti.

Oggi, dopo lo tsunami che l’umanità si è trovata ad affrontare, il rapporto con la scienza, con gli scienziati e il loro lavoro, si è in qualche modo desacralizzato. Gli stessi ricercatori sono stati chiamati ad uscire dai loro laboratori per aiutarci a capire cose per noi prima incomprensibili, perché inimmaginabili e inaccettabili.

Eppure, negli stessi tragici frangenti, abbiamo assistito a polemiche e cali di fiducia nei confronti della conoscenza e della competenza. I dubbi e le paure che hanno avvelenato molti animi hanno portato alcuni a delegittimare il lavoro di vite intere.

La vicenda di Ilaria Capua ricostruita nel film “Trafficante di virus” assume una luce ancora più inquietante in questo momento storico. E arriva in un certo senso anche a interrogarci di nuovo sulla scelta di dare fiducia o meno a chi l’autorevolezza e la conoscenza l’ha conquistata sul campo con la dedizione e il lavoro di una vita.

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