Il film della settimana è Il Primo Natale di Ficarra e Picone in cui i due attori e registi siciliani, attraverso un viaggio nel tempo e nello spazio, si trovano catapultati nella natività

Ebbene sì, “Il Primo Natale”, titolo del nuovo lavoro di Ficarra e Picone in uscita nelle sale oggii è anche il loro “primo film” di Natale. E’ nato prima l’uovo o la gallina? Quel che è sicuro è che anche stavolta con il Primo Natale, Ficarra e Picone hanno voluto, come nelle altre cinque pellicole precedenti, ribaltare la prospettiva. Un’idea nata prima de “L’ora legale” e che come sempre (come loro cifra stilistica) contiene in sé tante tematiche, senza tradire mai l’aspettativa della commedia. Una sfida quella che si sono imposti per raccontare questa storia  e che Medusa ha lanciato loro; un bello sforzo produttivo, considerando quella grande macchina che ha lavorato per questa pellicola per sole 10 settimane di ripresa. Le cose fatte con amore sono quelle meglio riuscite. Ed è proprio in questo messaggio senza confine presente dentro e fuori il film che sta il segreto della storia. I due attori comici siciliani, hanno infatti voluto sottolineare l’originalità di prospettiva di questo racconto.

Salvo e Valentino, da appassionati di film tipici di Natale, erano infatti alla ricerca di qualcosa di nuovo, originale, dove ad essere protagonisti non fossero le vacanze, l’atmosfera o le persone che vivono questo particolare periodo dell’anno, bensì fosse data importanza a dove tutto è cominciato, al compleanno di Gesù. Spesso infatti ci si concentra su altri aspetti riguardo la ricorrenza che cade il 25 dicembre ed è proprio da questa riflessione è scaturita la genialità dell’idea e della sceneggiatura di Nicola Guaglianone e Fabrizio Testini.

Tante sono state le pellicole in cui viene narrata la nascita di Gesù e il contesto storico culturale in cui tutto è accaduto, ma mai collegato alla festività del Natale. Ed in effetti è proprio dalla preparazione alla festività vissuta nel 2019 che parte la vicenda di un ladro, Salvo, e di un sacerdote, Padre Valentino che vengono ad incontrarsi e a scontrarsi nel bel mezzo di un salto nel tempo. Presente quindi il tema del viaggio, quello che i protagonisti compiono nell’anno zero, ma anche nello spazio e soprattutto dentro se stessi. Tanti i modelli di riferimento dichiarati dai due comici: a partire dall’Italia citano Villaggio, Totò, Boldi e De Sica, Troisi e Benigni mentre a livello internazionale non poteva mancare il richiamo al celebre statunitense “Ritorno al futuro”. Sul lavoro per realizzare Il Primo Natale, Ficarra e Picone hanno dichiarato:

“Ci siamo divertiti molto a farlo anche noi e poi ci sono anche molti riferimenti a pellicole del passato, i cosiddetti sandaloni, che raccontavano l’epoca antica in un certo modo”.

Girato in Marocco con paesaggi straordinari intrappolati dalla fotografia di Daniele Ciprì e con i costumi di Cristina Francioni molto fedeli al periodo storico, la pellicola vede nel cast tra le altre la partecipazione di uno straordinario Massimo Populizio, nei panni di un malvagio ma comico Erode. Il suo personaggio, confessano i due attori e registi, è nato infatti proprio dal costume che, con tanta attenzione, è stato scelto di usare per il suo personaggio. 

Una storia diversa ma reale che contiene tra gli altri il tema della fede, affrontato con leggerezza e al contempo con grande rispetto. Un messaggio, quello che intende trasmettere il film, che riesce ad arrivare in maniera efficace ad un pubblico trasversale fatto di credenti ma anche di laici. Come a dire che ci sono quei principi che vanno ben aldilà del proprio credo e che è importante sempre tenere a mente.

Inoltre a questo proposito ritroviamo delle dinamiche femminili anche molto attuali come ad esempio quella di una donna, nel caso specifico del personaggio di Rebecca interpretato da Roberta Mattei, la quale vedova rimane sola ad occuparsi della propria figlia Sara (esordio attoriale della giovanissima Giovanna Marchetti).

“Il Primo Natale” di Ficarra e Picone dimostra quindi come la Palestina dell’anno zero, così geograficamente e temporalmente lontana, sia una realtà molto più vicina a noi di quanto si possa immaginare. In fondo, parliamo di una vicenda che vede protagonisti un ladro di arte sacra di Palermo e un sacerdote di Roccadimezzo Sicula che si incontrano e arrivano ad essere etichettati come stranieri che vengono da molto lontano, rivoluzionari, etc. Il nome, l’etichetta non fa la persona ed è per questo che quello raccontato è un viaggio scomodo; un percorso, quello di ciascun personaggio, che permetterà a chi lo vive, attraverso il cambiamento e l’incontro con l’altro, di scoprire valori e verità .

“I veri miracoli li fanno gli uomini” viene detto da un personaggio importante del film. Questa è la vera magia, e che va ben aldilà di un tuffo nel passato.

Rispondi