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IL BICCHIERE MEZZO PIENO: DONNE E PICCOLI MIRACOLI

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bicchiere mezzo pieno

“Cercare il bicchiere mezzo pieno può essere definita una caratteristica femminile?”  La risposta è : “Le donne di oggi sono quelle che hanno vinto tante battaglie e che hanno trovato la forza perché è stata proprio quest’ultima a trovare loro”.

Lo dicono in coro le autrici del progetto di scrittura collettivo tutto al femminile “Il bicchiere mezzo pieno”.

 “Questi 20 racconti variopinti con protagonisti madri, figli, architetti, ballerine, donne che celebrano sogni, auspici, desideri, rinascite, nuove occasioni, resilienze assortite raccontano quelli che potremmo definire piccoli miracoli”.

Lo spiega così nella prefazione, Geppi Cucciari, il libro presentato durante la kermesse Libri Come all‘Auditorium Parco della Muisca, dedicata  quest’anno al tema della felicità. Quale miglior contesto d’altronde, per una raccolta di 23 racconti “di ottimismo” firmati da altrettante scrittric?

Il volume ha anche l’obiettivo di destinare i proventi ricavati dalle vendite ad “Illumina”, progetto di cooperazione internazionale che fornirà ad un villaggio del Mozambico pannelli solari e luce per illuminare le strade, perché sono proprio le donne le prime ad essere vittime di violenza.

Racconta Tiziana Ferrario, autrice del racconto James: il ragazzo senza casa e senza memoria:

“Portare luce nei loro villaggi significa portare loro la sicurezza, otre che la possibilità di avviare attività economiche e migliorare le loro condizione di vita. È un libro all’insegna dell’ottimismo e lo abbiamo chiamato Il bicchiere mezzo pieno:piccoli miracoli quotidiani che ti cambiano la vita non a caso. Un piccolo vero grande miracolo è stato proprio quello di riuscire a mettere insieme 24 donne diverse, accomunate però da un comune denominatore: raccontare storie positive che avessero un lieto fine”.

Un progetto di scrittura collettiva realizzato da donne e dedicato a due in particolare: Laura Toscano, sceneggiatrice televisiva, e Maria Grazia Capulli, giornalista del Tg 2 scomparsa nel 2015, affezionate al tema dell’ottimismo in particolare quest’ultima. Come ha ricordato Silvia Vaccarezza:

“L’ottimismo era una delle cose su cui Maria Grazia insisteva molto. L’idea è nata scherzando, poi ho pensato al programma Tutto il bello che c’è, realizzato con lei ed inizialmente osteggiato da tutti, ma poi approvato. Nonostante tutte le notizie negative che sentiamo ogni giorno ai telegiornali abbiamo pensato: perché non fare una raccolta di tutte le storie positive? C’è bisogno di raccontare quella parte del mondo positiva e che si dà da fare. C’è bisogno di buone notizie. E così abbiamo fatto”.

Tra le autrici anche Simona Sparaco che, quando le è stato proposto di scrivere una storia, ha accettato senza pensarci due volte:

“Ho accettato subito soprattutto per il fatto che il ricavato sarebbe stato destinato ad un villaggio in Mozambico. Questa cosa mi ha fatto ripensare ad un documentario che avevo visto sulla Rai dove una ragazza che andava in sposa, in un villaggio in Africa, veniva scambiata con del bestiame e costretta ad ingrassare prima del matrimonio (tradizione africana). Una delle cose che non ho dimenticato è stato proprio lo sguardo di questa donna che non aveva miracoli in cui credere. Quindi, quando mi è stato proposto di scrivere e pubblicare un racconto ho pensato ad uno dei miei scritti mai pubblicati: I miracoli del cuore, una favola per adulti, una storia d’amore che può essere ricollegata al tema dell’ottimismo e del bicchiere mezzo pieno, perché sono sempre stata convinta che se assecondiamo ciò che ci appassiona, e che ci dice il cuore, non possiamo che vedere il bicchiere mezzo pieno anche se c’è solo un goccio, perché lì è la sostanza che fa la differenza”.

Daniela Brancati, inizialmente scettica sul prendere parte al progetto editoriale, adotta invece una chiave più leggera nel suo racconto Il santo dalle cento pezze:

Ciò che mi ha convinto è stata la finalità: scrivere per una buona ragione. Il miracolo del mio racconto è il fatto di essere ironico, così come il suo finale, e riguarda i vigili di Roma Capitale. Ad avermi dato l’ispirazione per scrivere la mia storia, il racconto del santo locale fatto da una fisioterapista di un albergo di Ischia”.

In questo progetto c’è però anche chi, come Maria Corbi, ha voluto condividere un momento doloroso e privato, quello della malattia della madre, affetta da Alzheimer:

“È stata la notizia peggiore della mia vita. Ho cercato di raccontare il positivo di questo viaggio e di metterlo nel mio racconto, cercando la luce in questo buio. La mia storia si chiama Ancora io, ancora lei, perché siamo ancora le stesse persone ma in una nuova dimensione”.

 

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