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IL ’68 E IL CORAGGIO DI INSEGUIRE I SOGNI IN MOSTRA

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Un’esposizione che racconta un anno fondamentale, al Museo di Roma In Trastevere, fino al 7 ottobre.
“Siamo realisti, chiediamo l’impossibile” è uno degli slogan del ’68 , ancora oggi, molto attuale.

 

LA MOSTRA
Il ’68 è stato un anno di lotte e conquiste.

A dimostrare la variegata complessità di un’epoca densa di eventi sono le 178 foto esposte al Museo di Roma in Trastevere in occasione della mostra “Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”. La mostra sarà aperta al pubblico fino al prossimo 2 settembre.

Ciò che colpisce di più, osservando i volti dei giovani ritratti nelle fotografie esposte, guardando i filmati e leggendo le prime pagine dei giornali dell’epoca, è la loro estrema attualità. Nonostante siano passati 50 anni, le richieste dei giovani di oggi sono le stesse di ieri: non privateci dei nostri sogni.

E sono proprio i sogni, e il coraggio di perseguirli, il filo conduttore che lega la generazioni sessantottina e i millenials di oggi.

Attraverso una linea temporale composta da  foto e video vengono ripercorsi i momenti che hanno segnato un’ epoca.

 

IERI E OGGI
La foto che apre la mostra è forse la più significativa del 2018.

 Ritrae migliaia di ragazzi che hanno invaso le strade di New Orleans con la March four our lives, per protestare contro la diffusione delle armi causa delle stragi nelle scuole degli Stati Uniti.

I loro occhi sono gli stessi degli universitari romani, ritratti in bianco e nero, che si scontrano con la polizia a Valle Giulia nel ’68.

Confrontando quella foto a colori con quella in bianco e nero si ha la sensazione che, nonostante si tratti di due epoche diverse quella lotta continui ancora oggi.

Perché le ragioni delle proteste dei giovani di ieri sono le stesse delle nuove generazioni.

Ad accomunarle è la forza di combattere per ottenere i diritti e realizzare i propri sogni.

La stessa forza la ritroviamo nelle foto dei ragazzi che protestano contro la guerra in Vietnam, o in quelle che ritraggono studenti francesi che si oppongono alle violenze della polizia. Bianco e nero o a colori, la sensazione che i volti di questi giovani trasmettono è la stessa: la voglia di cambiare il mondo.

 

L’IMPOSSIBILE PUO’ DIVENTARE POSSIBILE
Ciò che sembrava impossibile è diventato possibile. 
E il sogno si è trasformato in realtà. Il ’68 è stato infatti l’anno della prima foto della Terra, scattata dagli astronauti della missione Nasa Apollo 8, e mostrata in mondovisione.

Un anno importante, sia per l’Italia che per il resto del mondo, che ha visto, anche nello sport, il raggiungimento di traguardi importanti come quello di Nino Benvenuti, diventato Campione del mondo dei pesi medi la notte del 16 aprile battendo l’avversario Emile Griffith, o dell’Italia che diventò Campione d’Europa battendo la Jugoslavia il 10 giugno con il risultato 2-0.

Tutti esempi che dimostrano che sognare in grande, a volte, permette di  raggiungere traguardi impensabili.

Record nel mondo dello sport che si affiancano ad un periodo denso di violenze e conflitti. La guerra dilaga. È l’anno della guerra in Vietnam, della primavera di Praga e dell’uccisione di Robert Kennedy, il 6 giugno, e di Martin Luther King, il 4 aprile. Eventi che segnano un epoca e che colpiscono duramente soprattutto le giovani generazioni che a figure come Bobby e Martin Luther King si ispiravano perché simboli della lotta per i diritti e portatori di ideali del popolo. Il sogno improvvisamente si spezza e per un momento le i dreamers del ’68 si trovano disorientati.

È in questo momento di sconforto e disorientamento che la musica diventa un ancora di salvezza a cui aggrapparsi nel momento del bisogno. I juke-box, attraverso le canzoni che riproducono, diventano strumento di racconto e allo stesso tempo di evasione dalle violenze. Jim Morrison, i Beatles, Jimi Hendrix, Patty Pravo, Adriano Celentano diventano gli artefici del divertimento sulle piste da ballo e portavoce di una generazione che combatte contro un mondo che non sente proprio e che vorrebbe cambiare.

In qualche modo, quindi, sport e musica si fanno portavoce di una battaglia ben più grande: la parità dei sessi. È infatti nel ’68 che per la prima volta le Olimpiadi hanno una tedofora donna, Nora Enriqueta Basilio, e che Patty Pravo con il brano “La Bambola” scardina lo stereotipo della donna legata al focolare domestico con le strofe “Da stasera la mia vita nelle mani di un ragazzo no, non la metterò più”.

Un passo in avanti importante che qualche anno dopo viene sancito dall’approvazione della legge sul divorzio e dalla libera prescrizione della pillola, diventata “simbolo del cambiamento del mondo occidentale”.

 

CONQUISTE
Tanti gli avvenimenti sul 68′ catturati sapientemente dai reporter dell’epoca e che forniscono lo spunto per una riflessione.

Se, nonostante i pochi mezzi messi a disposizione i sessantottini sono riusciti a realizzare una rivoluzione che ha segnato la storia, chissà cosa potrebbero fare le nuove generazioni con a disposizione più mezzi. 

Forse la differenza, oggi, sta nel fatto che in passato si protestava per conquistarsi diritti di cui si era privati, mentre oggi ci si accontenta dei diritti di cui si dispone senza soffermarsi troppo su quelli che ci si potrebbe conquistare innescando nuove lotte.  

 

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