graziano mesina

Lo hanno acciuffato, di nuovo, ma Graziano Mesina potrebbe pensare ancora a farsi beffe delle forze dell’ordine, della giustizia, della legalità, come fa ininterrottamente da 79 anni.

Grazianeddu è il bandito che ha marchiato con il suo nome la stagione dei sequestri dell’anonima sarda.

Se per anni l’immaginario collettivo italiano ha associato la sua terra, la Barbagia, alla tragedia dei rapimenti di persona, lo si deve a lui e alla sua banda di rapitori.

L’attività criminale di Graziano Mesina è stata lunga e varia. Sulla sua testa, nel corso degli anni, sono state anche messe taglie milionarie.

Graziano Mesina, il bandito di Orgosolo

Ma il mito del bandito di Orgosolo, non è legato solo all’attività dei sequestri. Ciò che, negli anni, ha fatto di lui un personaggio del mondo criminale è stata anche la sua continua fuga dagli arresti.

Sono state 22 in tutto le evasioni di Graziano Mesina, solo dieci quelle riuscite, ma che sono già un numero considerevolissimo.

A ogni fuga, la narrazione e la fantasia arricchivano di particolari l’ ‘impresa’ dell’eterno latitante. Eppure, la vita di Grazianeddu è trascorsa molto di più tra le mura delle carceri italiane che in libertà a dedicarsi alle attività criminali. Quarantacinque anni in tutto di detenzione.

Il primo arresto per il bandito sardo arriva quando ha solo 14 anni, per porto abusivo di arma da fuoco. Una sciocchezza, che è però l’inizio di una carriera criminale sempre in crescendo che lo porta ad acquisire presto lo status di uno dei banditi più ricercati e dei latitanti più pericolosi d’Italia. Quattro anni dopo il primo arresto infatti, verrà già accusato di tentato omicidio.

Una vita tra sequestri, arresti ed evasioni

Ma è ai sequestri di persona che è legato il nome del bandito di Orgosolo. Capelli, Campus, Petretto, Canetto, Papandrea, e altri tra gli anni’60 e ’70. E poi, nel 1992 il suo intervento fu decisivo (e scatenò polemiche) per la liberazione del piccolo Farouk Kassam.

Le catture si sono susseguite come le evasioni. Sempre più rocambolesche. Una volta fugge vestito da prete, un’altra si nasconde su un albero per ore, e riesce a beffare ogni volta, per dieci volte, i suoi inseguitori.

Scappa da Regina Coeli, da Viterbo, da Volterra, da Porto Azzurro, e scappa, sempre, dalla massima sicurezza.

Il suo mito si alimenta e si colora anche di venature indipendentiste, in Sardegna diventa per certi giovani quasi un ‘eroe ribelle’, le donne si innamorano e gli scrivono lettere piene di passione.

Lo volevano pure al Grande Fratello.

L’ultima condanna, per traffico internazionale di stupefacenti, sembrava risolversi nell’ultima definitiva fuga, non dalle mura di un carcere, ma dal semplice obbligo di firma. Grazianeddu a quasi 80 anni ha voluto provarci di nuovo. Una beffa riuscita e durata un anno, fino ad oggi, quando di nuovo, è stato acciuffato.

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