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Grazia Di Michele:”Scrivo delle donne perchè c’è tanto da scoprire”

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Grazia Di Michele torna con un nuovo disco, Sante Bambole e Puttane, ed esordisce in libreria con il romanzo Apollonia, regalando ai suoi fan nuovi, intensi, ritratti di donne

Un ritorno multiforme quello di Grazia Di Michele, che in questi giorni ha in uscita un nuovo album e il suo primo romanzo. Entrambi i lavori seguono il solco delle storie e delle atmosfere tipiche della Di Michele che, come poche, sa raccontare l‘universo femminile.

È un universo sempre sfaccettato e complesso, quello che la Di Michele sceglie di scoprire attraverso lo sguardo e le vite di donne comuni.

Nel nuovo album “Sante Bambole e Puttane”, ogni traccia è contraddistinta dal nome di una donna protagonista. Dieci storie, dalla più semplice alla più forte, che ci fanno fare un bellissimo viaggio in un caleidoscopio tutto al femminile.

C’è anche quella di Apollonia tra le dieci storie del disco, ma la sua avventura esistenziale prosegue e si approfondisce poi nel primo romanzo di Grazia Di Michele, che ha scelto lei, la ‘visonaria’, per percorrere una nuova strada di scrittura, quella della narrativa.

Di tutte queste belle novità parliamo con l’autrice.

Grazia Di Michele, come ha selto le storie che ha trasformato nelle tracce del nuovo disco?

Sono partita dall’idea che le donne vere sono diverse dalle categorie che le imprigionano. Il disco si chiama “Sante, Bambole e Puttane” e quelle sono etichette che ci vengono affibiate per comodità, da secoli, ma ogni singola donna è un universo complesso.

Nel mio disco racconto storie che vanno oltre le facili etichette, di donne non famose, che non vivono sotto i riflettori, donne ‘comuni’ con storie straordinarie.

C’è la storia della puttana, per esempio, che in realtà è una grande storia d’amore, c’è quella della migrante, c’è quella della donna che lavora a contatto con i detenuti nel braccio della morte, o ancora quella della moglie maltrattata.

Perchè le interessa così tanto l’universo femminile?

Intanto perchè mi sembra che sia un universo ancora poco esplorato veramente, e su cui c’è molto ancora da scoprire. Questo è dovuto anche al fatto che in Italia ci sono pochissime cantautrici. E poi, da donna, sento sempre forte la responsabilità di raccontare le donne.

Che ne pensa della polemica sul poco spazio alle donne nel mondo della musica, esplosa in occasione del ‘concertone’ di San Giovanni?

Penso che la musica non è diversa da altri campi. Risentiamo di un pregiudizio atavico, alimentato per secoli, secondo cui le donne non possono fare lavori di un certo tipo. Il mondo della musica risente di questi pregiudizi, come tutti gli altri campi. Le donne fanno più fatica ovunque. La cosa più antipatica della polemica sul concerto di San Giovanni è stata la risposta: non ci sono molte donne in classifica. È una risposta che si commenta da sola: se non si dà visibilità alle donne, è difficile che entrino in classifica. E poi, c’è il discorso dei ‘piani alti’: in Italia c’è una sola produttrice musicale. Questi sono i fatti.

Lei addirittura condividie il processo creativo con un’altra donna, sua sorella, che è coautrice delle sue canzoni, cosa che smentisce un altro pregiudizio sulla difficoltà di collaborazione tra donne

Scrivo da anni a quattro mani con mia sorella e in generale, tra donne, si lavora benissimo. Sto lavorando a un progetto con Mariella Nava e Rosanna Casale e c’è una sintonia bellissima, ci si capisce al volo.

Tra le storie del disco c’è anche quella di Apollonia, il suo primo romanzo edito da Castelvecchi, che esce in contemporanea al disco. È nato prima il libro o la canzone?

Tra le due cose è nato prima il libro. Ho scritto il romanzo e poi ho pensato di raccontare la storia di Apollonia anche sotto forma di canzone.

Che differenze ha trovato nell’approccio a questo nuovo (per lei) tipo di scrittura?

Sinceramente è stata una scoperta molto positiva per me. Nel senso che non ho trovato nessuna particolare differenza o difficoltà. Devo ringraziare la Scuola di Scrittura Omero, che mi ha guidato su questa nuova strada, ma è avvenuto tutto in modo molto fluido.

Da dove viene la storia di Apollonia?

Devo ammettere che in Apollonia c’è molto di me. Sebbene romanzata, la storia è in molta parte autobiografica. Io non ho particolari ‘poteri’, non sono una visionaria come la protagonista del mio libro, ma ho attinto moltissimo dai miei ricordi, dalla mia infanzia e adolescenza. Penso che sia molto particolare che un’artista scelga, per raccontarsi, la strada di un‘autobiografia romanzata. Sotto la storia, e i passaggi più romanzati, potrete trovare tantissimo di Grazia Di Michele leggendo questo libro.

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