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GIULIA MAGGIORE, LA RAGAZZA CHE TENNE TESTA ALL’ IMPERATORE

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Giulia Maggiore figlia di Augusto

Augusto, fu il primo Imperatore, l’uomo che fece di Roma la Caput Mundi. Valente condottiero, fine diplomatico e grande uomo di stato, Augusto, prima batté i nemici interni, annientando sia i cesaricidi che il triumviro Marco Antonio e poi, assumendo sempre più’ poteri, riconosciutigli dal senato divenne Imperatore, e continuò le conquiste dell’ Urbe puntando ad unificare il bacino del Mediterraneo e,una volta sazio, impose ai territori la pax romana, dedicandosi nel frattempo a riforme politiche e strutturali e a grandi opere che resero Roma una città degna del titolo di capitale imperiale. Insomma, Augusto fu, quel che si dice, un vincente, su tutti i fronti, in tutte le battaglie, tranne una: quella che lo vide confrontarsi con sua figlia Giulia.

Eh si, fu una ragazza a dare i più’ fastidiosi grattacapi all’ Imperatore. Questo, abituato da potente a imporre la sua volontà’ su singoli e popoli, credeva evidentemente di soggiogare anche quella, indomita, di sua figlia. Ma si trovo’ davanti un osso duro, una ragazza colta e ricca, che aveva la folle idea, per quei tempi, di vivere come le pareva. Fu così che passo’ alla storia come un’ intrigante,insaziabile mangia uomini e congiurata contro il padre: la sua ribellione fu, come sempre, catalogata come quella di una femmina irrequieta e capricciosa, vendicativa e dedita all’edonismo. Irrequieta, Giulia, lo era di sicuro.

Ma mettiamoci nei suoi panni. Per cominciare, essendo dotata di cervello, di un certo carattere ed evidentemente anche di un suo senso della morale, mal sopportava l’ ipocrisia che vedeva riflessa nella vita del padre. Augusto aveva divorziato dalla madre di Giulia, Scribonia, il giorno stesso in cui lei era nata, per prendersi in moglie la donna che gli rimase accanto tutta la vita, la virtuosissima Livia Drusilla, la cui maggiore delle virtù, era quella più’ apprezzata degli angeli del focolare di tutti i tempi: portare pazienza e far finta di non vedere i continui tradimenti con uomini e donne del marito, di cui tutta Roma comunque era al corrente. Livia, era la donna che Augusto voleva accanto, anche perché adatta a sostenere il suo impegno per la restaurazione del mos maiorum, i buoni vecchi costumi degli antichi, ispirati al senso del dovere e alla moralità. Ma, se la moglie l’ aveva trovata all’antica, ad Augusto tocco’ in sorte una figlia molto moderna, che mal sopporto’ i continui tentativi del padre di trattarla come merce di scambio, come allora si usava con le donne.

Giulia era stata educata in modo severissimo ma la sua natura e le sue aspirazioni erano lontane dal filare la lana. Il primo tentativo di usare Giulia a fini politici avvenne che lei aveva due anni, sarebbe dovuta andare in sposa a Marco Antillo, figlio di Marco Antonio, ma poi i due padri decisero di risolvere i loro conflitti in modo più’ diretto nella battaglia di Azio. Al primo matrimonio, Giulia aveva quattordici anni e venne data in sposa a suo cugino Marcello, che morì poco dopo. La ragazza, rimasta sola, viveva la sua gioventù’ dorata, frequentando circoli letterari e filosofici, circondata da spasimanti, tra cui quello che sarà un grande amore duraturo, il poeta Iullo Antonio, infischiandosene delle chiacchiere e per la disperazione di quello che si proponeva pubblicamente come il Moralizzatore dei costumi, suo padre.

Pur conoscendola, l’ Imperatore volle dare questa ragazza piena di vita e nel fiore degli anni, solo diciotto, in sposa al suo braccio destro, il condottiero e ingegnere Marco Agrippa (si, quello del Pantheon), il quale aveva già superato la quarantina. A questo punto, i testi ci raccontano Giulia come un’ adultera scatenata ma la realtà e’ che, comunque sia, trovo’ tempo e modo di dare al marito ben cinque figli. Di qui la frase riportata dagli storici che la bollo’ per l’ eternità come dissoluta: “imbarco marinai solo quando la nave e’ carica.” Il matrimonio, comunque, si concluse otto anni dopo, con la morte di Agrippa mentre Giulia portava in grembo il quinto figlio.

La giovane donna torno’ libera, ma, di nuovo, non aveva fatto i conti con il padre, che questa figlia, invece di lasciarla campare, voleva ancora usarla per ragion di stato. Fu così che venne data in sposa a Tiberio, il figliastro di Livia, futuro imperatore. Come andò a finire, il terzo, triste matrimonio? Il povero Tiberio, costretto a divorziare da una moglie che amava, per seguire l’ ordine imperiale, trovo’ insopportabile la vita con Giulia che, dopo essere stata costretta a seguirlo in una campagna militare, partorì il loro figlio morto e da allora,gliene combino’ effettivamente, di tutti i colori, non stimando affatto quel marito impostole, e senza darsi pena di nascondere nulla alla pubblica opinione. L’ uomo scappo’ da quell’infelicita’,ritirandosi a vita privata a Rodi mentre l’ Imperatore, esasperato, e avendo scoperto una congiura ai suoi danni che la vedeva coinvolta insieme all’ amante Iullo Antonio, bandi’ la figlia per immoralità e la fece esiliare a Ventotene, insieme alla madre.

I testi ci dicono che quella, per Augusto, fu una decisione dolorosa, di cui provo’ rimorso. Il povero Imperatore, che era pur sempre un uomo, convinto di potersi comportare come i suoi contemporanei con le loro figlie sottomesse ai padri e ai mariti, ebbe la disgrazia di ritrovarsi a fare i conti con quella che oggi forse definiremmo una donna ‘emancipata’, un oggetto misterioso per il suo tempo, e non riusci’ a capire che è più facile conquistare territori eterogenei e poi farli vivere in pace, che imporsi sulla volontà di una donna che vuole decidere della sua vita.

augusto
un dipinto raffigurante Giulia in esilio a Ventotene

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