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GIULIA FARNESE E L’ IMPERDONABILE AMBIZIONE DELLE DONNE

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Cosa pensereste di una donna giovane che cerca amanti potenti,  anche se molto più  grandi di lei,  che manipola,  inganna e trama unicamente a vantaggio della sua famiglia?  Immagino già  vi siate fatti un opinione.  Vi pongo la domanda in maniera diversa: cosa pensereste di una donna che ha sacrificato tutta la sua vita,  le sue passioni e i suoi sogni e che è stata perseverante nella sua ambizione e, grazie all’unico strumento a disposizione per una donna dei suoi tempi, la sua avvenenza, ha  infine aperto alla sua famiglia le vie del potere e della ricchezza, dando inizio alla nobile e fortunata storia di quel casato? La donna in questione è sempre la stessa, come al solito, cambia la valutazione delle sue azioni, a seconda del punto di vista dal quale vengono considerate e raccontate.

Fine del XV secolo, Roma papale, vi raccontiamo la storia di  Giulia Orsini,  Giulia la Bella,  Giulia Farnese, Giulia: l’amante di Papa Rodrigo Borgia, Alessandro VI. Lei, la storia di Roma l’ ha orchestrata e plasmata,  la “grande donna”  dietro al “grande uomo”. Ha portato per mano il fratello, Alessandro Farnese,  dritto sul trono di Pietro,  Papa Paolo III. 

Nata e cresciuta a Capodimonte,  viene a Roma a risiedere a Palazzo Caetani, della potente casata della madre. Appena quindicenne va in sposa, ovviamente per decisione paterna, a Orso Orsini,  nipote dell’allora Cardinale Rodrigo Borgia.  Al momento del matrimonio, Giulia era già da un anno amante del Cardinale Borgia,  il quale era incantato dalla sua bellezza. L’unione sentimentale con Papa Alessandro VI le valse, presso i contemporanei, gli appellativi sarcastici e maliziosi di ‘concubina papae’ e ‘Sponsa Christi’. Ma La Bella non si faceva intimorire dalle cattiverie popolari (che poi corrispondevano alla realtà dei fatti). Giulia conosceva bene le debolezze degli uomini e il grande potere del suo amante: era una donna determinata, ambiziosa ed irriverente. E come stupirsi, dunque dell’ aura di disapprovazione che accompagna Giulia dai suoi tempi ai giorni nostri?

Il suo peccato imperdonabile fu quello di voler partecipare al grande gioco del potere, allora totalmente precluso alle donne, che però venivano sfruttate spesso e volentieri, come strumento per il potere altrui. Lei no, lei scelse di tirare le fila. In tutte le sue azioni e macchinazioni. D’ altronde, era sorretta dall’approvazione dei suoi famigliari, i quali, godevano dei privilegi ottenuti grazie alla permanenza di Giulia negli appartamenti personali del Papa.

Alla morte di Papa Borgia, Giulia non si scoraggiò, sicuramente una componente di affetto con il defunto pontefice esisteva, ma non si fece troppo prendere dallo scoramento in occasione del lutto e solerte, combinò il matrimonio della sua unica figlia Laura, erede di Orso Orsini suo marito (anche se fonti storiche del tempo ipotizzano una paternità del Borgia) con Niccolò Della Rovere, nipote del nuovo papa Giuliano Della Rovere, Giulio II.

I benefici che la famiglia Farnese e, soprattutto, il fratello Alessandro trassero dalla condotta smaliziata di Giulia, sono stati consegnati alla storia, tuttavia, dopo essere morta per cause non chiare all’età di cinquant’ anni, presso il palazzo cardinalizio del fratello a Roma, il futuro Papa Paolo III fece distruggere tutte le immagini che rappresentavano la bella sorella.

Alcuni interpretano questa scelta come una specie di ‘damnatio memoriae’:il “cardinale in gonnella”(così Alessandro Farnese veniva chiamato dal popolo romano), per far dimenticare l’inizio della sua carriera, dovuto alle grazie della consanguinea, e spianarsi la strada per il pontificato, avrebbe ordinato l’eliminazione di tutte le immagini di Giulia.

Ma tanta bellezza e audacia è rimasta nella storia, nei ricordi dei contemporanei e, presumibilmente, immortalata dagli artisti del tempo.

Si pensa, infatti, appartenga a lei il volto della Madonna nel quadro “Gesù bambino dalle mani” del Pinturicchio che era nell’ appartamento di Alessandro VI Borgia in Vaticano.

Paolo III non é riuscito veramente a cancellare dalla storia il ricordo e il potere di una donna che ha agito guidando la sua famiglia attraverso i tortuosi intrighi di governo, ha ottenuto dalla vita tutto quello che voleva prendersi e, nonostante la disapprovazione morale che a quei tempi e non solo, accompagna sempre il successo di una donna ambiziosa, che decide di mettere il naso addirittura negli ‘affari di Stato’, ne é uscita evidentemente vincitrice.

Speriamo perciò, che nel dna di noi romane, sia rimasto almeno un briciolo della determinazione della bella Farnese, poi, ad ognuna di noi,  la libertà di farne l’uso che preferiamo.

Francesca Guglielmi

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