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Giuditta Tavani Arquati: la trasteverina che voleva Roma libera

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giuditta TAVANI ARQUATI
Trovò la morte a 37 anni, il 25 ottobre 1867 Giuditta Tavani Arquati, per mano di uno zuavo dell’ esercito pontificio, sorpresa con un gruppo di carbonari che sognavano di liberare Roma. Per la nostra serie “Le Antenate” oggi vi raccontiamo la sua storia.
“Il segreto delle rivoluzioni sta nell’ardire”.

E ardita, lei, lo fu di sicuro. Trovò la morte a 37 anni, il 25 ottobre 1867 Giuditta Tavani Arquati, per mano di uno zuavo dell’ esercito pontificio, sorpresa nel Lanificio Ajani di via della Lungaretta, a cospirare contro il Papa Re e per una Roma libera e laica, insieme ad altri carbonari.

Ci credeva in quel sogno di una città nuova Giuditta Tavani Arquati, una città democratica e scevra dalle imposizioni papaline, una città che prima di lei aveva sognato la generazione di suo padre, che per le sue idee aveva conosciuto la durezza delle carceri pontificie. Quella figlia, nata sull’Isola Tiberina, era cresciuta per le strade di Trastevere con la stessa testa del padre. Tirata su a ‘pane e libertà’, Giuditta, a 14 anni, si era scelta un marito che la pensava come lei e, poco più che ragazzina, si era impegnata con lui sulle barricate del ’49, a difendere quel breve miraggio che fu la Repubblica Romana.

Un miraggio che, come a tanti altri, costò ai giovani sposi un periodo di esilio dall’urbe. Ma ormai, di acqua sotto i ponti ne era passata, alle due del pomeriggio di quel 25 ottobre 1867.

Nonostante l’ autunno inoltrato, il sole benediceva ancora Roma e irradiava luce ed energia su una città in fermento.

Giuditta in quel momento si trovava in una fabbrica di via della Lungaretta insieme ad altri congiurati: la donna era impegnata con altri carbonari a preparare l’insurrezione di Roma, in attesa dell’arrivo di Garibaldi che era già a Monterotondo. Si occupava di loro, gli faceva da mangiare, ma soprattutto gli infondeva il fuoco necessario alla rivolta: era lei che li guidava.

Fu una spia a portare i soldati del Papa al lanificio Ajani, a guidarli in quella ragnatela di vicoli che già da decenni bruciava di ardore rivoluzionario e di sogni ribelli.

Quando i soldati fecero irruzione, in pochi riuscirono a fuggire. Giuditta cadde sotto il fuoco dei soldati del papa, insieme alla creatura che aveva in grembo, il suo quarto figlio. Insieme a lei, quel giorno, trovarono la morte il marito Francesco Arquati, e uno dei loro figli, Antonio. Una carneficina che vide il conto finale arrivare a nove martiri della libertà.

Ma la morte non bastò a cancellare il fuoco rivoluzionario di Giuditta, che divenne invece da subito un simbolo della lotta per Roma libera, e incarna ancora la ribellione trasteverina di quegli anni. E per essere sicuri che nessuno dimentichi mai questa donna ribelle e coraggiosa, Roma ha dedicato una piazza di Trastevere, nelle vicinanze dell’eccidio, alla sua eroina rivoluzionaria.

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