Site icon Tua City Mag

Giorno del ricordo, il quartiere giuliano dalmata a Roma, memoria vivente dell’esodo

esodo Giuliano dalmata

Nel giorno del ricordo, 10 febbraio, il sindaco di Roma, Roberto Guarnieri, si recherà a rendere omaggio all’Altare della Patria ai martiri delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata.

Qualcosa che, fino ad una manciata di anni fa, non sarebbe stata concepibile. Perché la tragedia degli italiani di quelle terre, risentiva ancora degli accenti polemici. Insensibili alle sofferenze patite dopo la fine della seconda guerra mondiale da tanti italiani innocenti.

A Roma però, c’è un quartiere che ha tenuto e tiene vivo il ricordo di quella tragedia, nella toponomastica e in alcuni punti di diffusione di conoscenza, di quello che è avvenuto e troppo a lungo taciuto.

L’esodo giuliano dalmata e l’accoglienza di Roma

Parliamo del quartiere giuliano dalmata, una parte dell’Eur con una storia strettamente legata alla tragedia dell’esodo. E’ in quel luogo della città infatti, che nel maggio del 1947 vennero accolte le prime dodici famiglie di esuli giuliani. Accolte da Roma dopo essere state spogliate di tutto dalla ferocia dei grandi giochi politici che avevano sconvolto le loro vite.

Il circondario in cui vennero a stabilirsi gli esuli fu nominato Villaggio Giuliano. L’inaugurazione ufficiale, fu alcuni mesi dopo alla presenza di Giulio Andreotti, sottosegretario in rappresentanza del Presidente del Consiglio dei Ministri. Era il 7 novembre del 1948 e insieme alla consegna di alcune case agli esuli, si celebrò anche un matrimonio tra un profugo fiumano e una donna romana. Un atto che anche simbolicamente avrebbe dovuto rappresentare l’accoglienza della capitale verso quella popolazione sfortunata.

La presenza delle prime famiglie di esuli, ne richiamò altre. A metà degli anni ’50 si contavano più di 2000 giuliani stabilitisi nel quartiere che assunse perciò la denominazione di giuliano dalmata.

Il territorio dunque, attraverso la presenza e l’attività di tale comunità, diventò negli anni testimonianza vivente di una tragedia della quale rimase a lungo tempo un ‘tabù’ politico parlare.

Un quartiere che parla

E mentre la memoria di quello che era stato si scoloriva, la comunità dell’esodo giuliano dalmata di Roma, faceva il possibile per non dimenticare.

Nel 1961 su via Laurentina fu inaugurato per iniziativa dell’Opera Profughi, un monumento costituito da un masso carsico. Sopra, la scritta “Ai caduti giuliani e dalmati” e gli stemmi delle maggiori città giuliano dalmate di Pola, Fiume e Zara”.

C’è poi un mosaico del pittore polesano Amedeo Colella, già funzionario dell’Opera per l’assistenza i profughi giuliani e dalmati, collocato nella piazza Giuliani e Dalmati.

In via Cippico nacque negli anni ’60  l’Archivio Storico o Museo Storico di Fiume, comprendente  un sacrario in memoria dei caduti in Dalmazia e vari documenti sulla migrazione dai centri sull’Adriatico, vari cimeli, un archivo, una biblioteca e un’emeroteca.

La legge 92/2004, istitutiva del Giorno del Ricordo, riconobbe poi all’Archivio Museo storico di Fiume la funzione di bene culturale della storia di Fiume e dell’esodo giuliano dalmata.

E poi c’è la toponomastica che, come in altre zone di Roma attraverso i nomi delle strade, illumina sulla storia del quartiere.

Le strade sono infatti perlopiù dedicate a personaggi giuliani e dalmati. O che hanno avuto a che fare con la terra giuliano dalmata, ed eventi della sua storia. Come largo Vittime delle Foibe Istriane, largo Eccidio di Malga Bala, piazzale dei Militari caduti nei lager e il parco Caduti per Trieste.

Exit mobile version