Marta Bonafoni Giornata della Memoria

Il 27 gennaio, Giornata della Memoria, ci porta ogni anno a riflettere su cosa voglia dire e perché sia importante tenere viva la memoria di fatti dolorosi. Un lavoro che andrebbe portato avanti ogni giorno dell’anno. Impegnando le istituzioni e le associazioni in un’opera di informazione e approfondimento costante, rivolta soprattutto alle nuove generazioni.

La mozione per sostenere il ricordo e lo studio sul rastrellamento del Quadraro

Una sollecitazione importante in questo senso la ritroviamo nella recente mozione, approvata dall’aula della Pisana, per impegnare la Regione Lazio, anche attraverso una legge regionale, nel sostegno del prezioso sforzo delle associazioni che si occupano di tenere viva la memoria e approfondire la ricerca storica sull’Operazione Balena. Il rastrellamento nazista del Quadraro, il quartiere ‘nido di vespe’, considerato centro di Resistenza e per questo ferito con la deportazione di ben 683 persone.

Era il 17 aprile del 1944, ma a Roma nessuno ha dimenticato quell’episodio, uno dei più tragici vissuti in quegli anni tragici dalla Capitale. Una ferita ancora aperta, a cui il territorio risponde con la determinazione di mantenerne vivo il ricordo.

A questa determinazione, si affianca ora l’impegno istituzionale della Regione, sollecitato da una mozione presentata dalla capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio Marta Bonafoni. Con lei parliamo dell’iniziativa, ma anche di quanto sia importante e di interesse pubblico mantenere vivo il ricordo di quei fatti, non solo nella Giornata della Memoria, ma in tutti i giorni dell’anno.

Marta Bonafoni, la Giornata della Memoria tutti i giorni dell’anno attraverso azioni concrete

Consigliera Marta Bonafoni, come nasce la mozione a sostegno delle iniziative in ricordo del rastrellamento del Quadraro?

L’iniziativa nasce prendendo atto della grandissima vitalità che c’è ogni anno nel ricordo del rastrellamento del Quadraro in quel quartiere, ma non solo ormai, anche a livello di tutta la città. Un fenomeno che è Memoria, ma anche militanza rispetto al presente.

Non si tratta di attività portate avanti solo da parenti dei deportati, ma anche da associazioni che in quel Municipio si adoperano con continuità lavorando con le scuole, rivolgendosi soprattutto alle nuove e nuovissime generazioni.

Mi sono accorta che, accanto a tutta questa vitalità, c’era un impegno istituzionale troppo poco strutturato. Così è nata la mozione, che vuole essere un modo per ricucire la distanza tra il tessuto sociale e le istituzioni.

Il territorio lo chiede a gran voce. Ogni anno ci troviamo di fronte a quell’unico monumento che rappresenta un fatto talmente significativo che l’anno scorso ha visto arrivare addirittura il Presidente della Repubblica Mattarella a commemorare i deportati. E ogni anno ci accorgiamo che è troppo poco un angolo di quartiere. Un’ aiuola curata che ogni volta che viene sfregiata viene ripristinata velocemente, proprio perché considerata elemento fondamentale dell’identità del territorio. Mi sembrava doveroso rilanciare e far diventare centraleciò che rappresenta quell’angolo per il quartiere e la città tutta.

Perché la Memoria è da considerarsi interesse collettivo e cosa possono fare di più le istituzioni per tutelarlo?

Le istituzioni devono cogliere e approfittare di date come il 27 gennaio, Giornata della Memoria, per ricordare che è importante mantenerla viva tutti i giorni dell’anno. Dobbiamo vivere queste giornate come momento di moltiplicazione  dell’impegno, che deve essere un impegno di attenzione, di comunicazione, di informazione e di formazione delle coscienze. Ma è importante anche investire risorse per promuovere momenti di ricordo, di commemorazione. E utilizzare tutte le forme possibili, comprese quelle che  ci fornisce l’arte, per poter così rievocare fatti e orrori che le cronache purtroppo ci ricordano essere ancora attuali. Per fortuna, per la maggior parte degli italiani, si tratta di momenti da relegare in un passato infausto da non ripercorrere, che però spesso rivivono nel presente. Pensiamo a quello che è successo dopo lo sgombero del circolo futurista di CasaPound o al funerale della militante di Forza Nuova, in cui sopra il feretro è comparsa una svastica.

Le istituzioni non devono mai voltare lo sguardo e abbassare l’attenzione rispetto a questi fatti. Finché sopravvive l’esaltazione e l’aderenza a un passato doloroso e criminale, noi abbiamo il dovere di presidiare i luoghi dove le associazioni si pongono come ‘barriera’.

La sua mozione prevede in particolare un sostegno verso le attività rivolte alle nuove generazioni. Che tipo di sensibilità sente tra i giovani su questo tema?

E’ una sensibilità che c’è, ma che va alimentata con l’informazione, le testimonianze. E’ fondamentale il lavoro dell’ANPI e anche il rinnovamento che si sta facendo al suo interno. Bisogna portare avanti le testimonianze di chi, tra poco, per ragioni anagrafiche, non ci sarà più. E’ fondamentale il lavoro con i docenti, con le scuole,  con i ragazzi e le ragazze. Bisogna raccontare loro che, se oggi possiamo leggere un giornale, ascoltare la radio, parlare in libertà è perché qualcuno l’ha reso possibile. Non era scontato e non lo è tuttora. La libertà è straordinaria, ma ne dobbiamo essere responsabili, anche ricordando come l’abbiamo conquistata attraverso le molte sofferenze attraverso cui siamo passati. E’ questo un impegno che dobbiamo prenderci come comunità. E le istituzioni hanno le responsabilità di essere guida o di sostenere chi si prende l’impegno di questo percorso.

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