Giorgio Gaber: Vita, canzoni, amori, carriera
Giorgio Gaber nel 1969 Fonte: wikimedia

Arriva stasera in tv, in prima serata su Rai Tre andrà in onda Io, noi e Gaber, il docufilm firmato da Riccardo Milani su una delle figure più interessanti e amate dello spettacolo e della cultura italiana del ’90. Scopriamo chi era Giorgio Gaber, quali sono state le sue canzoni più famose, come si è sviluppata la carriera, iniziata per combattere una mano indebolita da una malattia e capiamo di più sulla sua vita privata: la famiglia, il matrimonio con la moglie Ombretta Colli, il rapporto con la figlia Dalia Gaberscik e tutto quello che c’è da sapere sul grande artista milanese, morto a causa di un tumore a soli 64 anni.

Giorgio Gaber, chi era: canzoni, successi e vita artistica di un grande protagonista della musica italiana

Giorgio Gaber nasce il 25 gennaio 1939 a Milano, da padre istriano (il suo vero nome infatti è Giorgio Gaberscik) e madre veneta. Inizia a interessarsi alla musica molto presto e per combattere gli strascichi della poliomielite che gli aveva lasciata intorpidita la mano destra. Il fratello decide di regalargli una chitarra per allenarla e riabilitarla: lui ha 9 anni, e da quel momento la sua strada è segnata. Si diploma ragioniere e si iscrive a Economia, ma il richiamo dell’arte è più forte di quello della contabilità.

Giorgio Gaber, le canzoni: La ballata del Cerutti, Non arrossire, Torpedo Blu, La Libertà, Destra-Sinistra

Giorgio Gaber cresce in quella Milano che è la culla della nuova canzone italiana, influenzata dalla febbre del rock and roll che arriva da oltreocean in cui si formano tanti importanti cantautori di quella generazione. Nel 1956 entra infatti nella sua prima band, i Rock Boys, fondata da Adriano Celentano, di cui fa parte, come pianista, Enzo Jannacci. Una triade di artisti che segnerà profondamente la nascita della nuova musica leggera italiana, tra fine anni ’50 e primi anni ’60. Nel 1958 è lo stesso Giorgio Gaber a fondare un gruppo, i Rocky Mountains Ol’ Times Stompers al cui interno ‘militava’ anche Luigi Tenco.

Il primo grande successo per Giorgio Gaber arriva in sodalizio con Enzo Jannacci che si fanno chiamare I due Corsari e nel 1960 sfornano la hit Una fetta di limone, un rock and roll scanzonato che restituisce perfettamente l’atmosfera di un epoca e la gioia di vivere delle nuove generazioni, i ragazzi degli anni ’60, forse la generazione più fortunata e ricca dell’intera storia repubblicana. Nello stesso anno arriva anche il pezzo melodico Non arrossire, scritto con Umberto Simonetta e, poco dopo, con lo stesso coautore, La Ballata del Cerutti che schizzò velocemente in vetta ai pezzi più gettonati nei juke box di tutta Italia.

Negli anni ’60 Giorgio Gaber diventa quindi molto velocemente un artista seguito e amato dal pubblico. Tra il ’61 e il ’67 partecipa quattro volte al Festival di Sanremo, ma gli italiani possono seguirlo spesso anche nei maggiori show tv dell’epoca, da Canzonissima a Studio Uno.

Nel 1966 sfida l’amico Adriano Celentano in quella che la stampa popolare dell’epoca aveva definito La guerra delle Ballate. In risposta al nostalgico brano Il ragazzo della via Gluck,  che racconta le conseguenze nefaste dell’inurbamento, Gaber sforna Com’è bella la città.

Il teatro canzone: Il Signor G

Ma limitarsi a parlare di Giorgio Gaber legandolo a un momento, seppur splendente, della musica leggera italiana è limitativo, perché il nome dell’artista milanese è anche fortemente legato a un genere che con lui ha trovato la massima espressione: quello del teatro canzone.

Le prime esperienze in questo senso risalgono al 1959 e a uno spettacolo allestito con Maria Monti, poi l’incontro fondamentale con Dario Fo con cui, nel 1962 registra Il mio amico Aldo, un disco in cui Gaber cantava e Fo recitava. Ma è nel 1970 che esordisce con lo spettacolo più amato, Il Signor G, un allestimento che proponeva una forma espressiva che metteva insieme appunto la canzone e il teatro, mescolandole in qualcosa di nuovo ed originale.

Questi sono gli anni in cui il lavoro di Giorgio Gaber è sempre meno “leggero” e sempre più attento a raccontare la difficile realtà in cui è sprofondato il Paese, come in La presa del potere del 1973 in cui parlava di un ipotetico golpe, a Io se fossi Dio del 1980, un brano estremo e disturbante, che affronta il tema del terrorismo in un modo durissimo, non solo verso quella tragedia, ma anche  e soprattutto verso il sistema malato e ingiusto che lo ha generato. In tema di impegno, del 1972 è La libertà, un vero e proprio manifesto che invita tutti a non voltarsi dall’altra parte e ad impegnarsi attivamente nel miglioramento della società:

Un impegno che segnerà fino alla fine l’esperienza artistica di Giorgio Gaber, che nemmeno nei suoi ultimi anni risparmio critiche, invettive e indignazione davanti a ciò che succedeva. Basti ricordare il suo Destra-Sinistra che gli ha guadagnato molte accuse di qualunquismo.

Giorgio Gaber, vita privata: chi è la moglie Ombretta Colli, chi è la figlia Dalia Gaberscik

La vita privata di Giorgio Gaber è segnata dall’incontro con Orietta Colli, prima attrice e oggi politica, che diventa sua moglie nel 1965 e che lo rende padre dell’unica figlia, Dalia Debora. A raccontare il primo incontro e la lunga storia d’amore tra Giorgio Gaber e Ombretta Colli c’è un memoir della moglie e anche una bella intervista rilasciata al Corriere della Sera qualche tempo fa.

Giorgio Gaber e Ombretta Colli si sono incontrati la prima volta nel 1961: lui aveva 22 anni ed era già noto al pubblico mentre la Colli aveva 18 anni, studiava e per mantenersi faceva la modella. L’incontro avvenne proprio per questo: la modella che doveva posare con Gaber per una copertina diede all’improvviso forfait e venne sostituita da lei. Dopo quel primo incontro e quella foto (con bacio), non si rividero più. Anni dopo si incontrarono di nuovo a Roma e a quel punto scoccò la scintilla che accese un gran fuoco, tanto che, solo un anno dopo Giorgio Gaber e Ombretta Colli diventavano marito e moglie. L’anno successivo, a coronare il loro amore arriva la figlia Dalia Gaberscick che oggi è una delle più conosciute e stimate pr del mondo dello spettacolo italiano.

Da quel lontano 1965 l’amore e il matrimonio tra Giorgio Gaber e Ombretta Colli non si è mai interrotto, nemmeno quando lei ha scelto di impegnarsi in politica accettando l’offerta di candidarsi con Forza Italia. Gaber l’ha sempre sostenuta e, racconta la Colli, l’ha anche votata credendo fermamente nelle qualità della moglie con cui d’altronde, negli anni ’70, quando lei era attivista femminista, aveva condiviso tante posizioni soprattutto sul fronte del divorzio e del diritto all’aborto.

Un matrimonio dunque, lungo e felice, in cui il rispetto reciproco degli spazi e dell’indipendenza dell’altro, racconta Ombretta Colli, hanno avuto un ruolo fondamentale. L’unica cosa che è riuscita a spezzare quel legame indissolubile è stata la malattia che ha colpito Gaber, un tumore che lo ha portato alla morte il 1 gennaio 2003.

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