Fuori Porta - Sacrario Militare Redipuglia - © Angela Di Giacomantonio/Tua City Mag

C’ è anche il corpo di una donna, una romana, la crocerossina Margherita Kaiser Parodi Orlando. E ce ne sono 100186 di uomini, per lo più ragazzi, caduti sul Carso in quella carneficina che fu la Prima guerra Mondiale. I loro corpi, la loro sofferenza, il loro sacrificio, le loro vite spezzate, si respirano nell’aria al Sacrario Militare di Redipuglia, in Friuli Venezia Giulia.

Oggi, 4 novembre, vi portiamo lì, in quella terra sconvolta dai combattimenti giusto cent’anni fa, e la nostra consueta gita del weekend fuori porta si veste di Storia, nella visita al più grande e maestoso sacrario italiano dedicato ai caduti della Grande Guerra.

Come in tutti i luoghi testimoni della Storia con la “S” maiuscola, che è fatta di glorie e miserie, gioie e tragedie, anche a Redipuglia si respira un misto di tristezza e orgoglio, fascino e mistero. Per chi non c’è mai stato, l’esperienza sarà unica. Per le nuove generazioni, il pensiero non può che andare istintivamente ai nonni, talvolta ai bisnonni, qualcuno dei visitatori forse è discendente di quei defunti.

Una volta parcheggiata l’auto sul piazzale di fronte al Sacrario ha inizio la visita. Spalancate occhi e cuore. Davanti a voi, simbolicamente, vedrete l’esercito che scende dal cielo, guidato del suo comandante, attraverso la “Via Eroica”. In cima, a ricordare il Monte Golgota e la crocifissione di Gesù, tre enormi croci.

Fuori Porta – Sacrario Militare Redipuglia – © Angela Di Giacomantonio/Tua City Mag

Entrando a Redipuglia, vi accoglierà il silenzio. Vi mancherà il fiato. Per arrivare in cima all’imponente monumento, si possono percorrere due strade. Entrambe estremamente suggestive. Passeggerete nella storia attraversando proprio la “Via Eroica”, una strada in pietra delimitata a destra e sinistra da 38 targhe di bronzo. Su ogni targa è inciso il nome una località carsica contesa durante la Grande Guerra. Per ogni targa, un bagno di sangue.

Poco più avanti si arriva alle tombe dei generali, spicca al centro quella del comandate della Terza Armata, Emanuele Filiberto Duca d’Aosta. Morto a Torino il 4 luglio 1931, Emanuele Filiberto, per sua volontà, venne sepolto fra i soldati di Redipuglia. Ai lati del suo sepolcro riposano cinque generali: Antonio Chinotto, Tommaso Monti, Giovanni Prelli, Giuseppe Paolini e Fulvio Ricceri.

Alle spalle si elevano i 22 gradoni (2,5 m di altezza e 12 m di larghezza) che, in ordine alfabetico, custodiscono le spoglie di 39.857 soldati identificati. Al centro del primo gradone, riposa l’unica donna sepolta nel Sacrario: la crocerossina romana Margherita Kaiser Parodi Orlando.

Al termine della scalinata, due enormi tombe, coperte da lastre di bronzo, custodiscono i resti di oltre 60.000 militi ignoti.

Diversamente suggestiva, ma non meno efficace per arrivare in cima, è la via “breve”, consigliata soprattutto per le famiglie, che vogliono far respirare un po’ di Storia ai bambini. Un’immersione nella Grande Guerra, un po’ più soft.  In cima, infatti, si può arrivare anche comodamente in macchina.

Questa volta a farla da padrone saranno i colori del Carso. Rosso, giallo, marrone e verde, e ovviamente la classica parete rocciosa: colori che qualche bambino potrebbe aver dimenticato. Tutto meravigliosamente limpido, nonostante la foschia, tipica del territorio.

Una volta in cima, si potrà far visita alla piccola cappella del Sacrario e al Museo: qui vi immergerete in un viaggio nel tempo attraverso fotografie, cimeli, documenti, reperti bellici.

Ricordatevi però, che il luogo che state visitando è sacro. Il pianoro alla spalle del Sacrario non è un parco giochi: basta guardare su, a quota 89, dove si trovano l’Osservatorio e un plastico che riproduce la linea di confine, all’alba della Dodicesima Battaglia dell’ Isonzo.

 

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