Home Storie LE FOSSE ARDEATINE E LA MEMORIA DELLE DONNE

LE FOSSE ARDEATINE E LA MEMORIA DELLE DONNE

1457
0
memoria
MEMORIA
Un flash stampato nella memoria
.“L’immagine più chiara che ho di mio padre è il suo volto sempre pieno di cerotti, di lividi. Entrava e usciva dal carcere, più volte era stato portato in via Tasso. Era tra i sospettati di collaborare con la resistenza. La prima volta che lo arrestarono fu nel ‘39, mentre all‘Opera provava una Turandot. L’ultima volta che l’ho visto era a Regina Coeli nel ‘ 44. Convinto che non sarebbe uscito vivo”.

Così Rosetta Stame ha ricordato in una vecchia intervista suo padre Ugo Nicola, tenore, ucciso a 35 anni il 24 marzo 1944 nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Esattamente 74 anni fa.

Rosetta allora aveva sei anni, era la più grande dei figli di Ugo Stame, finito con una fucilata nazista alla nuca.Lei è diventata la presidente dell’ Associazione Vittime delle Fosse Ardeatine e ha consacrato la sua vita a tramandare la memoria di quell’orrore.

 

335 ITALIANI FUCILATI

335 italiani, fucilati dagli occupanti tedeschi come rappresaglia contro l’ attentato partigiano del Gap in via Rasella, l’ episodio più’doloroso della Roma occupata, un fiume di sangue versato, 335 trucidati, di cui nove ancora non identificati. Insegnati, commercianti, impiegati, operai, a scorrere quella lista di vite spezzate, finite nel buio di una grotta, mentre a Roma tornava la  primavera, si fa presto ad immedesimarsi  nel loro dramma e in quello ancor più pesante di chi è rimasto.

Tutti quegli uomini ammazzati, tutte quelle donne che non dimenticheranno mai. Figlie, madri, mogli, sorelle, donne, come Rosetta Stame che in questi lunghi settant’anni, si sono prese il compito di conservare e difendere la memoria di quel che è stato per loro e per tutta la città quel giorno.

 

NON CI HA MAI CHIESTO SCUSA

Anche quando gli anni che passavano diventavano così tanti che non faceva quasi più impressione a nessuno vedere l’ esecutore materiale di quella strage, trascorrere quella che appariva una serena vecchiaia, nella città che aveva così profondamente ferito.

“Non ci ha mai chiesto scusa”, ricordava Rosetta Stame a proposito del capitano Priebke, che continuo’ a dire per tutta la sua lunghissima vita “Ho solo eseguito degli ordini.”

E se n’è andato, all’età di cento anni, senza, in effetti, essersi mai preso il disturbo di una parola di pentimento. Ma le donne dei morti, forti del loro dolore, non hanno mai abbassato la guardia, non hanno mai accettato di addolcire l’ atrocità di fatti che il tempo che scorre tende a sbiadire, che diventa più’ morbida man mano che si avvicendano le generazioni e i protagonisti assumono le sembianze di innocui vecchietti,  perché solo per le vittime il tempo non passa, è quella la condanna.

 

ROMA TESTIMONE E VITTIMA

La vita va avanti ma con un lembo incastrato al giorno della tragedia che tutto cambio’ e si combatte per far ricordare anche agli altri, a chi non c’era, a chi non crede, a chi non interessa . Ecco perché anche  Roma, testimone e vittima con le vittime, oggi più’ che mai, non dimentica questo suo  dolore.

Rispondi