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FINTA DIVA E LA VACANZA PERFETTA

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Estate. Tempo di sole, mare, viaggi.

In questi giorni di caldo asfissiante mi è capitato più e più volte di pensare alle ferie, le mie, e quelle degli altri, ma soprattutto quelle degli altri con le altre. Proprio per questo motivo ho deciso di raccontarvi questa storia.

Quando si ha un rapporto di coppia stabile, dopo un paio di anni è facile cadere nella trappola della routine, soprattutto quando si è giovani, carini e disoccupati. Si iniziano a rivendicare spazi e libertà. Quello che all’inizio della storia sembra essere romantico e passionale – un gelato in riva al mare, l’aperitivo sul lungotevere, una gita fuori porta magari al Lago – dopo un po’ ci sembra asfissiante.

Io e P. siamo fatti l’uno per l’altra. Ci siamo conosciuti all’università. Entrambi quasi liberi professionisti. L’inverno precedente ci ammazziamo di studio per prepararci all’esame di Stato.

  • Amore, ma se non lo passiamo?
  • Ma che stai a gufà? Stamo a buttà er sangue su ‘sti libri. Daje un po’. Famo na cosa: se passamo l’esame ce ne andiamo a Ibiza quest’estate.
  • E gli orali?
  • Vabbè Amò, na settimanella a Ibiza, mica tutta la vita. Ce rilassiamo un pochetto e poi se ributtamo sui libri.

Questa promessa ci fa riversare ogni energia sullo studio. Quando dico ogni energia, intendo proprio ogni tipo di energia: parliamo, studiamo, ripassiamo – indovinate qual è l’unica cosa che non facciamo? – Vabbè, mi dico, forse a Ibiza recuperiamo…

I tre giorni di fuoco arrivano. Non siamo pronti, ma li affrontiamo con coraggio. Una prova più dura dell’altra. Esito finale: io promossa, lui bocciato.

La depressione si impossessa definitivamente di noi. Anzi di lui, che io a di la verità stavo ‘na favola. Ma, la regola delle coppie stabilisce che: quando il tuo compagno è fuorigioco, tu cerchi in tutti i modi di tirarlo su, e farlo tornare in partita.

Inizio con una cenetta romantica. Preparo tutti i suoi piatti preferiti e aspetto che torni a casa dall’allenamento di calcio – la sua valvola di sfogo preferita – con tutte le candele accese.

Nessuna reazione. Passo al contrattacco. Ammicco birichina. (Ti prego amore, almeno una sveltina?) Il ragazzo è depresso… niente sesso.

  • Dai amore, non preoccuparti (cerco di rassicurarlo), vedrai che la prossima volta lo passi. Adesso pensiamo alle vacanze. Avevamo detto Ibiza no?
  • No bella guarda, io me sa che salto. Te sarei solo de peso. Vado in ritiro con la squadra, almeno me sfogo un pochetto.
  • Allora non parto neanche io. (Si può essere più idiote?)
  • Ma non rinuncià alla tua vacanza. Vai e divertiti.

Non sono del tutto convinta che sia la scelta giusta. Iniziano i dubbi. Lo lascio così? Solo e abbandonato? Non so che fare.

  • Non capisco perché te devi fa rovinà i piani da quello – le amiche single sono una salvezza – lui va con la squadra e noi andiamo una settimana proprio a Ibiza.

Le amiche riescono a convincermi. Sono pronta per partire.

  • Amò, ma nun è che me tradisci in vacanza? Le amiche tue le conosco, so’ peperine. Ammiccano qua. Ammicano là. Ve abbronzate. Ve divertite. ‘Na risata. ‘Na bevuta. Poi gli animatori dei villaggi, ce provano co’ tutte.
  • Che fai er geloso? Lo sai che sei la luce degli occhi miei tesò. Te piuttosto… tutti quei bei ragazzi in calzoncini. Me posso immaginà le tifose…

Alla vigilia del suo ritiro con la squadra, in montagna, ci salutiamo così: un bacio e la promessa di tornare riposati e rigenerati dalla vacanza, pronti ad affrontare un lungo inverno.

Il giorno dopo (venerdì) lui parte. Ci sentiamo una volta al giorno. I tempi degli allenamenti. Non mi va di disturbarlo. Assillante e petulante come le fidanzate sanno essere. Desidero che si rilassi e si sfoghi con gli amici. Lui, è sempre più sfuggente, veloce (la durata, la durata!), a tratti stanco (gli allenamenti so faticosi) non mi chiede quando parto ne quando torno.

In compenso me lo chiede mia madre che, scoperta la data, esclama a gran voce:

  • Nè di venere nè di marte ci si sposa nè si parte.
  • Che è? Mai na gioia pure per le vacanze?

Il venerdì successivo, valigia alla mano, contenente tutto le cose indispensabili per una buona vacanza al mare (telo mare, creme, bikini, pareo, un cappellino con visiera, settimana enigmistica, un buon libro) mi reco a Fiumicino dove ho appuntamento con le amiche.

Facciamo colazione al bar dell’aeroporto. Fra cappuccino e cornetto iniziamo già a giocare. Puntiamo tutti i ragazzi. Sorridiamo e ammicchiamo. P. ci aveva visto giusto: non doveva fidarsi delle mie amiche. Però, quello che succede in vacanza… rimane in vacanza.

  • Ragazze, ricordatevi che io sono fidanzata. Non fatemi passare un guaio. I sentimenti, non vanno in vacanza.
  • Stamo a guardà, mica è proibito.

Guarda di qua e guarda di la, l’occhio ci cade su un tipo alto, palestrato, la mano intrecciata a quella di una moretta. Sorridono felici. Sembrano innamorati.

Le fortune, tutte alle altre. Perché? Perché? Perché?

Penso d’istinto al mio P.: cosa starà facendo? Gli allenamenti, co’ sto caldo? E io stronza, in vacanza con le amiche! Forse non dovevo partire. Mi sento un po’ in colpa. Quasi quasi lo chiamo…

Squilla. Squilla. Squilla. Non risponde.

  • Sta a fa gli allenamenti. Lascialo perde.

Nel frattempo la coppietta avanza. Lui a guardarlo bene è decisamente un bel ragazzo, forse con le gambe un po’ storte. Le gambe di un calciatore.

  • Te piacciono a fotocopia. Di tutto l’aeroporto hai beccato quello che più assomiglia a P.

A Fiumicino si sa, c’è chi parte e c’è chi torna. C’è chi viene, c’è chi va. E c’è chi, co na mano arzata, te ce manna

La mia amica, infatti, non fa in tempo a finire la frase, che ci rendiamo conto che quello è P.! Mano nella mano con una moretta… di ritorno da una vacanza!

Lo guardiamo come uno stormo di gabbiani, indeciso se attaccare o meno, studia un cassonetto dell’immondizia, a Roma, d’estate. Lo schifo, la sporcizia, il degrado.

Attacco o non attacco? Decido di scattargli una foto (le foto in vacanza sono importanti… fatele!), che poi gli mando su whatsapp come se fosse una cartolina con scritto: ‘Amore, non dimenticarti: i sentimenti non vanno in vacanza, ma gli stronzi vanno mandati a fanculo. Buon viaggio!’

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