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Le curiosità che non sai sul Festival di Sanremo

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Perché Sanremo è Sanremo? Alla vigilia della 73esima edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo 2022,  possiamo già dire di sapere tutto (o quasi) di ciò che accadrà la prossima settimana all’Ariston.

Come ogni anno la città dei fiori si appresta a ospitare la cerimonia laica più seguita, discussa e amata – odiata dagli italiani.

Nemmeno le travagliate elezioni del novo Presidente della Repubblica possono essere paragonabili all’interesse che si risveglierà nei prossimi giorni e che si focalizzerà sulla cittadina della riviera ligure.

A officiare la cerimonia, anche quest’anno sarà il Gran Maestro Amedeo Sebastiani – Amadeus.

La portentosa macchina mediatica si è messa in moto già prima di Natale e così, di questo Sanremo 2022 ci sembra di sapere tutto: cantanti, ‘figure femminili’, super ospiti ecc.

Noi però vi sfidiamo, svelandovi qualche curiosità che forse ancora non conoscete sul Festival di Sanremo.

Festival di Sanremo, la curiosità più sconosciute

E allora, andiamo a scavare in questi 73 anni di storia, costume e canzonette per svelarvi aneddoti, sorprese e curiosità sconosciute del Festival di Sanremo.

Perché Sanremo è Sanremo

A questa domanda, che non è solo l’ormai famigliare sigla del festival, si può rispondere in modi metaforici, iniziando una lunga disquisizione sull’importanza storica e sociale via via acquisita da un evento diventato un appuntamento centrale, nel bene e nel male, nella vita culturale italiana.

Noi ci limitiamo alla lettera, e rispondiamo alla domanda perché Sanremo è Sanremo? risalendo alle origini del Festival, ovvero alla primissima edizione, quella del 1951 e al suo processo di ideazione che risale ad almeno 5 anni prima. La notte dei tempi, insomma.

Il Festival di Sanremo, come molti altri eventi diventati popolari grazie al successivo e massiccio intervento dei media, per esempio Miss Italia, è nato come evento promozionale.

Alla fine della guerra in un’Italia stremata, bisognava partire pressoché da zero, anche in contesti che in epoca prebellica avevano conosciuto il benessere grazie al turismo e al lusso. E’ così, per rilanciare il turismo in riviera, ma soprattutto per creare un evento che attirasse persone al casinò, svuotato da anni di sofferenze, che si pensò di lanciare a Sanremo un festival della canzone italiana che, come nelle migliori tradizioni all’inizio fu un mezzo flop.

Nel 1951, nell’edizione 1 del Festival si presentarono 3 cantanti impegnati a dividersi 20 canzoni, presentati da Nunzio Filogamo. Come tutti sanno, la vincitrice fu un’ex operaia, Nilla Pizzi, ma l’evento venne snobbato e non considerato all’altezza del lustro passato di Sanremo e del Casinò. Basterà attendere l’avvento della televisione e le riprese della Rai tv per far esplodere quell’ideuzza e renderla un evento centrale per la vita economica della cittadina ligure, divenuta nel giro di qualche anno la capitale della canzonetta.

Le donne al Festival di Sanremo: vallette, comprimarie, protagoniste, capitane

Sanremo, che ogni anno tutti critichiamo e tutti guardiamo, non è solo una kermesse canora ma lo specchio fedele del Paese. Nei 73 anni del festival ne abbiamo avute tantissime dimostrazioni, tra le quali, l’evoluzione del ruolo delle donne. Non parliamo delle artiste in gara, che meriterebbero un discorso a parte, ma delle figure che di volta in volta sono state vallette, poi co-conduttrici o, addirittura, conduttrici e direttrici artistiche. Queste ultime sono, ovviamente, in numero scarsissimo: le dita di una mano sono troppe per contarle.

Le donne che hanno guidato la nave del Festival di Sanremo sono state infatti solo quattro.

La prima fu Loretta Goggi, un’artista di grande talento e versatilità, una professionista instancabile che ha aperto la strada ad altre su tre colleghe, tutte a distanza di quasi vent’anni da lei.

C’è stata infatti l’edizione di Simona Ventura,nel momento in cui la carriera di super Simo era all’apice. Poi c’è stato il Sanremo della grande Raffaella Carrà, e purtoppo fu l’unico condotto dalla Raffa nazionale.

Infine il Sanremo verace pensato e guidato da Antonella Clerici.

Fine. Punto. In 73 anni è tutto quello che riusciamo a registrare di rilevante. Gli anni prima dei 2000, a parte la miracolosa edizione guidata da Loretta Goggi, hanno visto sostanzialmente alternarsi file di belle e bellissime ragazze nel tradizionale ruolo di valletta semimuta – porta copioni- annunciatrice di brani. Dal nuovo millennio, anche nelle edizione a conduzione maschile, le donne che di volta in volta hanno affiancato i conduttori si sono ritagliate sempre più spazio, uscendo fuori dal recinto vallettistico per avvicinarsi all’approdo della figura della co conduttrice.

Quest’anno le co-conduttrici di Amadeus, come già l’anno scorso, sono 5, una per ogni serata. Tutte diverse tra loro, per storia, età, carattere, e sono Ornella Muti, Sabrina Ferilli, Maria Chiara Giannetta, Lorena Cesarini e Drusilla Foer.

Festival e Controfestival, dal Sanremo comunista a quello cristiano

Non bastano festival, prefestival e dopo festival. No, perché la storia ha registrato anche Controfestival di Sanremo o festival alternativi, che si svolgono rigorosamente negli stessi giorni della gara canora, spesso a poche centinaia di metri dalla competizione dell’Ariston.

Successe ad esempio nel 1969, l’anno della contestazione, quando la federazione giovanile comunista organizzò un controfestival, un evento alternativo di musica e teatro, gratuito e aperto a tutti che vide, tra l’altro, la partecipazione di Dario Fo e Franca Rame. Fu un flop.

E chissà quale fortuna avrà il Festival della Canzone Cristiana di Sanremo che si terrà il 3, 4 e 5 febbraio all’Auditorium di Villa Santa Clotinde a Sanremo. Sul palco Giuseppe Cionfoli, Don Michele Madonna, Diolovuole Band, Don Lino – Don Pasqualino di Dio, Don Beppe – D-Beppe e Vittorio Sgarbi.

Vincitori e vinti

Quanto vale, in termini di vendite e di reale successo presso il pubblico per una canzone la vittoria al Festival di Sanremo?

Dipende. Ci sono canzoni che vincono il festival e contemporaneamente sbancano le classifiche come è successo per Zitti e buoni dei Maneskin nel 2021, che con quel brano, dall’Ariston hanno preso il volo per un anno incredibile che li ha proiettati direttamente nell’Olimpo della musica rendendo i ragazzi di Monteverde un fenomeno mondiale. In altri casi, anche numerosi, arrivare primi al Festival non si è tradotto in un trampolino di lancio. Basti pensare alla parabola dei Jalisse che, dopo aver trionfato con la loro Fiumi di parole sono stati relegati velocemente nel dimenticatoio.

Si può dire lo stesso anche per i brani ultimi che spesso, in una cornice come quella dell’Ariston sono semplicemente incompresi. L’esempio più lampante è sicuramente quello di Vasco Rossi. Arrivato ultimo a Sanremo con la sua Vita Spericolata, si rifarà presto perchè quel brano diventerà una delle canzoni italiane più amate e conosciute.

Svenimenti, tentati suicidi e proteste a favore di telecamera

Essendo per una settimana il centro dell’attenzione mediatica italiana, il palco dell’Ariston si è prestato a regalare, negli anni, non solo ai cantanti in gara, ma a chiunque la cercasse e passasse di lì, visibilità.

Numerosi sono gli episodi di manifestazioni di protesta organizzate nel teatro e prontamente riprese e amplificate dalle telecamere.

Ma la variegata storia del Festival di Sanremo registra anche atti più clamorosi. Il più eclatante di tutti fu quello del 1995 quando un quarantenne disoccupato voleva buttarsi dalla balaustra della galleria. Il sangue freddo e l’intervento di Pippo Baudo evitò la tragedia e lo rese ancor di più e sempre super Pippo. Qualche anno dopo, l’autore dell’ insano gesto confessò in un’intervista a Vanity Fair, che quello che cercava era solo visibilità. Le sue parole: “Se mi fossi voluto suicidare sarei andato su un ponte, non all’Ariston”.

Per le stesse ragioni, tale Carla Puccini, nel ruolo di valletta, finse uno svenimento a favore di telecamera. Era il 1966, e il conduttore Mike Bongiorno, avendo mangiato la foglia, andò avanti come niente fosse.

Superospiti stranieri

La rassegna dei super ospiti stranieri passati in 73 anni per il Festival di Sanremo e dei retroscena associati a queste apparizioni, sarebbe lunghissima.

Rimangono nella memoria gaffe, imbarazzi, banalità varie. Da Robert De Niro a Madonna, da Whitney Houston ai Blur è lunghissimo sia l’elenco dei nomi delle super star che l’elenco dei momenti imbarazzanti.

Tra tutti la storia registra il passaggio a Sanremo dei Queen, si avete capito bene. E’ il febbraio del 1984 e quell’anno il regolamento del festival obbliga tutti, nessuno escluso, a suonare in playback. Anche qui, si, avete capito bene. Arriva Freddie Mercury che vuole regalarvi una performance dal vivo e voi gli rispondete: “No Freddie guarda, c’è poco da discutere, non è possibile. Se vuoi cantare a Sanremo, muovi le labbra e metti su una base registrata, se no ciccia”.

 E così andò. Nel senso che Freddie Mercury, giustamente scocciato, a un certo punto di Radio Ga Ga iniziò a muovere la bocca fuori sincro e ad allontanarsi il microfono. Per rendere evidente al mondo quest’incredibile atto di lesa maestà.

 

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