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Papà tra smartworking e DAD, come se la stanno cavando

papà smartworking

Papà in smartworking, come se la stanno cavando? Essere genitori e coniugare le esigenze del mondo del lavoro con quelle familiari non è mai stato semplice. La situazione è diventata ancor più complessa durante l’emergenza sanitaria.

L’intreccio tra la drastica riduzione di relazioni sociali per rimanere il più possibile nelle proprie case, il cambiamento nelle modalità di lavoro, la complessità della DAD e della gestione h24 dei propri figli, hanno fatto sì che si modificassero i rapporti di genitorialità ponendo i genitori-lavoratori in situazioni inedite.

In occasione della Festa del Papà, R-Everse, società di head hunting ha effettuato l’indagine “Smartworking e paternità. Come i papà stanno affrontando il lavoro da casa” *.

In cui ha coinvolto i papà-professionisti in una survey per approfondire questo tema ancora poco battuto. Indagando la portata dei cambiamenti introdotti dal Covid-19 nella vita di queste fondamentali figure maschili.

I principali risultati dell’indagine “Smartworking e paternità”

Se da un lato possiamo considerare il diffondersi della pandemia Covid-19 come uno dei peggiori drammi degli ultimi decenni, dall’altro lato questo ha reso necessario trascorrere quanto più tempo possibile all’interno delle proprie mura domestiche. Con effetti concreti nel rapporto genitore-figlio e nella work-life balance.

Di questo ne è convinto anche Daniele Bacchi, CEO di R-Everse, che commenta.

 “La pausa pranzo con l’intera famiglia a tavola ogni giorno della settimana per me è stato un regalo bellissimo e inaspettato. Ho quattro figli dagli 8 ai 13 anni e mi sono lanciato, pranzo dopo pranzo, in discussioni sempre più interessanti, coinvolgendoli anche in tematiche lavorative. Provocarli e spronarli a condividere le loro opinioni e osservare le loro personalità formarsi giorno dopo giorno attraverso il dibattito è tutt’oggi commovente nel mio ruolo di padre”.

I risultati dell’indagine sui papà in smartworking confermano che il cambiamento lavorare è stato per la maggior parte dei casi drastico. Prima della pandemia, infatti, ben il 57% degli intervistati non aveva mai sperimentato il lavoro in smartworking. Solo il 4% lo viveva in modo stabile.

La survey evidenzia in particolare gli effetti della pandemia e della necessità di lavorare da casa sul rapporto tra padri e figli. Il 71% dei papà intervistati ha evidenziato un cambiamento nel rapporto con i propri figli. In particolare, questo cambiamento è considerato positivo per il 63% di loro.

A influire notevolmente sugli equilibri domestici e nel rapporto padre-figli, è stata sicuramente anche la didattica a distanza, modalità inedita di insegnamento. Sulla totalità dei padri intervistati, infatti, il 50% ha dichiarato di aver supportato i figli in questa attività. Nello specifico, il 38% se n’è occupato in parte, alternandosi con la propria partner, mentre l’11% se n’è occupato interamente in prima persona. L’altra metà degli intervistati non ha avuto necessità di supporto oppure si è affidata alla partner o ad altre persone vicine al nucleo familiare.

Dall’indagine emerge che i padri italiani sono abbastanza soddisfatti dell’equilibrio che, nonostante le sfide, sono riusciti a creare tra vita privata e lavorativa.

La survey evidenzia infine come questo equilibrio di cui si è sempre alla ricerca, deve essere necessariamente supportato anche dall’intervento delle istituzioni. Per favorire una migliore conciliazione lavoro-famiglia che riguardi tanto le madri quanto i padri servono misure significative. Che devono svilupparsi e ampliarsi tenendo in considerazione il contesto in cui si lavora e, in generale, si vive.

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