Festa del Cinema di Roma 2022
Credits: Ufficio Stampa Festa del Cinema di Roma

Tutto pronto per la diciassettesima edizione della Festa del Cinema di Roma che tornerà ad animare la città dal 13 al 23 ottobre. Il ricchissimo programma è stato presentato questa mattina in Auditorium e nei prossimi giorni vi racconteremo tutte le novità.

Il film di apertura sarà l’atteso Il Colibrì di Francesca Archibugi con Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Bérénice Bejo, Nanni Moretti, Laura Morante, Sergio Albelli, Benedetta Porcaroli.

Ma gli eventi che si susseguiranno sono tantissimi.
Oggi iniziamo a vedere i titoli dei film in concorso.

Festa del Cinema di Roma 2022, il concorso

Il concorso internazionale della Festa del Cinema di Roma sarà composto da 16 titoli, senza distinzione tra film di finzione, documentari e film in animazione.

Ecco i titoli che vedremo.
ALAM
di Firas Khoury, Francia, Tunisia, Palestina, Arabia Saudita, Qatar, 2022, 110’ | Opera prima |
Cast: Mahmood Bakri, Sereen Khass, Mohammad Karaki, Muhammad Abed Elrahman, Ahmad
Zaghmouri, Saleh Bakri
Una scuola superiore in Palestina. Una bandiera palestinese che deve sventolare il giorno
dell’Indipendenza di Israele, che per i palestinesi è un giorno di lutto (la “nakba”). Filas Khoury,
esordiente nel lungometraggio, gira (in Tunisia, per ovvi motivi) un film che parla di temi universali (amore, amicizia, lotta contro le ingiustizie, ricerca della propria identità, conflitti generazionali) in un contesto dove l’affermazione dei giovani palestinesi è negata da una tragedia che dura dal 1948. E trova la sua forza e originalità nel mostrare come la tragedia è calata nella quotidianità, e nel portare sullo schermo (con empatia, ironia sferzante e senso del paradosso) una nuova generazione trascurata dai media, che resiste orgogliosamente senza usare la logica della violenza.


EL CASO PADILLA | THE PADILLA AFFAIR
di Pavel Giroud, Spagna, Cuba, 2022, 78’ | Doc |
“Dì la verità”: si apre con questa frase il nuovo film del cineasta cubano Pavel Giroud, subito seguita da una ripresa del 1983 della tv francese, dove il conduttore sta intervistando Heberto Padilla, il poeta autore della raccolta Fuera de juego con la quale divenne famoso anche in Europa ma per la quale fu arrestato e condannato da Castro. Back al 1971 e al bianco e nero della straordinaria registrazione della ritrattazione della propria opera, il 27 aprile, davanti agli intellettuali e amici membri dell’Uneac (Unione degli scrittori e artisti cubani): oltre due ore di girato, riemerso dopo cinquant’anni da un archivio governativo, che Giroud seleziona e intercala con altri materiali che danno il senso del periodo storico. Mentre Padilla, che ha teatralmente appallottolato il testo del discorso fin dall’inizio, continua nella propria abiura, sempre più sudato e istrionico, in un crescendo di cadenze drammatiche shakespeariane di sconvolgente (e coinvolgente) tensione.


CAUSEWAY
di Lila Neugebauer, Stati Uniti, 2022, 92’ | Opera prima |
Cast: Jennifer Lawrence, Brian Tyree Henry, Linda Emond, Jayne Houdyshell, Stephen McKinley
Henderson, Russell Harvard, Fred Weller, Sean Carvajal, Will Pullen, Neal Huff
Prodotto e magnificamente interpretato da Jennifer Lawrence, l’esordio alla regia di Lila Neugebauer esplora e racconta con grande sensibilità il modo di affrontare i traumi psicologici e fisici che i soldati riportano in guerra, ma anche le difficoltà, le incomprensioni e le sofferenze che sembrano aver segnato le loro vite precedenti, spingendoli ad arruolarsi e partire per mete lontane, dove i conflitti armati sono cruenti e il futuro incerto e pericoloso. La storia di un’amicizia non semplice, ma tenera e reale, sullo sfondo di un’inedita New Orleans e il ritorno per Jennifer Lawrence a una recitazione semplice, minimalista ma di grande efficacia, che ci riporta indietro a quel memorabile Winter’s Bone degli inizi della sua carriera stellare.

LA CURA
di Francesco Patierno, Italia, 2022, 87’
Cast: Francesco di Leva, Alessandro Preziosi, Francesco Mandelli, Cristina Donadio, Andrea Renzi, Antonino Iuorio, Peppe Lanzetta
Corso Umberto, il rione Sanità, le Terme, la stazione di Mergellina, l’Hotel Oriente, la Prefettura,
strade, angoli, per lo più deserti: Napoli in pieno lockdown. Una città spettrale e fuori dal tempo per la rilettura contemporanea di Francesco Patierno di La peste di Albert Camus, dove i sentimenti, le paure, i conflitti del libro scivolano armoniosamente dentro il disorientamento generato dalla pandemia, e pezzi di realtà, come un uomo disperato che urla di notte per strada, riflettono il testo.
Un ospedale e i suoi medici e volontari, i funzionari, i commercianti, le persone normali, tutti si
mescolano con una troupe che sta girando un film sulla Peste, in una coralità drammatica asciutta e coinvolgente. Chi vuole scappare. Chi decide di restare. Ma da soli non si resiste alla paura.


FOUDRE | THUNDER
di Carmen Jaquier, Svizzera, 2022, 92’ | Opera prima |
Cast: Lilith Grasmug, Mermoz Melchior, Benjamin Python, Noah Watzlawick, Sabine Timoteo, François
Revaclier, Diana Gervalla, Lou Iff, Léa Gigon, Marco Calamandrei
Nell’estate del 1900, dalla pace del convento nel quale da cinque anni sta facendo il noviziato, la diciassettenne Elisabeth è sbalzata, poco prima di prendere i voti, di nuovo a casa, per lavorare la terra, dopo la morte improvvisa della sorella maggiore Innocente. Ma la morte è misteriosa, la famiglia silenziosa e solo tre suoi amici d’infanzia sembrano condividere l’ansia di conoscenza e di libertà di Elisabeth. Immersa nel solare scenario di una valle svizzera, una storia di progressiva affermazione di autonomia, volontà e desiderio, dove la cupezza repressiva dell’ambiente e delle credenze viene progressivamente sfaldata dall’energia vitale dei quattro amici, sempre più complici, sempre più innamorati l’uno degli altri e dei rispettivi corpi.


HOURIA
di Mounia Meddour, Francia, 2022, 104’
Cast: Lyna Khoudri, Rachida Brakni, Hilda Amira Douaouda
Quasi una metafora dell’attuale situazione dell’Algeria – dove l’Hirak, un imponente movimento
politico e civile di opposizione al regime, è stato definitivamente soffocato dalla pandemia ad appena un anno dalla sua nascita – l’ultimo film di Mounia Meddour (Papicha), insieme popolare e sofisticato, racconta la storia di Houria, una ballerina di talento che, dopo aver subito pesanti menomazioni fisiche,i n seguito ad un grave episodio di violenza, continua la sua eroica resistenza nel perseguire un sogno che sembra impossibile da realizzarsi. Ballare ancora, tra Felicità e Gloria, ballare avvolte nei colori di abiti sgargianti, su una terrazza o su una spiaggia, tutte immerse in una sorellanza ideale di donne che si sostengono a vicenda, intorno a un nucleo di resilienza incrollabile.


IN EINEM LAND, DAS ES NICHT MEHR GIBT | IN A LAND THAT NO LONGER EXISTS
di Aelrun Goette, Germania, 2022, 101’
Cast: Marlene Burow, Sabin Tambrea, David Schütter, Claudia Michelsen, Jördis Triebel
Primo film di finzione della regista tedesca Aelrun Goette, nota al pubblico internazionale per il
documentario Die Kinder sind tot (Prix Regard Neuf a Visions du Réel 2003). Nel 1988, a pochi mesi
dalla caduta del Muro, per una sua foto apparsa casualmente su Sibylle (il Vogue dell’Est), una
diciassettenne di Berlino Est si trova immersa nel mondo della moda. Tra fotografi, modelle, nuove
idee e stili di vita, il film è basato su fatti realmente accaduti, ispirato all’esperienza di modella della
regista stessa tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 nella Repubblica Democratica Tedesca.
Sospesa tra personale e pubblico, sentimenti e coerenza politica, un’opera che strada facendo si
trasforma in un energetico inno alla bellezza ed alla libertà.

JANVĀRIS | JANUARY
di Viesturs Kairišs, Lettonia, Lituania, Polonia, 2022, 94’
Cast: Kārlis Arnolds Avots, Alise Dzene, Baiba Broka, Aleksas Kazanavičius, Juhan Ulfsak, Sandis Runge
Gennaio 1991. Tre aspiranti filmmaker si trovano di fronte all’invasione dei carri armati sovietici che
vogliono reprimere l’indipendenza della Lettonia dichiarata il 4 maggio dell’anno prima. Il film di
Viesturs Kairišs (che allora aveva diciannove anni) non solo ricostruisce una generazione che sognava il
cinema di Bergman, di Tarkovskij e di Jim Jarmusch (di Stranger than Paradise circolano cassette
pirata…), era avida di conoscere il mondo e si confrontò con la Storia. Parla del presente e della forza
incontenibile della giovinezza, ritrovando la libertà e l’entusiasmo della nouvelle vague e della Nová
vlna. Kairišs rende anche omaggio alla figura carismatica di Juris Podnieks, uno dei più promettenti
registi lettoni, che morì a quarantadue anni nel 1992.


JEONG-SUN
di Jeong Ji-hye, Corea del Sud, 2022, 105’ | Opera prima |
Cast: Kim Kum-soon, Yun Seon-a, Cho Hyeon-woo, Kim Yong-joon
I crimini sessuali digitali sono in crescente aumento in Corea del Sud, dove le vittime affrontano
innumerevoli difficoltà nel perseguire azioni legali a causa della disparità di genere e di un’inadeguata
risposta al problema da parte del governo. Nell’affrontare questa problematica, divenuta di scottante
attualità, la giovane regista Jeong Ji-hye, al suo primo lungometraggio, racconta la storia di
un’operaia di mezz’età che, per cultura e inesperienza, si muove incerta nell’universo digitale, vittima
silenziosa di soprusi e prevaricazioni all’interno della fabbrica in cui lavora. Uno sguardo acuto ed
empatico quello di Jeong Ji-hye, che coglie con precisione la fragilità delle vittime di fronte al potere
distruttivo della cyber-violenza, ma ci restituisce anche l’immagine indelebile di un personaggio
femminile forte e inconsueto.


LV GUAN | THE HOTEL
di Wang Xiaoshuai, Hong Kong, 2022, 112’
Cast: Ning Yuanyuan, Ye Fu, Qu Ying, Huang Xiaolei, Worrapon Srisai, Dai Jun, Li Zonghan
Girato in quattordici giorni, con poche risorse finanziarie e molta creatività, l’ultimo film di Wang
Xiaoshuai, regista di spicco della cosiddetta “sesta generazione” di cineasti cinesi, è interamente
ambientato in un hotel in Thailandia, dove Wang si trovava per caso in vacanza a trascorrere le
festività del Capodanno Lunare, a fine gennaio 2020. Impossibilitato a muoversi e non potendo
rientrare in Cina a causa del lockdown e dell’interruzione dei voli di collegamento con la madrepatria,
il regista decide – insieme ad un gruppo di amici, cineasti, sceneggiatori e artisti costretti, come lui,
ad un esilio temporaneo – di girare un film. Una meditazione sui devastanti effetti della pandemia, il
film coglie con precisione chirurgica, il senso di intrappolamento, confusione, apatia, la frustrazione
crescente e l’instabilità sentimentale che tutti abbiamo provato nei giorni del confinamento.


I MORTI RIMANGONO CON LA BOCCA APERTA
di Fabrizio Ferraro, Italia, Spagna, 2022, 84’
Cast: Emiliano Marrocchi, Domenico D’Addabbo, Fabio Fusco, Olimpia Bonato, Antonio Sinisi
Quattro partigiani fuggono in mezzo alla neve sull’Appennino dell’Italia centrale, nel 1944. Sono
inseguiti, cercano un rifugio, incontrano una ragazza. Drammaticamente ambientata in un contesto
storico e politico ben preciso, tuttavia la loro storia si connette, seppur non esplicitamente, con un
presente ancora fragile e falcidiato da guerre presenti o echeggianti. Fabrizio Ferraro, regista e
sceneggiatore con alle spalle una formazione in scienze del cinema e filosofia del linguaggio, sceglie il
bianco e nero per riportarci indietro nella storia, alternando campi larghi a primi piani, dialoghi serrati
a voci narranti, intervallati da grandi silenzi e poderosi fruscii. Un film che si rivolge al passato per
interrogare la contemporaneità.

RAMONA
di Andrea Bagney, Spagna, 2022, 80’ | Opera prima |
Cast: Lourdes Hernández, Bruno Lastra, Francesco Carril
Madrid come Manhattan: sontuosi scorci della città in bianco e nero sottolineati dalla musica di
Tchaikovsky. Si apre così, con un omaggio al capolavoro di Woody Allen, il film d’esordio della regista
spagnola Andrea Bagney, una storia d’amore (e di amori) tutta costruita intorno alla protagonista,
aspirante attrice trentenne in cerca del senso della vita, ora bionda ora bruna, ora entusiasta ora
dubbiosa, ora innamorata del boyfriend Nico ora attratta dal regista Bruno. Dal bianco e nero della
vita al colore della messa in scena (dove, tra l’altro, Ramona replica monologhi di Diane Keaton in Io e
Annie e di Julie Delpy in Prima dell’alba), la commedia romantica si snoda tra chiacchiere, passeggiate
e nevrosi, trascinata dalla protagonista Lourdes Hernandez, nota in Spagna come cantautrice con lo
pseudonimo Russian Red.


RAYMOND & RAY
di Rodrigo García, Stati Uniti, 2022, 100’
Cast: Ethan Hawke, Ewan McGregor, Maribel Verdú, Tom Bower, Vondie Curtis Hall, Sophie Okonedo
Due fratellastri, uniti da un padre con cui avevano un rapporto quanto meno contrastato e al cui
funerale devono partecipare: Ewan McGregor (che gioca contro il suo tipico ruolo) e Ethan Hawke. Un
regista-sceneggiatore colombiano, Rodrigo Garciá, figlio di Gabriel García Márquez, che ha esordito
come regista nel 2000 con Le cose che so di lei (premio di Un certain regard a Cannes), e ha spesso
collaborato con Alfonso Cuarón (che di Raymond & Ray è uno dei produttori) e Guillermo del Toro. Una
grande capacità di reinventare i generi (road movie, commedia, family drama) e di costruire
personaggi di cui innamorarsi. Come quelli interpretati da Maribel Verdú e da Sophie Okonedo, dove
García mostra di essere uno dei migliori direttori di attrici del cinema contemporaneo.


SANCTUARY
di Zachary Wigon, Stati Uniti, 2022, 96’
Cast: Margaret Qualley, Christopher Abbott
Un uomo nella suite di un hotel di lusso. Bussa alla porta una ragazza, bionda, bella, in tailleur
professionale, che lo sottopone a un’intervista formale. Via via che le domande si fanno più personali,
il gioco si chiarisce: Rebecca è una escort dominatrix, Hal il suo ricco cliente, pronto a tutto, anche a
pulire ogni centimetro del bagno in mutande. Ma questo è solo l’inizio del nuovo romantic thriller di
Zachary Wigon, che ha già lavorato sugli inganni, i trucchi, i buchi neri dei rapporti uomo-donna in The
Heart Machine. Chiusi in una stanza, Margaret Qualley (figlia di Andie MacDowell e autostoppista
hippie in C’era una volta a Hollywood) e Christopher Abbott (Piercing, la serie Girls) rimbalzano tra
giochi erotici, rimbrotti, minacce, ricatti, svelano lati oscuri, ansie e fragilità, mentre macchina da
presa e dialogo virano dall’erotico al noir. Ma tutto, compreso il finale, è imprevedibile.


SHTTL
di Ady Walter, Francia, Ucraina, 2022, 109’ | Opera prima |
Cast: Moshe Lobel, Antoine Millet, Saul Rubinek, Anisia Stasevich, Pyotr Ninevsky, Daniel Kenigsberg,
Emily Karpel
1941: il giovane Mendele è entusiasta di lavorare nel cinema a Odessa, ma torna nel suo paese
(“shtetl”, in yiddish) in Ucraina, al confine con la Polonia, dove il suo amore di sempre sta per sposare
il figlio del rabbino. E questo il giorno prima dell’invasione nazista. L’esordiente argentino Ady Walter
usa il piano-sequenza e il bianco e nero (anche se la continuità spazio-temporale è infranta da
flashback a colori) come strumenti per calare lo spettatore dentro la realtà di un mondo ebraico
sull’orlo della tragedia, tra ricostruzione filologica e allusione al presente. A parlare yiddish è un cast
internazionale, tra cui Saul Rubinek (Gli spietati), che recita per la prima volta in questa lingua. Il
villaggio è stato interamente ricostruito a sessanta chilometri da Kyiv, con l’intenzione di diventare,
dopo le riprese, un museo a cielo aperto. La grafia del titolo è un omaggio al romanzo “La sparizione”
di Perec, dove scompare la lettera “e”, per alludere a un altro vuoto.

LA TOUR | LOCKDOWN TOWER
di Guillaume Nicloux, Francia, 2022, 89’
Cast: Angèle Mac, Hatik, Ahmed Abdel-Laoui, Kylian Larmonie, Merveille Nsombi, Nicolas Pignon
Una signora di colore una mattina esce dal torreggiante condominio di periferia in cui abita e viene
inghiottita dal nero, un velario scuro, una nebbia, un’entità che divora chiunque si avventuri
all’esterno da porte o finestre. Isolati dal mondo esterno, ecco i diversi gruppi famigliari: coppie e
single, vecchi e bambini, gatti e cani di diversa taglia. E soprattutto bianchi, neri e nordafricani, divisi
per piani e per etnie, più o meno armati e, mentre le scorte alimentari e idriche si assottigliano, più o
meno decisi a conquistare la sopravvivenza e il dominio con la forza. Regista e sceneggiatore,
Guillaume Nicloux affronta il distopico con un occhio a J. G. Ballard (Condominio, ma non solo) e uno
allo spirito caustico di Michel Houellebecq, del quale nel 2014 mise in scena il “rapimento” e che è
ringraziato nei titoli di coda.

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