bellissime

La regista romana Elisa Amoruso, dopo il docufilm campione di incassi su Chiara Ferragni, Unposted, presenta alla Festa del Cinema di Roma, Bellissime, un viaggio nel mondo delle baby miss

Dopo Unposted, il docufilm sul fenomeno Chiara Ferragni, la regista romana Elisa Amoruso presenta ad Alice nella città, la rassegna all’interno della Festa del Cinema di Roma, Bellissime, tratto dall’omonimo libro inchiesta di Flavia Piccinini.

Anche in questo caso, la dimensione del documentario ci porta a scavare in una piega della nostra società, ancora poco raccontata. Si tratta del mondo delle baby miss, le baby modelle, insomma quel mondo che sfrutta imbriglia la bellezza delle bambine. Un mondo spesso sommerso ma molto vitale. Il punto di vista che sceglie Elisa Amoruso è quello molto particolare, di un’intera famiglia di Bellissime.

Cristina, Giovanna, Francesca, Valentina: una famiglia, quattro donne unite dalla stessa passione: la bellezza. Una riflessione aperta sul culto dell’apparire, su cosa voglia dire essere bambine, adolescenti e madri, in un continuo gioco di rimandi tra passato e presente. Vivono in una casa vista mare nel quartiere Nervi di Genova, insieme a papà Giorgio, geometra, tre cani e tre gatti. Mamma Cristina ha dedicato la prima parte della sua vita a scarrozzare sulle passerelle, sui set fotografici e televisivi le sue tre figlie: Giovanna la baby modella più pagata d’Italia e le altre due, Francesca e Valentina, che non hanno, comunque, mai raggiunto il livello di popolarità della sorella maggiore, loro totem ineguagliato. Ancora adesso mamma Cristina sta al loro fianco, condivide con le ragazze vestiti, palestra, sfilate. Ancora adesso, ogni giorno, mamma Cristina rinfocola l’ambizione delle sue tre figlie. E la sua.

Nelle note di regia di Bellissime, Elisa Amoruso racconta:

“Bellissime nasce dall’omonimo libro inchiesta sul mondo delle baby modelle che mette in luce uno scenario di moltiplicazione dello stereotipo femminile all’interno dei rapporti madre-figlia” .

La chiave di questo microcosmo di Bellissime infatti, è la madre:

” Seguendo le sorelle, alla fine abbiamo trovato la madre” racconta Elisa Amruso “e abbiamo capito che tutto aveva origine da lei, un personaggio vitale, affascinante ma anche piena di contraddizioni che comunque si è aperta con noi e ha raccontato senza filtri la sua storia e la sua realtà. Le figlie, in confronto, erano più timide, ma è comprensibile che al paragone con una madre dalla personalità tanto forte, tendano un pò a sbiadire”.

Il tema centrale del film è quello dell’adultizzazione delle bambine e degli stereotipi femminili che in questi contesti si autoalimentano e si rafforzano, passando proprio per linea femminile di madre in figlie.

“In questa storia, nel cuore di una sola famiglia si può osservare il centro problematico di un’intera società che si dispiega tutta in superficie, nella ricerca di una programmatica leggerezza e che nasconde i suoi problemi, i sui dolori sotto un abile ma fragile make up”.

In questa storia, così profondamente femminile, non c’è traccia degli uomini:

“In Bellissime gli uomini non ci sono, un pò per scelta, un pò per aderenza alla realtà. In questa famiglia c’è anche un padre, ma il suo ruolo, sebbene importante, rimane sullo sfondo. In generale, di fronte a questo tipo di problematica gli uomini scompaiono, non comprendono. Invece, per andare al di là degli stereotipi il loro ruolo, e il cambiamento della loro mentalità sono fondamentali.”

Bellissime è anche una storia di iniziazione, di crescita di tre sorelle giovanissime inghiottite in un meccanismo più grande di loro che alimenta e guida i loro sogni e i loro desideri. Dei sogni delle giovani generazioni, Elisa Amoruso che è entrata per tanto tempo nella vita di Chiara Ferragni per realizzare Unposted, ormai si è fatta un’idea:

“Ho avuto a che fare, nei mesi in cui lavoravo con lei, con i ragazzi e le ragazze che seguono Chiara e quello che ho capito è che, per loro il mondo è cambiat, ed è stata questa democratizzazione della comunicazione a cambiare ogni cosa. Oggi in ogni casa può nascere un talento e raggiungere milioni di persone. E questo era qualcosa già preconizzato negli anni 60, ed ora è diventata la nostra realtà. Questo ha aperto la strada a nuovi sogni e desideri.I ragazzi che seguono Chiara cercano sopratutto un modello ispirazionale: vogliono arrivare a realizzare i loro desideri basandosi solo su se stessi e sulle loro forze. Loro vogliono fare da soli e sono convinti che tutto sia possibile.”



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