Festa del Cinema di Roma Mario Merola documentario intervista al regista

Presentato con successo alla Festa del Cinema di Roma 2024, “Il Re di Napoli. Storia e leggenda di Mario Merola”, la biografia di colui che della città del Vesuvio ne è diventato un vero e proprio simbolo.  Mario Merola è stato un grande artista, ma anche un uomo passionale, legato alla sua Napoli che ha portato in giro per il mondo, suscitando passione, emozione non solo fra gli italiani all’estero, ma fra tutti coloro che hanno amato la sua sceneggiata e il modo di raccontare gioia, dolore e allegria con la sua musica e le sue parole. “Per raccontare Merola si deve entrare profondamente nel suo mondo, in ciò che quest’uomo ha rappresentato e rappresenta per un intero popolo, che ha il suo cuore non solo a Napoli ma dappertutto”. Così il regista Massimo Ferrari ha introdotto “Il Re di Napoli. Storia e leggenda di Mario Merola, il documentario presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, che si avvale delle testimonianze, degli archivi e dei racconti intimi di chi lo ha sempre ammirato e amato– Gigi D’Alessio, Nino D’Angelo, Marisa Laurito, Maurizio De Giovanni e i figli Francesco, Roberto e Loredana Merola, che di questo padre ingombrante ma nello stesso tempo “ avvolgente” hanno ricordi indimenticabili. Il film (scritto dallo stesso regista con Luciano Stella e liberamente ispirato all’opera letteraria “Napoli solo andata… Il mio lungo viaggio di Mario Merola con Geo Nocchetti”) racconta l’icona di un genere tradizionale diventato popolare grazie ai numerosi film interpretati negli anni Settanta e Ottanta, da un figlio del popolo che, con il suo talento e la sua peculiare personalità, si è trasformato nel simbolo di Napoli.

“ Mario Merola è il re della sceneggiata– spiega Ferrari- colui che ha fatto rinascere un genere dei primi anni del Novecento, portandolo a vette di popolarità impensabili. Come racconta il cuore del documentario che viaggia tra archivi ed interviste memorabili e video inediti, insieme alle riprese dei luoghi della città di Napoli che più possono narrarci la formazione dell’uomo e la sua storia: il porto, la zona delle “Case Nuove”, Piazza Mercato, la casa di Portici, la sua famosa cucina in cui ancora figli e nipoti preparano “gli spaghetti alla Merola””.

Festa del Cinema di Roma 2024, Mario Merola raccontato dal regista Massimo Ferrari

Ma chi è Massimo Ferrari che, con la moglie Gaia Capurso ha ideato nel 2010,dopo gli anni trascorsi a Cinecittà la casa di produzione “MA.GA Production con cui ha prodotto un vasto e variegato repertorio”?

“Sono un appassionato di cinema da sempre, partito proprio dalla mia passione, provando a ritagliare un po’ alla volta uno spazio, specie nel mondo del documentario e del docu film- racconta il regista”.

Lei ha sempre lavorato con sua moglie. E’ un punto in più avere accanto una persona fidata?

“E’ importante condividere la fase progettuale e poi quella realizzativa, anche perché il nostro lavoro è parallelo, ognuno ha responsabilità del proprio settore, ma senza una delle due gambe il progetto non decolla.  Ci confrontiamo, condividiamo le scelte da fare. Il nostro poi è un lavoro che spesso non ha orari, in alcuni momenti diventa totalizzante, in altri è fatto di attese o preparazioni. Insieme si riesce ad affrontarlo meglio. O perlomeno ci proviamo, perché non è certo facile la sfida produttiva nel nostro Paese”.

Qual è stato il primo docu film che avete prodotto? E quello a cui siete più legati?

“Abbiamo prodotto un docu film d’inchiesta sullo scandalo legato alla Sanità nella Regione Lazio, tratto da un libro inchiesta, intitolato Lady Asl. Poi una serie di documentari per la serie “Vite Straordinarie” su Rete4. Dopo sono venuti lavori più strutturati, che ci hanno dato belle soddisfazioni anche all’estero e abbiamo prodotto due stagioni della serie “Io e Lei” per Sky, con 11 diverse attrici protagoniste, una per episodio…Siamo legati a tutti i lavori e nei momenti di sconforto mi ci fa bene ricordare i progetti più difficili, che hanno portato risultati insperati e inimmaginabili all’inizio del percorso. La vittoria a New York col documentario Atlantis, la collaborazione con Michele Placido, il percorso incredibile di “Dove Vanno le Nuvole”, che ci ha portato non solo a essere premiati, ma anche a riempire i cinema con distribuzione avvenuta per passaparola, fino alla proiezione alla Camera dei deputati e alla messa in onda su Sky”.  

Da dove è nata l’idea di girare un documentario su Mario Merola?

“Il Re di Napoli, storia e leggenda di Mario Merola” è prodotto da Big Sur, in collaborazione con Mad Entertainment e Rai Documentari. Io ne firmo il soggetto, insieme a Luciano Stella e firmo la regia. MaGa Production ha gestito tutta la fase di ricerche e post-produzione. Con Mad Entertainment e Big Sur abbiamo stretto una bellissima collaborazione artistica che dura ormai da 5 anni e ci ha portato a realizzare tre importanti lavori (uno per Sky e due per la Rai). Siamo un bel team e i risultati sembrano premiare questa collaborazione. L’anno scorso, il docu film sulle 4 giornate di Napoli è andato in onda in prima serata su RaiTre ed è stato proiettato in Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica. Ora il lavoro su Mario Merola è stato selezionato alla Festa del Cinema di Roma e andrà in onda sulla Rai nei primi mesi del prossimo anno”.

Cosa si aspetta da questo nuovo lavoro?

“Che si riapra un capitolo della nostra storia che è stato ingiustamente snobbato o dimenticato, quello del teatro popolare, poiché la sceneggiata ha significato tanto a livello artistico e sociale. A livello artistico è stata una scuola importantissima per molti attori e a livello sociale è un genere nobile, che nasce da illustri scrittori del primo Novecento (Bovio e Di Giacomo su tutti)e racconta molto di chi siamo stati e in parte di chi siamo. Va ricordato che Merola è diventato famoso in tutto il mondo, riempiva teatri a New York, Sydney, Toronto, perché rappresentava credibilmente il dolore e la nostalgia degli emigrati italiani. Quando a emigrare in cerca di fortuna eravamo noi. Inoltre Merola è stato un grande talent scout, ha lanciato Massimo Ranieri, Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio. E abbiamo racconti fortissimi a riguardo”.

Fra i docu film con nomi importanti quale è stato il più amato da voi e dal pubblico?

“E’ difficile rispondere, siamo davvero legati a tutti i lavori che abbiamo prodotto. I documentari sociali come “Dove Vanno le Nuvole” o “Atlantis” sono totalmente diversi ovviamente dalle grandi biografie o dal lavoro con le attrici della serie “Io e Lei”. Però la cosa che ci lega è che ogni lavoro è la scoperta di persone, storie, luoghi”.

Avete girato e prodotto anche un documentario su Armando Picchi, mandato su Sky, su Retequattro e allegato al Corriere dello Sport. La storia di Picchi meriterebbe una fiction. C’è nei vostri programmi quello di raccontare la breve ma intensa vita di colui che chiamavano anche “Penna Bianca?”.

La storia di Armando Picchi è un esempio di quello che dicevo prima, innanzitutto la scoperta di una umanità, di un tempo e di luoghi che meritano di essere conosciuti. Perché la storia del grande calciatore e delle sue gesta è indissolubilmente legata alla storia dell’uomo, di un tempo che sembra lontanissimo e invece è il tempo dei nostri padri. E conoscere meglio tutto questo ci aiuta a capire meglio il nostro tempo così confuso, ad avere dei riferimenti. Quello sul calciatore livornese è stato un docu-film davvero emozionante, grazie alla quale abbiamo respirato il clima di una Livorno in cui sarebbe stato bello vivere, tra persone che hanno conquistato il mondo (come fece sportivamente il capitano della grande Inter di Herrera, Picchi appunto), ma che sapevano tornare d’estate a sfidarsi nei gabbioni in riva al mare. Speriamo di aver restituito col docufilm un po’ di quelle emozioni, che sicuramente un film potrebbe sviluppare in modo più ampio. Il processo produttivo di un film è davvero complicato e dispendioso, ma se qualcuno fosse interessato a una storia unica dove lo sport, l’amore, la malattia, la fede si intrecciano, noi ci siamo!”.

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