Fernanda Wittgens

La figura di Fernanda Wittgens è al centro del film Fernanda con Matilde Gioli, qui vi raccontiamo la vita di questa donna coraggiosa

Prima donna in Italia a dirigere un importante museo. Insegnante, critica e storica dell’arte, a lei si deve la salvezza di molta parte del patrimonio artistico della città di Milano dalla distruzione delle bombe della guerra, e anche la salvezza di tanti dissidenti, ebrei e perseguitati dal regime.

La figura di Fernanda Wittgens, al centro del film tv Fernanda dove viene interpretata da Matilde Gioli, è un esempio luminoso di una donna di cultura che non ha mai dimenticato di essere parte di una comunità e portato avanti parallelamente, in guerra come in pace, l’impegno per la divulgazione e quello civile.

Chi era Fernanda Wittgens: una vita tra arte e impegno civile

Nata a Milano nel 1903, viene iniziata alle meraviglie dell’arte dal padre, che ogni domenica porta i propri figli alla scoperta di mostre e musei.

Dopo la laurea in storia dell’arte inizia a insegnare in un liceo, finchè un conoscente non la presenta a Ettore Modigliani, allora direttore della Pinacoteca di Brera. E’ il 1928 e Fernanda Wittgens mette piede per la prima volta in quella che sarà la sua ‘casa’ fino alla fine dei suoi giorni. Nel 1931 diventa assistente di Modigliani e nel 1933 ‘ispettrice’. Due anni dopo il direttore viene accusato di antifascismo e nel 1938, a seguito delle leggi razziali viene destituito dall’incarico e mandato al confino.

La prima donna in Italia a dirigere un grande museo: la Pinacoteca di Brera

Nel 1940 Fernanda vince il concorso per la direzione della Pinacoteca di Brera e diventa la prima donna in Italia a ricoprire un ruolo apicale in un’importante istituzione museale.

Un traguardo già notevole, ma che è solo l’inizio dello straordinario impegno che portò la direttrice prima a salvare opere di inestimabile valore dai bombardamenti e poi, finita la furia del conflitto a ridisegnare l’istituzione, aprendola sempre più alla cittadinanza in una visione moderna e inclusiva dell’arte e della cultura.

Ma non solo. Anche negli anni bui della guerra e dell’occupazione nazista per Fernanda l’impegno professionale e quello civile è sempre andato di pari passo anzi, il secondo, data la situazione, è stato anche prevalente.

Le opere d’arte salvate, l’aiuto ai perseguitati e il carcere nazista

Così, mentre si adoprava, in fretta e con mezzi di fortuna, come fece anche la collega Palma Bucarelli a Roma, a mettere in salvo le opere di Brera, del Museo Poldi Pezzoli e della Quadreria dell’Ospedale Maggiore, Fernanda Wittgens metteva in moto i suoi contatti e le sue conoscenze per mettere in salvo più persone possibili dalla persecuzione.

Una generosità che le costò la cattura da parte dei nazisti e la condanna a quattro anni di carcere. Finita prima a Como e poi a San Vittore, verrà liberata, insieme a Milano, il 24 aprile del 1945.

L’impegno civile  di Fernanda Wittgens non si fermerà spenti i fuochi del conflitto. In tempo di pace, grazie anche al rientro di Modigliani provvederà ad avviare un’imponente ricostruzione di Brera, distrutta per 26 sale su 34, e a lanciare, il giorno della riapertura della galleria, nel 1950, il progetto ambizioso della ‘Grande Brera’ che prevedeva un collegamento tra la Pinacoteca, l’Accademia di Belle Arti, la Biblioteca, l’Osservatorio Astronomico e l’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.

Il sogno di Fernanda Wittgens: la Grande Brera e l’arte per tutti

Sempre in quel 1950, nominata anche soprintendente alle Gallerie della Lombardia si occupa della ricostruzione del Museo teatrale alla Scala e del Poldi Pezzoli, oltre che del restauro del Cenacolo di Leonardo. E inizia una battaglia per convincere il Comune di Milano ad acquistare la Pietà Rondanini di Michelangelo.

 Riaperta Brera, si distinguerà per le innovative attività di divulgazione e apertura alla cittadinanza, attraverso eventi e visite guidate, pensate specificamente anche per particolari fasce di utenza, ad iniziare dai bambini.

Fernanda Wittgens muore prematuramente l’11 luglio del 1957, la camera ardente viene allestita davanti alla Pinacoteca di Brera e sono migliaia le persone che si recano a dare l’ultimo saluto a una donna che ha lasciato un segno così profondo nella vita culturale e civile di Milano e dell’Italia.

Dal 2014 è annoverata tra I Giusti delle Nazioni per l’aiuto dato a molti ebrei nell’ora buia delle persecuzioni.

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