Femminicidio roma manuela pietrangeli
Femminicidio roma manuela pietrangeli

L’ha uccisa in strada, mentre usciva dalla clinica in cui lavorava per tornare a casa dal suo bambino. Si chiama Manuela Pietrangeli, la vittima di femminicidio a Roma che, nel pomeriggio di giovedì 4 luglio è stata raggiunta dalle fucilate sparate dall’ex ed è morta sull’asfalto di una strada di Casetta Mattei. Aveva 51 anni, un figlio di 9, e lavorava come fisioterapista a Villa Sandra. E proprio davanti alla clinica in cui passava le sue giornate aiutato le persone a rimettersi in sesto, l’ha aspettata il suo carnefice, Gianluca Molinaro. Lui era l’ex compagno di Manuela Pietrangeli e padre del suo bambino. La loro relazione era finita da più di tre anni, ma Molinaro, 52 anni, assistente sanitario al Don Guanella, non si era rassegnato.

Femminicidio a Roma: Manuela Pietrangeli, l’agguato di Gianluca Molinaro

Manuela Pietrangeli era appena uscita dal lavoro, dove finalmente, da qualche giorno, aveva ottenuto un contratto non più da precaria, una stabilizzazione a lungo agognata che le prometteva maggiore serenità. Come sempre, prima di uscire, aveva chiamato il figlio di 9 anni, per dirgli che mamma stava tornando a casa. Purtroppo però, uscita dalla clinica ha trovato l’ex e padre del bambino ad aspettarla. Quello di Gianluca Molinaro, secondo le prime ricostruzioni, sembra un agguato in prima regola. Con i primi colpi di un fucile a canne mozze ha colpito la donna al braccio, lei ha provato a rifugiarsi dietro le auto per evitare gli spari, ma lui ha sparato il colpo che l’ha uccisa dal finestrino della sua Smart, e come il migliore dei cecchini ha centrato il bersaglio, lasciando la donna a terra. Inutili i soccorsi: Manuela Pietrangeli è l’ennesima vittima di femminicidio del 2024. Al momento non risulta che avesse mai denunciato l’ex per violenza, ma nel curriculum di Gianluca Molinaro c’è una denuncia precedente che gli sarebbe costata anche un soggiorno in carcere, anni fa.

A raccontarlo è un’altra sua ex, con cui l’omicida ha una figlia, e che è la donna che lo ha convinto a costituirsi ai Carabinieri.Il Corriere della Sera ha raccolto la testimonianza della donna, un racconto tragico che però si è concluso con la confessione dell’assassino.La donna dice di aver ricevuto una telefonata dall’uomo, ubriaco, che biascicando le ha raccontato cosa aveva appena fatto, ovvero: “Le ho sparato”. Dice la donna che l’uomo, che l’ha chiamata mentre era in auto a Selva Candida. Poi racconta che anni fa, quando la loro figlia era ancora piccola, fu lei a denunciarlo per violenza e maltrattamenti. Lo fece arrestare, passò due mesi in carcere e fece percorsi riabilitativi. Poi racconta come, tenendolo al telefono per tutto il tempo, è riuscita a farlo andare a costituirsi dai Carabinieri di Casalotti. “Potevo esserci io lì, ho pensato. Forse la famiglia di lei aveva sottovalutato il suo passato”. E conclude, riferendosi al bambino di 9 anni orfano di femminicidio. “Adesso riesco solo a pensare a quella povera creatura rimasta sola”.

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