femminicidio violenza donne 25 novembre

Stiamo per essere travolti, come ogni anno, dalla solita valanga retorica che ogni anno ci aspetta il 25 novembre sulla violenza sulle donne. Quest’anno la ricorrenza della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne è stata purtroppo preceduta dal femminicidio numero 105, quello di Giulia Cecchettin che per efferatezza e spietatezza e anche perché maturato tra giovanissimi ha lasciato sbigottita l’opinione pubblica. Purtroppo però la realtà è che, non si fa in tempo a piangere Giulia, che di donna uccisa ne arriva un’altra all’attenzione delle cronache, mentre il magma sempre ribollente di violenze e abusi di genere è talmente ampio che non sempre si riesce a dare luce a vicende anche enormemente gravi, che l’epilogo del femminicidio lo sfiorano.

Tanti gli eventi come ogni anno a Roma e in tutto il mondo per una giornata di mobilitazione che però deve essere continua in tutti i 365 giorni dell’anno.

Alla vigilia del 25 novembre anche quest’anno, guardando i numeri del grande mondo che circonda il nostro giardinetto,  troviamo l’Italia come un paese che, sul tema del gender gap e del divario di genere che è il vero humus su cui la violenza sulle donne matura, si giustifica e si perpetua, ha fatto enormi passi indietro negli ultimi dodici mesi. Secondo il Global Gender Gap del World Economic Forum, l’Italia negli ultimi dodici mesi ha infatti perso ben tredici posizioni finendo al 79mo posto nell’indice che misura l’uguaglianza di diritti e opportunità tra i generi. Non ci stancheremo mai di sottolineare ciò che dovrebbe essere ormai ovvio e non lo è. E cioè, che a fronte di tutti gli inviti a denunciare, ad andare via di casa ai primi segnali di abusi e violenza, è necessario che alle donne sia garantita la stessa opportunità di accesso al lavoro e al benessere materiale che è riconosciuta agli uomini. Non ci stancheremo mai di dire che la prima cosa che protegge le donne dalla violenza  non è una o un’altra misura di pubblica sicurezza ma la possibilità di costruirsi una solida indipendenza economica e che le due questioni della fuga dalla violenza e delle pari opportunità e retribuzioni sono strettissimamente legate. E continuare a tenere i due termini della questione separati vuol dire continuare a volere le donne in una posizione di vittime che, per liberarsi, hanno bisogno di chiedere aiuto non avendo le forze, psicologiche, relazionali e materiali, per farlo da sole.

In questo 25 novembre 2023 in cui siamo tutti attoniti e feriti dall’ultima tragedia, quella della giovanissima Giulia Cecchettin, vorremmo sentire sempre più discorsi non solo sull’educazione e sulla battaglia contro gli stereotipi ma anche, sempre di più, sulla necessità di alimentare la voglia di indipendenza, psicologica e materiale delle donne. Parliamo di amore tossico, di relazione, di scuola, ma parliamo soprattutto di quanto deve allargarsi ancora il mondo delle opportunità per le donne perché nessuna debba rimandare la decisione di lasciare un compagno violento, solo perché non sa dove andare abbandonando una casa che è un inferno, o perché non sa come muoversi perché non ha sviluppato una solida base materiale e relazionale nella sua vita pubblica tale da farla sentire un soggetto alla pari con chi ne minaccia la libertà e l’incolumità.

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