Evelina Nazzari è figlia del grande attore Amedeo Nazzari e di Irene Genna. Ha lavorato per il cinema, in televisione e soprattutto in numerosi teatri italiani, al fianco di attori e attrici del calibro di Alberto Sordi, Pino Micol, Alida Valli, Carlo Giuffrè, Martine Brochard, Ottavia Piccolo, Duilio Del Prete, Arnoldo Foà, Ileana Ghione, Paola Quattrini. Fino al 22 dicembre è in scena al Teatro 18b in via Rosa Raimondi Garibaldi (Garbatella) con il testo Torna fra 9 mesi, che firma con il vero nome di Maria Evelina Buffa. Sul palco con lei un’altra attrice, Maddalena Recino, mentre la regia è affidata ad Angelo Libri.
Per Evelina Nazzari, Torna tra 9 mesi non è uno spettacolo come un altro, è un testo che affonda in un suo dramma personale, che ha trovato la forza di condividere, prima attraverso la scrittura e poi attraverso la recitazione. In questa intervista a Tua City Mag Evelina Nazzari ci racconta di più.
Evelina Nazzari intervista: “La malattia mentale è ancora un tabù, ma il teatro può essere catartico”
Signora Evelina Nazzari, come nasce la performance Torna tra 9 mesi, e perché ha un significato particolare per lei?
“ E’uno spettacolo che purtroppo nasce da un’esperienza personale, ed è un po’ la sublimazione del dolore che ho attraversato. La morte prematura di un figlio, la malattia mentale e il suicidio sono argomenti ancora “tabù”: spesso le persone coinvolte si trovano ad affrontare queste dolorose situazioni da sole, persino gli affetti più cari tendono ad allontanarsi per un’incapacità di saper stare accanto. Quando ci si trova davanti a esperienze molto dolorose in genere ci sono due modi di reagire: il primo è ripiegarsi su se stessi e rifiutare di elaborare quello che è accaduto, rimanendo completamente annientati dalla sofferenza. L’altra possibilità è, a un certo punto, rendersi conto che si è ancora qua e che bisogna trovare il modo di andare avanti, e poi, se si ha la possibilità, come nel mio caso, si può anche trovare il modo di farne qualcosa di questo dolore. Nel mio caso l’ho sublimato in questo spettacolo che ha un valore catartico per me, ma non solo , a giudicare dal modo in cui il pubblico reagisce a questo spettacolo”.
E’ stato difficile passare dalla scrittura che è un atto intimo, introspettivo, alla messinscena che, naturalmente, coinvolge altre persone?
No, perché ho scelto bene con chi farlo. Questo non è uno spettacolo qualsiasi, quindi non avrei potuto farlo con persone qualsiasi, mi sono circondata di persone che mi conoscono bene e che io conosco bene: la mia collega Maddalena Recino, il regista Angelo Libri, amici e persone di grande sensibilità che sapevano molto di me. In più la messinscena in questo teatro sarà un evento anche particolarmente intimo, perché la sala è piccola e si sta tutti vicini. Ed è esattamente questo che serve per Torna tra nove mesi”.
Il testo, pur parlando di perdita, lutto, dolore, in realtà propone molti toni, addirittura il sarcasmo, come lo concilia con l’argomento?
“Questo è uno spettacolo che tocca molte corde, è c’è anche spazio per il sarcasmo, perché è così che succede. In scena siamo in due, ma è come se fossimo un po’ due parti di un’unica donna dall’animo lacerato. Ci sono molti modi di disperarsi e di gioire, anche dentro di noi. Attraversando un grande dolore ci sono giorni più difficili e giorni invece in cui si vede uno spiraglio, e sì, ci sono anche i momenti in cui ci si ritrova a ridere. Si vive una cosa e anche il contrario. Ognuno cerca di affrontare il dolore nel suo modo”.
Che tipo di riflessioni si augura provochi questo spettacolo negli spettatori?
“Non tutti passano l’esperienza che ho passato io, ma tutti affrontiamo nel corso della vita dolori e perdite, e penso che questo spettacolo emozioni proprio perché ci fa capire che siamo tutti parte della stessa famiglia umana, e il teatro, sin dalle sue origini, è il luogo per eccellenza in cui le esperienze e le emozioni vengono rappresentate e condivise. Io credo che il teatro, la scrittura, le arti in genere servano per emozionare e far riflettere le persone. Questi sono i compiti degli artisti, se uno spettatore esce che è riuscito ad afferrare un concetto che lo tocca o ha aperto la strada a una nuova riflessione per me lo scopo del nostro lavoro è raggiunto”.
E’ difficile portare uno spettacolo incentrato su questo argomento nei teatri?
Molto. Lo abbiamo rappresentato una prima volta a Ferrara per un gruppo di persone colpito da grandi perdite, poi lo abbiamo portato a Padova nell’ambito di un master di psicologia sul lutto, ma io penso che questo spettacolo meriti un pubblico generalista proprio perché chi è che non attraversa un dolore nella vita. Certo è che questo spettacolo ha bisogno di teatri particolari, per esempio c’è bisogno che il pubblico e il palco siano sullo stesso piano. Ma purtroppo ci vorrebbe forse una produzione più forte.
C’entra anche il fatto che questo argomento sia un po’ tabù ancora?
Sì è vero che è ancora tabù, ma è anche vero che se ne parla di più e rimane vero che è importante per gli spettacoli incontrare persone che credano nel progetto, sono realista. Mi chiamo Nazzari ma non basta, ci vuole un potere contrattuale diverso, io su questo non sono molto abile credo.
Lei, come diceva, si chiama Nazzari, quanto le è servito aver respirato l’aria dell’arte sin da piccola?
“Aver respirato l’arte da sempre fa sì che io ancora non ho capito se l’ho scelto questo lavoro o se sono stata scelta, perché quando sei immersa in quell’aria vieni un po’ risucchiata. Purtroppo mio padre se ne è andato proprio mentre io iniziavo a fare questo lavoro, quindi non è stato possibile avere uno scambio. L’unica cosa che ho assorbito è la sua grandissima professionalità, la serietà con cui si approcciava al lavoro: attori non ci si improvvisa, anche se molti lo fanno.”
Il suo mestiere le ha dato anche dei preziosi strumenti per reagire?
“Assolutamente terapeutico. Io ho ricominciato a recitare tre mesi dopo il dramma, piangevo fino a mezzora prima e poi salivo sul palco e mi immergevo nei testi di Oscar Wilde. Il teatro è catartico, per chi lo fa e per chi lo guarda, questo spettacolo poi, in particolare lo è”.
Informazioni:
Torna fra nove mesi
TEATRO SPAZIO 18B, via Rosa Raimondi Garibaldi 18b, 00145, Roma, (zona
Garbatella)
Info e prenotazioni: Tel.: 06.92594210 / Wapp: 333.3305794
Orario spettacoli: dal mercoledì al sabato ore 20.30, domenica ore 18.00




