Per quelli che trascorreranno l’estate in montagna, eccovi i libri da portare nello zaino per queste vacanze.

Quali sono i libri più adatti agli amanti della montagna? Per la vostra estate in montagna, eccovi cinque storie ambientate fra i monti, dalle penne degli scrittori, ma anche da quelle di alpiniste che della montagna hanno fatto non solo una passione, ma anche una professione.

Colomba di Dacia Maraini

Guardavano il monte marsicano che sta di fronte. Da li scendono i lupi d’inverno quando la neve è tanta e i piccoli roditori si sono acquattati nelle tane. In quel fitto di faggi centenari i cerci d’estate lanciano i loro rauchi richiami d’amore.

Colomba si è persa fra le montagne. Nessuno crede più che sia viva, tranne nonna Zaira, che ogni giorno, in sella alla sua bicicletta si addentra nel cuore del Parco Nazionale D’Abruzzo. Boschi e montagne cullano il viale dei ricordi di Nonna Zà, la cui famiglia è emigrata in Abruzzo dalla Sicilia. Zà li affida al vento, certa che Colomba la possa sentire, usando spesso un dialetto aspro. Zaira racconta allora di un tesoro inestimabile, la memoria familiare, in cui spiccano prepotenti le figure femminili. Un pretesto per la Dacia Maraini, per indagare ancora sull’universo femminile, attraverso la tenacia delle donne d’Abruzzo, rocciose, a tratti spigolose proprio come quelle montagne. La scrittrice prende il lettore per mano e lo conduce in questa fiaba attraverso luoghi a lei cari, dal Borgo di Sperone a quello di Gioia Vecchio, fino a Pescasseroli, sempre in cerca della piccola Colomba.

Consigliato perché: alcuni romanzi te li senti cuciti addosso, soprattutto quelli che toccano la tua memoria familiare. Le atmosfere delle montagne e dei boschi d’Abruzzo sono magiche, profumano di semi e di radici. In una parola di casa.

Corde Ribelli. Ritratti di donne alpiniste di Arantza López Marugán

Alla cima! Alla cima!

Henriette D’Angeville

Nove racconti per altrettante nove storie di donne tutte accumunate dalla passione per la montagna. Queste le corde ribelli che ci propone Arantza López Marugán, accompagnandoci attraverso due secoli di passione femminile per la montagna. Il punto di partenza per l’alpinismo femminile è segnato da Henriette D’Angeville, famosa come “la fidanzata del Monte Bianco”. È lei infatti a fare da apripista alle scalate di Gertrude Bell, con la quale arriveremo sul versante nord-est del Finsteraarhor, oppure di Anna Peck che ci porterà sull’Hauscaran, in Perù. La conquista della vetta del Cervino ci viene fatta rivivere attraverso la scalata di Alice Damesme e Miriam O’Brien, mentre con Elvira Sataeva saremo impegnati sulle cime del Pik Lenin. Salite, ma anche qualche rinuncia come quella di Miriam Garcia, che, nonostante resti stregata dal Fitz Roy, abbandona il progetto per consolare un’amica in crisi. Nel finale facciamo la conoscenza della signora degli 8000, Wanna Rutkiewicz, con la quale coroneremo il sogno di scalate il K2; fino all’avventura di Alison Heargreavers con la quale raggiungeremo la cima dell’Everest.

Consigliato perché: la vera scalata consiste nel vincere i pregiudizi.

Io, gli ottomila e la felicità di Tamara Lauger

Me ne sto innamorando, lo sento, è vero amore, non più solo infatuazione. Il Nanga Parbat è così vicino e così bello, ma rispetto al primo amore, il K2, sembra ancora più selvaggio e inespugnabile.

Più che uno sport estremo, un’impresa spirituale. L’alpinismo è questo per Tamara Lauger, che in questo libro ci racconta la sua impresa nello scalare il Nanga Parbat. Pagina dopo pagina scopriamo il rapporto che l’alpinista ha con la natura, le camminate fra le montagne dove è cresciuta e i sogni di bambina. L’odore del muschio vi entrerà un po’ dentro e vi farà salire la voglia di affrontare qualche piacevole camminata nei pressi Bolzano. Aria buona e panorami mozzafiato. La tenacia e i sogni che si materializzano durante l’avventura sul Nanga Parbat, affrontata da Lauger con un pizzico di follia, confortata dalla voce interiore e una fede incrollabile. La cima non è poi così lontana perché la vera scalata, Lauger la affronta nei confronti di sé stessa.

Consigliato perché: la montagna, qualsiasi essa sia ci spinge all’ascolto. Un modo di guardare il mondo. Un ottimo modo per perdersi e ritrovarsi.

Quattrordici volte ottomila di Edurne Pasaban

Andai sull’Himalaya per la passione dell’alpinismo, per mettermi alla prova e perché quella sembrava la tappa logicamente successiva nella vita di un’alpinista che aveva già scalato le Alpi e le Ande. E sull’Himalaya mi innamorai. È grazie a quell’amore se sono riuscita nella sfida di diventare la prima donna al mondo ad aver scalato i quattordici ottomila.

Un libro confessione quello di Edurne Pasaban, la prima donna ad aver raggiunto le vette dei quattordici ottomila. Per il mondo dell’alpinismo, ancora troppo maschile, una scelta decisamente singolare, come ammette la stessa autrice. Un lavoro a tutti gli effetti, che prima di diventare tale, ha visto Paseban muoversi fra boschi e montagne, più che in discoteca, laurearsi in ingegneria e lavorare nell’azienda di famiglia. Pagina dopo pagina, o per meglio dire, vetta dopo vetta, viviamo emozioni e sensazioni che precedono la cima, con la regina degli ottomila. Lo stupore della scalata, la voglia di ridere, ma anche quella di piangere per quelle fotografie che solo il cuore può catturare.

Consigliato perché: anche raccontare un’emozione a volte può essere una scalata, figuriamoci quattordici.

Le otto montagne di Paolo Cognetti

È sulle cime che andiamo, scendiamo solo quando arriviamo dove non si può più salire.

Quella che per Pietro è una vacanza, per Bruno è la normalità. Lui fra le valli del Monte Rosa ci è cresciuto, le conosce come il palmo della sua mano. Pietro invece si annoia a restare in quel grigiore, eppure, la montagna fa parte del suo DNA: i genitori si sono innamorati camminando fra il Sassolungo, il Catinaccio, la Mormolada, le Tofane e persino sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La vacanza fra da eco all’amicizia e relazioni a tutto tondo, fughe fra i sentieri, albe e tramonti dai colori indimenticabili, tipici delle montagne. L’aria fina, i boschi, le rocce, la neve. Pietro e noi con lui impareremo ad apprezzarle e amarle, fra sensazioni, ricordi e scoperte continue. Una storia affascinante nella sua semplicità, dove non mancano vette (è proprio il caso di dirlo) emozionanti; un romanzo che Cognetti ha iniziato a scrivere da bambino, portandolo nel 2017 a vincere il Premio Strega.

Consigliato perché: che siate sul Sassolungo o sulla Marmolada, sulle Tre Cime di Lavaredo o sul Monte Rosa, sapete che ad aspettarvi c’è un bel rifugio. Buon cibo, buon vino, bella gente e un panorama mozzafiato.

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