friuli venezia giulia estate 2021
friuli venezia giulia Foto: Michela Crestan

II viaggio dell’Estate Italiana di Tua City Mag oggi fa tappa in Friuli Venezia Giulia. A guidarci alla scoperta delle meraviglie di questa terra ricca di tesori celebri e nascosti è Michela Crestan, fotografa e friuana doc, che ci racconta così la sua terra.

Le origini romane

ll Friuli Venezia Giulia è una regione da scoprire lentamente. Piccola ma complessa, una porta tra est e ovest. Sfuggente a prima occhiata si dà nei suoi contrasti a chi non va di fretta, a chi ha più domande che risposte e decide di avventurarsi qui per curiosità.

Il nome Friuli Venezia Giulia ha origini romane, Friuli deriva dalla città di Forum Iulii (ora Cividale del Friuli) fondata da Giulio Cesare verso la metà del I secolo ac e divenuta, dopo la distruzione di Aquileia ad opera degli Unni nel 452 d.C., il capoluogo della regione romana Venetia et Histria. Anche il nome Venezia Giulia, proposto solo nel tardo 1800 richiama alla tradizione romana, facendo riferimento alla regione della Venetia et Histria e alle Alpes Iuliae (ora chiamate più semplicemente Alpi Giulie) in onore della familia Giulia di Giulio Cesare.

Aquileia è stata la capitale della X regione dell’Impero Romano: Venetia et Histria. Durante l’Epoca Romana, infatti, la città, centro militare, commerciale e religioso, era diventata una delle principali dopo Roma, Antiochia, Alessandria, Milano e Pompei.

In vacanza in Friuli Venezia Giulia: cosa vedere a Trieste e Gorizia

Volendo scoprire il territorio partendo da Trieste non può mancare una visita al meraviglioso castello di Miramare, la cui leggenda narra che chiunque dorma una notte nel castello di Miramare è destinato a morire di morte violenta in terra straniera, ed è ciò che è successo a Francesco Ferdinando (che ivi aveva trascorso qualche giorno di vacanza) nell’attentato di Sarajevo in terra bosniaca per dar inizio alla Prima Guerra Mondiale.

Per gli amanti del trekking vi è un’area della regione Friuli-Venezia Giulia che fa parte del Carso, un altopiano roccioso calcareo in cui sono presenti diverse grotte. Una di queste è la Grotta Gigante, che con i suoi 65 m di larghezza, 280 m di lunghezza ed una volta a cupola di 107 m, nel 1995 è stata premiata al Guinness dei Primati come cavità turistica più grande al mondo.

Di rientro in città ci si può perdere per il centro storico fra i famosi caffè. Sebbene noi siamo soliti associare la cultura del caffè a Napoli, Trieste è altrettanto rinomata per la sua tradizione nell’arte della produzione del caffè. Pensate che, il primo caffè a torrefazione americana, nato a San Francisco negli anni cinquanta, si chiama “caffè Trieste”. Rimanendo in tema caffè vi svelo un altra delle curiosità più note sul Friuli Venezia Giulia: il nome che i triestini danno ai diversi tipi di caffè. L’espresso a Trieste si chiama Nero, mentre per esempio il macchiato si chiama Capo. E se sentirete ordinare qualcosa “in b” vuol dire che è richiesto il bicchierino di vetro e non la classica tazzina!

Trieste non è nota solo per il caffè, ma anche per “i” caffè. Tra i più celebri vi sono il Tommaseo e il Caffè degli Specchi nei quali si intrattenevano scrittori di fama assoluta quali Italo Svevo, Umberto Saba e James Joyce, al quale è dedicata anche una statua.

Proseguiamo la nostra scoperta in territorio isontino a Gorizia, città sul confine. Gorizia è una città situata al confine tra Italia e Slovenia, nonché dirimpettaia di Nova Gorica, città slovena che fino al 1947 faceva parte del Comune di Gorizia. Dal 1947 infatti, con il trattato di Parigi, in seguito alla sconfitta dell’Italia, Nova Gorica, come gran parte del Friuli-Venezia Giulia, venne ceduta alla Jugoslavia e fino al 2004 (anno di ingresso della Slovenia in Europa) tra le due città passava un muro che delimitava il confine di stato. Tappa imperdibile è la passeggiata attorno alle mura della città di Palmanova, la città stellata.

Costruita dalla Repubblica di Venezia nel 1593, Palmanova è una città-fortezza, esempio di architettura militare, caratterizzata dalla sua particolare e perfetta pianta a forma di stella a 9 punte.

Estate 2021: cosa vedere nella zona di Udine

Rimanendo in zona e volendo ricercare un’altra chicca merita una visita alla città di Mortegliano in provincia di Udine. Famosa per le sue farine di mais e per il suo campanile che svettante all’orizzonte fa da bussola. A Mortegliano, in provincia di Udine, nel 1959 è stato inaugurato un campanile che con i suoi 113,20 m di altezza è il più alto d’Italia, il terzo d’Europa e quinto nel mondo.

In tema di curiosità è simpatico citare che la parola friulano indica anche la lingua che si parla in regione. Il Friulano è considerato una lingua vera e propria e esso stesso si compone di diversi dialetti talvolta decisamente diversi gli uni dagli altri. Esso viene insegnato anche in molte scuole (generalmente come materia facoltativa nei dopo scuola). Famosi in regione sono i cartoni animati per i più piccoli doppiati in friulano.

Rimanendo in territorio friulano da Udine vi consiglio una visita al territorio più famoso d’Italia celebre per i suoi salumi. San Daniele del Friuli e Sauris sono due tra le più importanti varietà di salumi italiani, entrambe prodotte negli omonimi paesi friulani. Famosi in tutta Italia, il prosciutto crudo di San Daniele o lo speck di Sauris si possono degustare in entrambe le città nei numerosi prosciuttifici che danno la possibilità di visitare la produzione con annessa degustazione.

Per un percorso più naturalistico non deve mancare una visita a Bordano, la città delle farfalle. Nota in tutta la regione, specie perché ogni scuola elementare organizza gite in questo paesino, Bordano è chiamata la città delle farfalle perché ospita l’omonima “casa delle farfalle”. In essa si possono ammirare oltre 400 varietà di farfalle. Molte delle quali vive!

Un’altra chicca che non dovete lasciarvi sfuggire è Venzone – in provincia di Udine. Questo borgo è stato ricostruito pietra per pietra dopo il terribile terremoto del 1976 ed è stato definito dalla Comunità Europea il “villaggio ideale dove è bello vivere”. Famosa è la festa delle zucche che si tiene ogni anno in periodo autunnale. Altresì famosa è la lavanda di Venzone, specie autoctona recuperata e riportata in vita da associazioni locali, coltivata, lavorata e distribuita a marchio DOP.

Se siete amanti della bicicletta non potete non farvi tentare dalla salita per eccellenza: il Kaiser Zoncolan. Il monte Zoncolan, alto 1750m, situato nelle alpi carniche in provincia di Udine è divenuto ormai da diversi anni una delle tappe fisse del Giro d’Italia. Viene soprannominato Kaiser (imperatore) in quanto la sua salita è considerata più difficile del ciclismo professionistico. La pendenza media è del 12% e, eccezion fatta per i primi due chilometri, non scende mai sotto il 14%. Il picco massimo è del 22%!

Friuli Venezia Giulia, alla scoperta della zona di Pordenone

Ci spostiamo a Pordenone. Pordenone divenne provincia solo nel 1968, grazie all’immigrazione. Fino a quell’anno tutto il territorio era coperto dalla provincia di Udine. Tuttavia a partire dagli anni 60, l’enorme crescita economica della Zanussi, società di produzione di elettrodomestici, attirò decine di migliaia di persone portando la popolazione dell’area a triplicare. Qualche curiosità su Pordenone: secondo un rapporto del Sole 24 Ore, dopo Oristano, la città più sicura d’Italia è Pordenone

Il centro storico di Pordenone è molto piccolo e semplice: sostanzialmente è un unico viale, tutto dritto, con negozi ai lati sotto ai portici. È un classico qui sentirsi chiedere: facciamo due vasche? Se non siete della zona una cosa curiosa è sapere che qui i giovani il sabato pomeriggio non fanno altro che andare avanti e indietro tra Corso Vittorio Emanuele e Corso Garibaldi tra negozi e botteghe…un po’ come fanno i nuotatori quando “fanno le vasche” proprio percorrendo i due lunghi viali che sono il centro di Pordenone.

Se amate il cinema muto, a Pordenone ogni autunno si tengono le giornate del cinema muto. Le giornate del cinema muto sono, come dice il nome una convention dedicata al cinema muto. Sono note internazionalmente e sono ritenute la più grande convention sul tema al mondo!

Oltre alle giornate del cinema muto a Pordenone si tiene Pordenonelegge, una delle fiere più importanti d’Italia dedicate alla letteratura. Nel corso degli anni ha ospitato diversi premi strega e premi nobel.  Pordenonelegge è un evento dalla forte identità. È riuscita nel corso degli anni a crearsi una vera e propria identità caratterizzata da un colore dominante (il giallo), temi e…angeli. Gli angeli sono i ragazzi che ogni anno fanno volontariato all’evento e sono riconoscibili perché indossano delle tipiche magliette gialle con delle ali disegnate sulla schiena.

Se amate visitare borghi antichi fanno al caso vostro Poffabro e Cordovado.
Poffabbro – nel comune di Frisanco in provincia di Pordenone, nella Val Colvera. È un piccolo e antico borgo costruito in pietra e legno, dove nel periodo natalizio vengono allestiti centinaia di presepi per le vie, per l’evento Poffabbro, presepe tra i presepi.

Cordovado – in provincia di Pordenone. Non c’è da aspettarsi il classico borgo con le case in pietra e le viuzze che si

diramano tra di esse, ma piuttosto le mura, le porte e gli antichi palazzi che si trovano al loro interno.

Dopo questa panoramica delle meraviglie di questa poliedrica regione come non invitarti a degustare i suoi prodotti tipici? Dal boreto a la graisana al frico friulano, passando per i cjarsòns carnici. Se la cucina “Made in Friuli Venezia Giulia” rappresenta il punto di fusione di tre grandi correnti culinarie – mitteleuropea, veneta e slava – la tipicità dei sapori regionali si manifesta in una ricchezza di ricette figlie di un’incredibile varietà di paesaggi, ambienti e climi, rese uniche dalla genuinità dei prodotti locali.

Cosa mangiare in Friuli Venezia Giulia

A metà tra la tradizione asburgica e quella slava la cucina triestina e goriziana, a base di erbe, frutta e funghi quella carnica, saporita e genuina quella friulana. Da non perdere anche i sapori del mare, che questa terra sa dispensare a piene mani.

Il Friuli Venezia Giulia, grazie ai suoi 2500 km di acque dolci perenni e purissime, è la prima regione in Italia per l’allevamento della Trota iridea. Oggi la Trota affumicata di San Daniele, prodotto incluso nell’elenco regionale dei prodotti tradizionali, rappresenta il primo esempio di prodotto ottenuto con criteri di imprenditorialità. Disponibile nelle versioni Regina di San Daniele e Fil di fumo”. A seconda se il pesce, sviscerato e salato a secco, viene affumicato a freddo o a caldo.

Il particolare clima di Sauris, abbinato alla sapiente affumicatura, fanno superare alle aziende la dimensione strettamente regionale con una rapida espansione sul mercato italiano ed estero. Per soddisfare tutte le richieste, la capacità produttiva è incrementata notevolmente nel nuovo millennio, a vantaggio della commercializzazione di tutti i prodotti caratteristici.

Oltre al prosciutto IGP, non vanno dimenticati lo speck, l’ossocollo, i salami, la pancetta, il lardo, il cotechino e le salsicce. Si tratta di un prosciutto crudo salato, affumicato e stagionato per almeno dieci mesi. Ottenuto esclusivamente nel comune di Sauris da cosce fresche ricavate da suini nati, allevati e macellati nel territorio di determinate regioni italiane. Al completamento della stagionatura il prosciutto di Sauris si presenta intero, con osso. Il profumo è delicato ed il gusto è dolce, con una garbata nota di affumicato.

Di origini contadine, la Pitina nasce per soddisfare l’esigenza di conservare la carne nei mesi autunnali e invernali, in zone tradizionalmente povere, come quelle delle valli a nord di Pordenone: se si uccideva un camoscio o un capriolo, se si feriva o ammalava una pecora o una capra (troppo preziose per essere macellate), si doveva trovare il modo  di non sprecare nulla.

Da queste esigenze di conservazione delle carni nacquero la pitina. E così le sue varianti peta e petuccia, che differivano dalla pitina per le diverse erbe aromatiche aggiunte nell’impasto . L’animale veniva disossato e la carne triturata finemente nella pestadora (un ceppo di legno incavato). Alla carne si aggiungevano sale, aglio, pepe nero spezzettato.

In Val Tramontina, zona di produzione della pitina, si univa anche rosmarino selvatico. In Val Cellina, area di produzione della petuccia, finocchio selvatico e bacche di ginepro. La peta, versione “magnum” della pitina, era tipica di Andreis, in Val Cellina. Più grande della pitina e della petuccia, rotonda, leggermente schiacciata, poteva pesare anche un chilo. Con la carne macinata si formavano piccole polpette, si passavano nella farina di mais e si facevano affumicare sulla mensola del fogher. La pitina, col passar del tempo, si asciugava e per consumarla occorreva ammorbidirla nel brodo di polenta. Oggi la pitina è ingentilita da una parte di carne di maiale (lardo o capocollo) che smorza il sapore intenso e un po’ selvatico della carne di capriolo, capra o pecora. L’affumicatura si realizza con diversi legni aromatici, a volte mescolati tra loro (macon la prevalenza del faggio).

Individuare un abbinamento vinoso non sarà difficile in una terra come il Friuli Venezia Giulia che vanta una gamma straordinaria di vini bianchi. Si può spaziare dal Sauvignon al Pinot Grigio, anche se forse il tradizionalissimo Friulano alla fin fine resta il miglior accompagnamento.

La cipolla di Cavasso e della Val Cosa si coltiva nella zona pedemontana del Friuli occidentale. In particolare nell’angolo di territorio racchiuso tra i torrenti Meduna e Cosa. È caratterizzato dalla tipica tunica rossa con riflessi dorati che si tinge di toni più rosati nella zona della Val Cosa. Dentro, un cuore croccante e dolce, che rende la cipolla ottima anche da mangiare cruda e mai piccante. La raccolta della cipolla di Cavasso e della Val Cosa avviene ad agosto e si conserva in trecce tutto l’anno.

Il formadi frant è un formaggio fresco della Carnia nato per lo scopo di salvare le forme di formaggio di malga “difettose” perché gonfiate o con la crosta spaccata. Per la produzione, che avviene nelle zone di alpeggio della Carnia, si utilizza solamente formaggi a latte crudo. Il formadi frant può essere gustato anche solo dopo 15 giorni di maturazione o dopo una stagionatura di massimo due mesi.

La tradizione delle latterie turnarie era un tempo diffusa in tutto il Friuli. Era un modo di gestione del latte economico e facile, adatto alla produzione casearia di piccola scala tipica del territorio friulano, con numerosi allevatori sparsi in ogni borgata. Si metteva insieme il latte di più famiglie e si caseificava collettivamente. Il formaggio prodotto, detto semplicemente “latteria”, stagiona fino ad un anno. Si tratta di un formaggio a latte crudo ottenuto senza l’utilizzo di fermenti industriali proveniente da piccoli allevamenti situati a poca distanza dalla latteria. In questi allevamenti la razza più diffusa è la locale pezzata rossa che non viene alimentata a base di insilati di mais.

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