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Vacanze in Sardegna: Campidano, panorama Foto: Gabriella Dessì

La meravigliosa terra che visitiamo oggi per Estate Italiana è una meta ricca di storia, cultura e natura. Se siete o state programmando le vacanze in Sardegna, oggi vi portiamo alla scoperta del Campidano.

A guidarci e a svelarci i tanti tesori di questa terra è Gabriella Dessì, social media manager e consulente per la comunicazione di piccole aziende e artisti. Qui il suo interessante blog: www.sasbellasmariposas.com.

Gabriella, raccontaci qualcosa del tuo territorio, cosa lo rende speciale? Perché dovremmo venire nelle nostre vacanze in Sardegna a scoprirlo quest’estate?

Sembra un’impresa impossibile parlare di Sardegna senza cadere nei luoghi comuni. Non so se la Sardegna autentica esista ancora – se mai è esistita – o se tutti i luoghi si siano un po’ contaminati nel bene e nel male. Io vivo in Campidano. Non è meta turistica in sé ma è sicuramente luogo di grande fascino e di memorie lontane. A partire dal glorioso passato del Giudicato di Arborea, quello della famosa giudikessa Eleonora, da cui prende nome il falco Eleonorae, il falco della Regina. Intorno alla seconda metà del ‘300 Eleonora promulgò l’aggiornamento della Carta de Logu, considerata una delle prime costituzioni europee, che si distingue per lungimiranza e modernità. Alcune sue leggi, con piccole modifiche, sono giunte fino ai nostri bisnonni, fin dopo l’Unità d’Italia.

Il Campidano – che a sua volta si divide in ulteriori territori, Campidano di Sanluri, Campidano di Cagliari, Campidano di Oristano – si estende lungo una traiettoria che ha confini verso Cagliari a sud e Oristano a ovest e passa dalla pianura alle colline basse e sinuose fino a raggiungere il suo picco nel monte Linas.

Visitare il Campidano è regalarsi un’immersione nella Storia, nell’archeologia ma anche nella Sardegna meno interessata al luccichio delle zone più frequentate. Non di rado s’incontrano interi borghi dove le case sono ancora quelle di duecento anni fa, fatte di mattoni crudi e córti con gli spazi per raccogliere il grano. Negli ultimi anni c’è un fermento culturale che rende interessante visitare questa zona anche per assistere a importanti festival. Cito fra tutti il Premio Letterario Dessì che organizza incontri con gli autori e serate di alto interesse culturale, che ha visto lo scorso anno vincere Melania Mazzucco con L’architettrice.

Quali sono le cose da vedere assolutamente?

Più che singoli luoghi, consiglio di dedicare alcuni giorni a visitare la costa occidentale tutta, fatta di spiagge lunghe e con meravigliosi contrasti fra mare e vegetazione. Piscinas, con le sue dune, (fra le più alte dune vive d’Europa) è luogo magico capace di regalare emozioni intense. In questi luoghi restano le vestigia del glorioso passato minerario. Glorioso per la forte importanza ingegneristica ma anche per la tenacia di minatori e minatrici. Un lavoro duro, spesso pericoloso, che ha caratterizzato buona parte dell’ottocento e del novecento sardi.

Visitare i borghi minerari è un’esperienza intensa. Montevecchio, Ingurtosu, Perd’e Pibera a Gonnosfanadiga, offrono scorci della vita dura della miniera, dislocati in luoghi dalla vegetazione fitta, e permettono escursioni che uniscono immersione nella natura ma che sono anche culturalmente stimolanti. Da lettrice, non posso che suggerire di accompagnare queste visite con libri che parlino della vita di miniera. La scrittrice Iride Peis, per esempio, ha dedicato un’intensa ricerca alla vita delle donne in miniera. Una storia spesso dimenticata quando non addirittura negata. Consiglio anche Mimma di Valeria Pecora, ambientato nei decenni cruciali per l’evoluzione dei borghi minerari e che descrive in maniera splendida la vita reale all’interno di queste comunità in cui la miniera diventava centro catalizzatore.

Sempre rimanendo in tema miniere e natura, per chi ama un tipo di esperienza più lenta e intima, consiglio il percorso del Cammino minerario di Santa Barbara. Un percorso di 500 km in trenta tappe che attraversa parte del Campidano e sfocia nell’iglesiente. Ogni persona può decidere quali tappe percorrere e se prediligere le visite di archeologia industriale e mineraria o quelle più intime del pellegrinaggio nei luoghi di culto.

I piatti o i prodotti tipici da assaggiare se veniamo per le vacanze in Sardegna da quelle parti?

Anche su questo fronte mi piacerebbe offrire a chi mi legge una prospettiva diversa.

Sicuramente della Sardegna culinaria si è sentito parlare spesso, la fama de su porceddu arrustu è nota dai tempi in cui D.H. Lawrence scrisse il suo famoso “Mare e Sardegna”, (quello in cui descriveva le donne di Cagliari “Come uccelli vivaci e svegli, sfrecciano per le strade, e ti rendi conto che ti darebbero un colpo in testa con la stessa facilità con cui ti guarderebbero. La tenerezza, grazie al cielo, non sembra essere una qualità sarda.”).

Essendo vegetariana preferisco consigliare qualcosa che spesso viene messa in secondo piano: l’arte della panificazione. Parlo di arte perché oltre alla cura e all’estremo rispetto per questo cibo, la panificazione ha avuto un ruolo importantissimo tanto che i panifici che si distinguevano per bontà e accuratezza, vedevano la loro eco arrivare lontano e non era raro, prima della globalizzazione, trovare la fila di persone venute dai paesi limitrofi, fuori dalle piccole botteghe per comprare il famoso “pane del paese di…”. Gonnosfanadiga era e rimane uno dei centri in cui la produzione di pane è ancora un’eccellenza.

Esistono diversi tipi di pane molto caratteristici, su civraxu, (il pane a lunga durata che era la base quotidiana), il pane con le olive, con ricotta e tutte le varianti che prevedevano l’uso di alimenti caratteristici e di stagione.

La bellezza e la cura trovano, però, la loro massima espressione nel su coccoi, un pane dall’esterno croccante e dorato dall’interno morbido, fatto con la semola di grano duro, spesso rimacinata, e lievito madre (ci sono panifici che rinnovano lieviti madre con più di cento anni). Su coccoi è un pane pregiato, bianco, che aveva un uso quotidiano nelle sue preparazioni più semplici. Ma trovava e trova il suo fulgore nei ricercati intagli eseguiti sul pane preparato per celebrare giornate speciali. Era il pane dei matrimoni e dei giorni di festa comandata.

La particolarità di questo pane è data dai pizzi e dai tagli che si eseguono su tutta la parte esterna. Donandogli un aspetto regale e delicato. A Pasqua si usa inserire un uovo che cuocerà insieme al pane stesso. Gli intagli, gli intrecci e i veri e propri tagli si compiono con alcuni strumenti che molti panificatori hanno ricevuto in eredità dai propri nonni e che vengono conservati con estrema cura.

Le esperienze più belle da fare?

Sarò romantica, ma al di là dei luoghi meravigliosi che ormai tutte le persone conoscono e che appaiono sulle copertine delle riviste di viaggi, quella che considero ancora l’esperienza migliore è quella dell’ascolto.

La Sardegna tutta, ma in questo caso il mio Campidano (che io chiamo scherzosamente campidanoshire, perché a tratti mi ricorda anche un po’ la campagna inglese descritta nei libri che amo), è fatta di storie e di racconti. Consiglierei di soffermarsi a parlare con chi abita questi luoghi. Di ascoltare le vicende di paese, i personaggi che li hanno popolati, le credenze e superstizioni. Scoprirete un mondo invisibile eppure vivo, che affianca quello visibile. Ogni paese ha i suoi fantasmi, le sue streghe, i suoi folli. E infinite storie che riguardano le privazioni delle guerre, le lotte per i diritti, gli espropri dei terreni, le janas magiche e dispettose che abitano le antiche Domus de Janas, che altro non sono che intriganti tombe scavate nella roccia dall’aria misteriosa e affascinante.

Durante il vostro viaggio in quest’ angolo di isola, fermatevi a parlare con i proprietari dei bar dove bevete il caffè, con le guide dei musei, con gli anziani seduti in piazza che sfruttano l’ombra degli alberi, nelle calde mattinate estive. Ascoltate e diventate parte di questo racconto di un mondo che vive in parallelo e resiste, sinuoso, oltre i villaggi turistici e le pubblicità patinate.

Qual è in assoluto il tuo posto del cuore e perché è il tuo luogo preferito?

Ammetto di avere numerosi posti del cuore. Mi piace rifuggire dal rumore e dalla vita un po’ frenetica che a volte ci trascina lontano da noi stessə. Allora, semplicemente, esco da casa e inizio a camminare. La natura – fortunatamente ancora poco contaminata – mi aiuta a riflettere e mi rasserena.

C’è però un luogo, a cui ricorro alcune volte, quando ho necessità di prendere un respiro più ampio. È un piccolo viaggio di meno di un’ora e per una volta non è la meta ma la strada a fare la differenza. Si tratta della ss 126, la sud occidentale sarda. Sembra poco romantico? Provate a percorrerla.

Una strada con curve e tornanti immersa completamente nella vegetazione, su cui non è raro incontrare un gruppo di caprette che abitano quei versanti. Un contrasto di gradazioni di verde interrotta dal cielo di un azzurro impossibile da trovare altrove. Qua e là i resti del passato minerario e per chilometri niente di più.

Nei mesi di bassa stagione si può percorrere questa strada incontrando poche altre macchine che spesso sono agricole. Io di solito prendo l’uscita verso Buggerru o ancora prima verso la spiaggia di Scivu. La bellezza di questo percorso, infatti, è che dopo aver attraversato la vegetazione mediterranea, si arriva al mare. L’azzurro verde e la trasparenza dell’acqua, mescolati al calore della sabbia, rimettono in pace col mondo. Si giunge a quello che per noi è confine, ma dal vasto orizzonte.

Un posto davvero poco conosciuto delle tue parti che merita una visita, e perché?

Mi sento di consigliare una visita a San Gavino, perché da alcuni anni gli artisti del posto puntano a rendere il paese un polo di attrazione per altri artisti non solo sardi ma di tutto il mondo. I muri delle case sono stati usati come tela e numerosi murales colorano e ispirano. La Fille Bertha, Crisa, Ericailcane, Pina Monne, Remed, Juan Felipe Cespedes Lopez, Emma Rubens e Valeria Navarrete sono solo alcuni dei nomi di chi ha prestato la sua arte al paese. Una passeggiata fra le vie diventa continua scoperta, un museo a cielo aperto che permette di avvicinarsi a questa pratica artistica potente e rivoluzionaria.

Ci sarebbero tanti luoghi da citare, impossibile nominarli tutti. Il mio consiglio, controcorrente, è non avere meta. Girovagare, perdersi, scoprire un po’ a caso. Ogni angolo saprà stupirvi.

Altre idee per le vacanze in Sardegna? Le trovate qui e qui.

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