emanuela orlandi

Compirebbe 53 anni oggi Emanuela Orlandi. Che donna sarebbe? Che vita farebbe? Lavorerebbe? Avrebbe una famiglia? Impossibile saperlo, perché la sua vita, e in parte quella di chi le voleva bene, si è fermata al giugno del 1983, quando la giovane cittadina vaticana fu inghiottita da un nulla di cui, ancora oggi, non si riescono a chiarire i contorni.

Nessuno però ha dimenticato Emanuela Orlandi, tantomeno la sua vicenda misteriosa che negli anni ha dato vita a ricostruzioni dentro cui è finito di tutto. Dallo Ior, alla Banda della Magliana, dalla Mafia agli attentatori del Papa. La scomparsa di questa ragazzina di 15 anni rimane avvolta in una nebbia fittissima ed è senz’altro il cold case italiano ancora più caldo nel sentire della pubblica opinione.

Di certo Emanuela Orlandi non è un caso archiviato e non lo sarà mai, per i famigliari. In particolare, a battersi ancora per fare luce sul mistero è Pietro Orlandi, il fratello maggiore.

A 38 anni dalla scomparsa della sorella minore, Pietro Orlandi è ancora lì a chiedere di scavare, di fare chiarezza, di non smettere di indagare. Perché, dice, finché non si troverà un corpo, non si arrenderà all’idea che Emanuela è morta. Per lui è scomparsa, e la sua famiglia ha diritto a sapere perchè.

Tra le molte iniziative che Pietro anima per tenere ancora alta l’attenzione sul caso, c’è il sit-in in occasione del compleanno della sorella.

“Lo faccio da diversi anni. Tanti mi hanno chiesto ‘Perché continui?’. Secondo me è importante, per tenere alta l’attenzione, per non far dimenticare“.

Per non dimenticare l’appuntamento è per oggi pomeriggio alle 17 in largo Giovanni XXIII. All’ombra di quel Cupolone sotto il quale i fratelli Orlandi, figli di un funzionario vaticano, sono cresciuti. E simbolo, per Pietro Orlandi, di molti misteri che si intrecciano con il mistero che più tiene a risolvere, quello della scomparsa della sorella.

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