Emanuela Orlandi, scomparsa nel giugno 1983 a Roma e mai più ritrovata

Nuova manifestazione per chiedere la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana sparita nel nulla nel giugno del 1983. A lanciarla, per il giorno del compleanno è il fratello, Pietro Orlandi, ancora, dopo oltre quarant’anni, in prima linea per chiedere giustizia e verità per sua sorella e per tutta la sua famiglia.

L’appuntamento è per domani, sabato 13 gennaio, alle 15.30 a piazza Cavour e l’annuncio su facebook ha ricevuto già molte adesioni :” “Più saremo e più forte sarà il messaggio a chi vuole continuare ad occultare la verità”, scrive Pietro Orlandi, “Dobbiamo dare una risposta forte al silenzio che da dopo l’estate sta avvolgendo questa storia. Stanno cercando di far dimenticare, di abbassare l’attenzione e per questo serve una forte presenza alla manifestazione. Devono capire tutti, Vaticano, procura, politica, media, che la sete di giustizia non si può silenziare.”

La manifestazione per chiedere che si vada avanti nella ricerca della verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi arriva in un momento di scosse polemiche. Proprio in queste ore infatti, il procuratore Diddi, incaricato della prima inchiesta aperta in Vaticano per far luce sulla scomparsa della giovane cittadina, ha spiegato che i loro tempi della giustizia sono diversi e sono tali per garantire in particolare la parte offesa.

Secondo Pietro Orlandi invece, i tempi dilatati con cui si stanno portando avanti le indagini, servono ad annacquarle e, in una parola, a inabissarle. E su questo il fratello di Emanuela Orlandi ha le idee chiare e si è rivolto, in una recente intervista, direttamente a Papa Francesco, che ha voluto l’apertura dell’inchiesta in Vaticano, circa un anno fa: “il Pontefice alzi la voce perché il Vaticano non sta facendo quello che Papa Francesco ha chiesto. In realtà adesso secondo me la Procura vaticana sta indagando solo per trovare una verità di comodo”.

In un’altra intervista, Orlandi ha specificato meglio la sua opinione sull’attuale lavoro degli inquirenti di oltre Tevere: “Diddi è furbo. Perché? Perché il sistema giudiziario vaticano è quello che c’era in Italia nel 1929, modello inquisitorio. Non c’è termine per concludere le indagini preliminari, come in Italia adesso, per cui una persona può restare indagata per anni […]così le indagini non finiranno mai, perché fanno con comodo tutto quello che pare a loro e questo non serve affatto a noi e alla verità, visto che hanno aperto un’indagine con quaranta anni di ritardo”.

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