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Le Antenate: Elsa Morante la strega delle storie

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Elsa Morante la grande scrittrice romana, si spegneva nella sua città, il 25 novembre 1985. Le dedichiamo la nostra rubrica “Le Antenate” di questa settimana.
“Lavorava arruffata e ingarbugliata, come una strega”.

Così descrive il critico Cesare Garboli, Elsa Morante a lavoro, nella sua stanzetta, con la sola compagnia del suo gatto.

Una delle più grandi scrittrici del novecento, prima vincitrice donna del Premio Strega, autrice di capolavori immortali come L’isola di Arturo e La Storia si spegneva a Roma il 25 novembre 1985.

A Roma era nata, in un palazzo di via Anicia, a Testaccio, nel 1912. E Roma fece più volte da sfondo alle sue storie, sempre in bilico tra immaginazione e realtà.

Elsa Morante, nella sua infanzia a Testaccio, impara da sola a leggere e a scrivere. E subito si butterà sul suo talento, precoce e cristallino. Partendo con un genere che non abbandonerà mai, i racconti per ragazzi, favole, lontane dalle favole classiche così stucchevoli e stereotipate. Racconti in cui,come nel resto della sua narrativa, i bambini sono protagonisti, soggetto privilegiato, attraverso cui narrare il mondo e lo scontro sempre vivo tra magia e realtà.

Elsa Morante inizia giovanissima, per mantenersi,quella che qualcuno ha definito ‘una furiosa attività di scrittura’, scrivendo articoli, recensioni, racconti per il Corriere dei Piccoli, il Meridiano di Roma, e per il settimanale Oggi, diretto allora da Mario Pannunzio.

Nel 1941 sposa lo scrittore Alberto Moravia, con cui vivrà nei primi anni in una casa di due stanze: in una scriveva la moglie, nell’altra il marito. Il matrimonio si rivelerà ad altissimo tasso  intellettuale, ma anche ad alto tasso di infelicità.

Intriso di qualcosa che si avvicina molto al successivo realismo magico, uscito nel 1948, è il primo romanzo di Elsa Morante, Menzogna e Sortilegio.

Ma sarà  un ragazzino, soggetto prediletto della sua scrittura, a far conoscere al grande pubblico le doti narrative e immaginifiche della Morante. Quell’Arturo, adolescente inquieto e combattivo che esplora il suo mondo, di cui la selvaggia isola di Procida, dove vive, si fa specchio. “L’isola di Arturo” rende Elsa Morante la prima donna vincitrice del Premio Strega.

Negli anni 60, la Morante, oltre che di letteratura si interessa al cinema, complice anche una profonda amicizia con Pier Paolo Pasolini e, più tardi, l’innamoramento impossibile per Luchino Visconti.

Nel maggio del 1968, mentre a Parigi si accendono i primi fuochi dell’utopia che poi divamperà in tutto il mondo occidentale, Elsa Morante pubblica una complessa raccolta di poesie (e una commedia): Il mondo salvato dai Ragazzini.

Pubblicata dopo una dolorosa esperienza personale, la morte tragica e improvvisa  del compagno, il giovane pittore statunitense Bill Morrow e, pare, risultato di esperienze psichedeliche, il cuore della raccolta è “La canzone degli Infelici Molti e dei Felici Pochi”, in cui è condensata un pò tutta la visione dell’autrice, allo stesso tempo realistica e utopica del mondo.

Elsa Morante è ormai un autrice affermata e letta, ma deve passare ancora qualche anno, per la pubblicazione di quello che fu il suo romanzo più amato e discusso, che collezionò in pari quantità, lettori entusiasti e critiche feroci: La Storia.

L’avventura faticosa, tragica, reale, ma anche spirituale, di Ida negli anni difficili sotto le bombe e dopo la guerra a Roma, è un’ epopea che non può lasciare indifferenti. Sin dalla sua prima pubblicazione, o la sia ama o la si odia, la storia straziante e viva di questa donna disposta con pazienza ad affrontare quello che il mondo le tiene in serbo

Il libro mette in luce come la minuscola storia di questa donna (le minuscole storie di ogni essere umano), sia anche, inevitabilmente, legata alla grande Storia. Le sue sofferenze, sono specchio e conseguenza delle sofferenze del mondo.

Nel libro, l’unica, forte, luce,uscita dal buio più nero, è il pischelletto Useppe, ancora una volta, un ragazzino, che sembra poter avere, solo lui, il potere di salvare il mondo, di dare un senso alle sofferenze. Quando il ragazzino non c’è più, l’essere umano, e il mondo, ne vengono sconfitti.

Elsa Morante è stata descritta da chi l’ha conosciuta, di volta in volta, come una donna insopportabile, misteriosa, indefinibile, sfuggente, una strega.

Questa strega, che si spegneva nella sua Roma il 25 novembre 1985, ha saputo usare i suoi incantesimi, fatti di immaginazione, osservazione, riflessione e parole, per spiegare l’inspiegabile, raccontare quell’alone magico che circonda ogni momento della nostra vita, facendolo sgorgare dalla cruda realtà che ci circonda.

 

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