Elena Di Porto storia vera matta Ghetto

La storia di Elena Di Porto, la matta di piazza Giudia e della sua ribellione al regime fascista prima, e agli occupanti nazisti poi, e il suo ruolo alla vigilia e poi durante il sabato nero del rastrellamento del ghetto, il 16 ottobre del 1943 negli ultimi anni è stata riscoperta e raccontata in libri, podcast e anche in uno spettacolo teatrale portato in scena dall’attrice Paola Minaccioni. Il primo a inserire la sua storia in un libro fu Giacomo Debenedetti che nel libro 16 ottobre 1943 pare si sia ispirato a Elena la matta per tracciare la sua Celeste. E la figura di Elena la matta riecheggia anche in alcune pagine del capolavoro di Elsa Morante La Storia. D’altronde, quella di Elena Di Porto è una storia vera che va tramandata, per molte ragioni.

Elena la matta, storia vera di una donna ribelle

C’è stato un tempo, non lontano, in cui le donne anticonformiste, che soffrivano le convenzioni e volevano vivere la vita a modo loro, venivano internate come fossero pazze e sottoposte a cure e restrizioni nella speranza di “abbassare loro la cresta”. Elena Di Porto, è stata una di queste donne, condannata all’esperienza dell’internamento, già negli anni dopo l’adolescente, semplicemente a causa di un carattere ribelle. Un carattere che, invece di diventare più docile, ha reagito alla cura di Santa Maria della Pietà rimanendo sfrontatamente fedele a se stesso. Per questo al Ghetto tutti la conoscevano come Elena la matta di piazza Giudia. Uscita dall’ospedale, Elena è rientrata nei “canoni” sposandosi e facendo due figli, ma quella vita le stava stretta e non ci ha pensato due volte a mollare il marito.

La battaglia antifascista e il rastrellamento del ghetto

Certo è che Elena Di Porto non aveva un carattere facile, era veloce a prendere fuoco, a rispondere tono a tono e, per quello che racconta chi l’ha conosciuta, anche pronta a menare la mani se ce ne fosse stato bisogno. La sua personalità ribelle mal tollerava anche il regime fascista, tanto che finì per quasi due anni al confino proprio per aver aggredito guardie che se la prendevano con un uomo che aveva in mano il giornale sbagliato, ovviamente considerato sovversivo. Tornata dal confino, Elena torna al Ghetto e, secondo alcuni testimoni, partecipa ad azioni di sabotaggio, ma quello che ci ha fatto arrivare fino a noi la sua vera storia, è che Elena la matta è stata una figura con un ruolo nella tragedia del 16 ottobre 1943, quando i tedeschi arrivarono all’alba per rastrellare gli ebrei romani e caricarli sui camion per poi spostarli sui treni alla stazione Tiburtina diretti ad Auschwitz e dunque a una fine inumana. La sera prima della tragedia, Elena Di Porto fa il giro del quartiere avvertendo le famiglie di quello che sarebbe successo il giorno dopo, addirittura gridandolo per cercare di mettere in salvo più persone possibili. Ma i suoi vicini non le credettero, mentre lei aveva già messo in salvo i suoi figli, i figli degli altri rimasero alla mercè dei nazisti che, come aveva avvisato Elena Di Porto, piombarono con la loro promessa di morte nei vicoli del Ghetto il giorno dopo.

Elena, aveva già trovato scampo, ma non resistette quando vide la cognata con i nipoti che stavano per essere deportati. Invece di mettersi in salvo, Elena Di Porto tornò indietro proprio per quei ragazzini “Le disse, i figli miei sono salvi, fammi salvare pure i figli tuoi”, dice un testimone in un documentario di Sergio Zavoli sul rastrellamento del Ghetto. Alla fine Elena sacrificò la sua vita offrendosi ai tedeschi salendo sui treni della morte e non facendo mai più ritorno a casa.

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