elena aubry

Ci sono sei indagati per omicidio stradale per la morte di Elena Aubry. La giovane motociclista romana morta due anni fa dopo aver perso il controllo della sua due ruote ed essere finita su un guardarail sulla Cristoforo Colombo.

Le indagini si sono concluse con l’iscrizione di sei persone nel registro degli indagati. L’accusa è, appunto, omicidio stradale. Come hanno verificato le indagini Elena quel giorno non viaggiava a velocità elevata, la sua moto non si è scontrata con nessun veicolo, dunque l’unica ipotesi sulla sua morte è che, a farle perdere il controllo della sua moto sia stato il manto dissestato della strada che unisce Roma al mare.

Le accuse di cui dovranno rispondere i sei indagati, tra i quali figurano due funzionari del Campidoglio e uno del municipio di Ostia sono legate proprio alla mancata manutenzione della strada rivelatasi ‘killer’.

Dopo due anni dunque, si sta arrivando al nodo della vicenda. Un nodo che lega la sicurezza di tutti alla corretta e responsabile gestione dei beni comuni. Le strade killer, come gli alberi killer, non esistono. Esistono invece la malagestione e la mala amministrtazione del territorio, che può davvero costare cara, non solo in termini finanziari, ai cittadini.

Carissima è costata, la mancata manutenzione di un’arteria percorsa ogni giorno da migliaia di persone, a Graziella Viviano, la mamma di Elena Aubry, che in questi due anni non ha smesso di combattere la sua battaglia per la sicurezza stradale. Così commenta oggi sul suo profilo facebook,la notizia dei sei indagati:

“Che senso ha parlare di “mobilità”, bella o brutta che sia, se non si garantisce almeno la normale percorribilità delle strade? Elena è morta per una strada, una importante arteria, in totale abbandono di manutenzione ordinaria e straordinaria. Lo dico perché a 2 ore della sua morte io ero lì, su quella lingua nera che aveva fagocitato mia figlia e c’erano ancora i segni a terra del gesso col profilo del suo corpo. Ero lì perché non riuscivo a spiegarmi come fosse stato possibile. Ho visto la strada e ho capito. Da lì ho cominciato a battermi perché quella “trappola” non facesse più morti. Ma malgrado tutto, altri incidenti ci sono stati”.

E poi, la domanda centrale: “Tutto questo si poteva evitare?

E’ esattamente a questa domanda che si dovrà rispondere in sede processuale.

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